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In Brasile scatta il tiro ad Ancelotti: peggior mondiale dai tempi di Italia '90
Oggi 06-07-26, 16:30
L'immagine di Marcos Cafù che solleva la coppa del mondo sotto il cielo di Yokohama dopo essersi arrampicato sul tavolino dov'era stato posizionato il trofeo rischia di restare scolpita ancora a lungo nella memoria dei tifosi brasiliani, orfani ormai da 24 anni di un titolo che per ben cinque volte ha fatto esultare il Paese sudamericano, attraverso epoche diverse. Dalla lunga epopea del grande Brasile di Pelè, al trionfo di Usa '94 a danno dell'Italia in finale, fino al successo, proprio, nei Mondiali di Giappone e Corea del 2002. Da quasi 30 anni i Pentacampeon sembrano non riuscire più a migliorare il proprio record, complice un vistoso calo di grandi campioni - sono lontani i tempi di Ronaldo, Ronaldinho, Rivaldo e Roberto Carlos - mentre un calcio sempre più all'insegna dell'atletismo sembra premiare le squadre africane, nordeuropee, come la Norvegia di Haaland capace di mandare a casa i verdeoro grazie alla doppietta del bomber del City. O nazionali come la Francia, rafforzate dalle seconde generazioni. Il tutto a discapito della tecnica pura, ormai appannaggio fra le big delle sole Spagna e Argentina. La missione di Carlo Ancelotti, scelto per un peso del palmares paragonabile proprio a quello del Brasile, era proprio quella di rilanciare i sudamericani dopo una serie di passaggi a vuoto nelle competizioni iridate, compresa quella casalinga del 2014, tra l'altro subendo sette gol dai futuri campioni della Germania in semifinale. Ma, di fatto, per i verdeoro questa edizione della Coppa del mondo è stata la peggiore da Italia 90, quando vennero eliminati dall'Argentina sempre agli ottavi di finale. Tante le critiche per Ancelotti, che però è stato blindato dalla federazione brasiliana: resterà ct almeno fino al 2030. La stampa è stata tutt'altro che tenera. Il giornale O Dia titola: Brasile esa-eliminato, con riferimento alla sesta eliminazione di fila mentre i brasiliani sognavano il sesto titolo mondiale. Più in generale questi mondiali stanno segnando un cambiamento storico per il calcio. Con l'Italia neanche qualificata e le eliminazioni premature di Germania e Brasile, le tre nazionali detentrici del maggior numero di coppe del mondo - cinque per i sudamericani e quattro a testa per teutonici e azzurri - sembrano aver abdicato dal loro ruolo di leader assoluti di questo sport. Occasione ghiotta per i detentori per l'Argentina, tre coppe in cassaforte. E per la Francia, la grande favorita di questa edizione, che vincendo il trofeo celebrerebbe il terzo trionfo nella sua storia, in un lasso di tempo tutto sommato breve (1998, 2018 e appunto 2026). Per trovare una nazionale che ci abbia messo meno tempo a raggiungere il triplete mundial bisogna tornare proprio al Brasile di Pelè, andato a dama nel 1958, nel 1962 e nel 1970. Altri tempi, altro calcio.
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