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La Sea Watch? È recidiva. Le 6 volte che non ha rispettato la legge
Oggi 25-08-26, 12:14
Il governo blocca per 45 giorni la Sea-Watch 5. L'accusa è di aver recuperato sei persone senza informare il centro libico competente, come previsto dalla normativa vigente. Qualsiasi attività di recupero, infatti, deve avvenire sotto il coordinamento degli Stati di competenza e non su iniziativa delle singole Ong. Detto ciò, il brand teutonico dell'accoglienza non ci sta e se la prende con l'esecutivo, accusando addirittura l'Italia e l'Europa di dare «legittimità e protezione» ai criminali africani e non a chi, al contrario, agisce per scopi umanitari. Non manca, ovviamente, la stoccata nei confronti dell'esecutivo che, a loro dire, sarebbe «incapace di rispondere ai problemi degli italiani». La verità, però, è un'altra, ovvero che il governo Meloni abbia chiesto semplicemente di rispettare la legge. Ed è qui che casca l'asino. Secondo i dati in nostro possesso, l'organizzazione avrebbe violato per ben sei volte le regole. Già l'8 marzo del 2024 non sarebbero state rispettate le indicazioni dell'Autorità di Tripoli. La condanna: un fermo di 20 giorni, poi sospeso in via cautelare. Sulla questione ci sarà un'udienza il 10 settembre. La seconda infrazione arriva a Civitavecchia un mese dopo, il 3 settembre del 2024. In questo caso non ci sarebbe stato il coordinamento previsto. Il risultato è una sanzione come quella precedente. Ancora, però, non finisce qui. Il 26 gennaio, a Catania, la stessa nave non si sarebbe uniformata alle indicazioni fornite da Itmrcc (ndr, il Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo), in quanto, malgrado l'espressa richiesta, si rifiutava di informare chi di dovere sulle operazioni. Lo stesso avviene il 18 marzo, a Trapani. In tale situazione, l'imbarcazione si sarebbe addirittura rifiutata di dirigersi verso il Pos assegnato (Marina di Carrara), facendo, invece, rotta verso il porto di Trapani. E, poi, arriva il caso più clamoroso. Dopo uno sbarco a Brindisi, la locale Procura ha indagato il comandante della Sea-Watch 5, Van Dam Anne Goldmund, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'indagine è partita perché, contrariamente a quanto riferito, uno dei bambini soccorsi nei giorni precedenti non presentava alcuna difficoltà nel corso della navigazione. In particolare, secondo la ricostruzione fatta da Frontex sulla base di video girati da un loro elicottero, il natante non era né sovraffollato, né sembrava stesse imbarcando acqua. Tra l'altro, sembrerebbe che tutti i suoi compagni di viaggio a bordo indossassero i giubbotti di salvataggio. Dopo il trasbordo sul vascello tedesco, sull'imbarcazione sarebbero rimaste a bordo solo 5 persone, che poi si sarebbero allontanate a velocità sostenuta verso la costa africana. L'accusa, pertanto, sostiene che i video documenterebbero un “passaggio coordinato di persone” e non un' “attività di soccorso in mare”. E arriviamo, infine, ai due casi recenti, quelli del 13 e del 17 agosto, dove, appunto, si sarebbe andato oltre le proprie competenze. Ecco perché quella sinistra che adesso sbraita in difesa della recidiva no profit teutonica dovrebbe porsi qualche interrogativo. Dopo il segretario dei Verdi, Angelo Bonelli, che accusava il Viminale di multare chi salva vite, a prendersela contro la maggioranza è il numero uno di +Europa, Riccardo Magi: «L'accanimento del ministro dell'Interno contro la Sea Watch 5 ormai sfiora il grottesco perché è evidente che è un'arma di distrazione per distogliere l'attenzione sui numerosi fallimenti in politiche migratorie del governo. Dal nuovo patto europeo all'inutile e dannosa chiusura di Schengen con la Spagna, per Meloni e Piantedosi è sicuramente un'estate da dimenticare». Un'invettiva su cui, ovviamente, non possono trovarsi d'accordo gli specialisti di soccorsi. Giulia Messmer, portavoce dell'Ong tedesca multata, contattata da La Presse, esorta Berlino a non piegarsi alla propaganda elettorale di Roma, mentre Sasha Ockenden della United4Rescue accusa il nostro Paese di prendersela contro chi interviene a favore dei deboli.
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