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Intervista a Bignami: "La gestione della pandemia è una discesa nell'abisso"
Oggi 12-07-26, 09:21
Quanto sta venendo fuori sulla maxi-commessa di mascherine cinesi è una discesa in un buco nero. Più si scava, più emergono elementi inquietanti, l'ultimo quello degli enormi profitti dovuti ai costi "gonfiati". Le ombre ormai superano le luci e ciò che la commissione sta facendo è proprio cercare di chiarire i punti più oscuri: un'opera di verifica enorme. E credo che purtroppo ci saranno altre sorprese da qui alla fine». Galeazzo Bignami, Capogruppo di FdI alla Camera, commenta così le ultime rivelazioni sulla commessa milionaria di mascherine cinese svelte da Il Tempo in questi giorni. Onorevole Bignami, dalla nostra inchiesta sono emersi nuovi particolari sulle commesse di mascherine durante periodo covid, specie sul maxi-appalto miliardario di dispositivi cinesi, rivelatisi poi in parte non idonei. Che idea si fatto in merito? "A questo punto è evidente che una delle argomentazioni che Conte usava per dire che i prezzi di mercato non fossero troppo lontani da quelli effettivamente applicati, col presupposto che quelle mascherine fossero buone, decade definitivamente. Perché, come rivelato da Il Tempo ed emerso dalla Commissione, alla fine non erano idonee e dunque il prezzo non era equo. Cosa che peraltro aumenta enormemente il profitto di chi ha condotto l'affare». Lei che spiegazione si è dato? «Guardi, è una storia incredibile, più si scava, più vengono fuori elementi inquietanti. Ogni volta che si approfondisce si trova sempre qualcosa di peggio che ti costringe a modificare il giudizio in negativo. È evidente che noi andremo fino in fondo con la nostra indagine, ma per ora è certo che mentre gli italiani erano blindati in casa, o peggio ancora, morivano senza neppure poter abbracciare i propri cari, c'era chi invece approfittava di questa situazione per speculare». La commissione, come si dice, non è un tribunale penale. Però le eventuali responsabilità politiche può appurarle eccome... «Vediamo di ricapitolare. Noi abbiamo Giuseppe Conte che ci dice che lui non ne sapeva niente di queste mascherine, perché era troppo impegnato a cercarle. Ma come, ti entrano 800 milioni di mascherine e non te ne accorgi? Poi sostiene che, avendone la delega, aveva messo i servizi a seguire le importazioni di quelle che arrivavano dall'estero: però dice che nemmeno i servizi lo avvertirono. Poi ancora, il suo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che è venuto in commissione e candidamente ha ammesso che un funzionario dell'Agenzia delle Dogane lo aveva avvertito che entravano 800 milioni di mascherine farlocche, non lo avrebbe avvertito E a quel che dice non lo avverte neanche il direttore generale dell'Agenzia delle Dogane da lui nominato E lo stesso avrebbe fatto il commissario straordinario, pure lui nominato da Conte, che stipula un contratto che è il più grande affidamento diretto della storia Repubblica, come l'ha definito una funzionaria della struttura commissariale, per 800 milioni di mascherine. Io lo reputo incredibile. Non so se Conte ha le mani pulite, ma sicuramente aveva gli occhi ben bendati. E non so nemmeno dire se sia più grave l'eventuale dolo o l'evidente incapacità che così ha dimostrato». La sensazione è che il lavoro della commissione diventi sempre più complesso. È così? «Quello che sta facendo la Commissione Covid è tentare la ricostruzione di un periodo certamente complesso per evitare di ricommettere gli stessi errori se dovessimo malauguratamente ritrovarci in una situazione simile. E invece ogni volta che apriamo un capitolo di questa storia, ne scopriamo altri da approfondire. Sembra una matrioska. E credo che purtroppo ci saranno altre sorprese da qui alla fine». Anche perché frattanto sono emersi altri aspetti relativi a quel periodo. Su queste pagine, ad esempio, si è parlato di quelli geopolitici: qual era il rapporto tra Italia e Cina in quel periodo? «Chiariamo un dato. Conte ha detto che queste mascherine cinesi costituiscono il 7% delle importazioni totali dell'Italia; ma è un trucco statistico, perché in realtà rappresentano l'80/90% se consideriamo un periodo preciso, ovvero quello iniziale della pandemia, quando la reperibilità delle mascherine era complessa. Il fatto è che noi avevamo aziende italiane pronte a fornire mascherine idonee, come sentenziato dal Tribunale di Roma, che sono state invece respinte per andare a prenderle dalla Cina. E questo ci riporta a quel periodo, in cui il rapporto tra Italia e Cina sembrava privilegiato rispetto anche alle esigenze italiane». Cosa intende? «Un esempio. Il 12 febbraio del 2020 la task force del Ministero della Salute dice che non abbiamo materiale e dispositivi; e cosa fa il Governo italiano? Spedisce 5 tonnellate di dispositivi medici in Cina regalandole. Perché? Nel verbale della task force stessa -che io ho ottenuto solo con un ricorso al Tar visto che il Ministero ne negava l'esistenza - si dice che non bisognava creare allarme commerciale nei rapporti con la Cina: cioè l'Italia era in una situazione drammatica e la preoccupazione sono i rapporti commerciali con la Cina? Ancora: perché prendiamo un miliardo e 251 milioni di euro di mascherine farlocche dalla Cina? Perché ci preoccupiamo, così c'è scritto nei verbali, dei vestiti e dei giocattoli cinesi? Quindi sì, c'è un tema anche geopolitico. Guarda caso, noi fummo una delle ultime nazioni a chiudere i voli dalla Cina e il giorno in cui chiudono Wuhan atterra, a Roma, un aereo con più di 200 cinesi che sbarcano e non vengono sottoposti al tracciamento. Perché?». Questa storia dei verbali sarà affrontata anche nella sua audizione del 14 luglio? «Intanto faccio notare che appena ho letto l'agenzia di stampa in cui si annunciava che FdI aveva deciso di convocarmi io mi sono dimesso, cosa che Conte ancora non ha fatto. Le opposizioni dicono che io non ho alcun contributo da dare. Intanto in ragione dei ricorsi che ho presentato io il Ministero della Salute e il Governo Conte sono stati condannati a produrre documenti di cui negavano l'esistenza, come il piano pandemico secretato». Cosa si aspetta dall'audizione di Conte prevista per il 4 agosto prossimo? «In questi mesi Conte ci ha dato solo motivi per non poterci fidare. L'ultima occasione è stato il siparietto ridicolo della sua convocazione. Quindi verificheremo tutto quello che lui dirà, per chiarezza nei confronti di italiani. Perché questo è il compito della nostra commissione». Si è parlato della possibilità che la commissione invii i risultati dell'inchiesta alle procure. Lo conferma? «Nella nostra Costituzione è prevista l'obbligatorietà dell'azione penale. Quindi la Procura non avrebbe bisogno di un esposto visto che molte delle cose che stanno emergendo non sono mai state indagate a livello penale. Fatti nuovi che da soli giustificherebbero autonomamente l'apertura di un'inchiesta in Procura. Ma visto che pare che nulla si muova, presenteremo noi un esposto in Procura".
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