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Lazio, ecco perché il Flaminio sarà tutto in salita
Oggi 22-08-26, 19:20
Profumo di elezioni comunali. Ed è anche per questo che suscitano perplessità le recenti dichiarazioni del sindaco Roberto Gualtieri sul futuro dello Stadio Flaminio: prima ancora della conclusione della Conferenza di Servizi Preliminare, il Sindaco ha anticipato che Roma Capitale riconoscerà il pubblico interesse al progetto presentato dalla S.S. Lazio. Una presa di posizione che rischia di trasformare un procedimento ancora formalmente istruttorio in un percorso dall'esito politicamente già annunciato come FederSupporter farà rilevare in Sede di Conferenza dei Servizi con un apposito documento. A rendere il quadro ancora più problematico è il parere della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del 10 agosto 2026. Un parere definito «di massima favorevole», ma che, letto nelle sue motivazioni, sembra contenere gli argomenti per arrivare alla conclusione opposta. La Soprintendenza richiama infatti espressamente il Piano di Conservazione Interdisciplinare elaborato dall'Università La Sapienza sotto la responsabilità scientifica del professor Francesco Romeo e lo indica come «prioritario strumento metodologico ed operativo» e «costante riferimento di metodo» per valutare la compatibilità degli interventi sul Flaminio. Non è dunque un richiamo ornamentale: è il parametro che la stessa amministrazione preposta alla tutela sceglie per giudicare il progetto. Ed è qui che nasce la contraddizione più difficile da spiegare. Il Piano stabilisce che gli interventi debbano «dare risalto allo stadio», consentire di vedere i suoi prospetti dal livello del suolo e favorirne l'integrazione nel tessuto urbano. Ma il progetto Lazio prevede un secondo anello e un «guscio» esterno che modificano proprio la percezione dell'opera originaria. La Fondazione Pier Luigi Nervi ha espresso per questo un motivato dissenso e lo stesso professor Romeo ha definito l'ipotesi di sovrapporre un nuovo stadio a quello esistente un «assurdo da qualsivoglia punto di vista». C'è di più. Già nel 2024, esaminando il diverso progetto della Roma Nuoto sullo stesso impianto, la Soprintendenza aveva prescritto che ogni intervento fosse preventivamente comunicato alla Fondazione Nervi proprio per verificarne la conformità al Piano di Conservazione. Oggi quella Fondazione contesta il progetto Lazio. Diventa quindi difficile comprendere come il Piano possa continuare a essere proclamato parametro fondamentale e, contemporaneamente, il giudizio negativo di chi è stato chiamato a custodirne principi e impostazione possa non incidere sull'esito sostanziale della valutazione. La contraddizione emerge persino dalle parole utilizzate nel parere. La Soprintendenza chiede che la pensilina storica venga conservata «così come è e dove è», ma contemporaneamente suggerisce di «valutare l'alleggerimento» dell'anello-pensilina esterno affinché lo stadio originario possa essere «maggiormente» percepito. È proprio quell'avverbio a porre una domanda: se il bene deve essere tutelato e reso pienamente leggibile, perché dovrebbe essere soltanto «maggiormente» percepibile dopo l'intervento? Il problema sembra riguardare non quanto alleggerire il nuovo involucro, ma la compatibilità stessa dell'involucro con il monumento che dovrebbe valorizzare. Altrettanto evidente è il nodo delle dimensioni. La Soprintendenza prende come riferimento l'altezza del vicino Auditorium Parco della Musica, che non supera i 30 metri. Il Flaminio originario raggiunge circa 20 metri; la nuova struttura, copertura compresa, arriverebbe invece a 40,6 metri. Il progetto supera dunque persino il parametro altimetrico indicato nello stesso parere che lo giudica «di massima favorevole». Un cortocircuito difficilmente conciliabile anche con l'articolo 20 del Codice dei beni culturali, che vieta trasformazioni e usi incompatibili con il carattere storico o artistico di un bene vincolato. Poi c'è l'Auditorium. La Fondazione Musica per Roma ha segnalato che la frequenza degli eventi sportivi e il relativo impatto acustico potrebbero interferire con le attività culturali. E ciò mentre la stessa Giunta Capitolina, nel settembre 2025, ha approvato un progetto per ampliare il «Sagrato», le aree pedonali e gli spazi verdi dell'Auditorium, rafforzando la vocazione culturale e urbana di quell'area. Due indirizzi che richiederebbero almeno una valutazione complessiva della loro compatibilità. Non è secondario neppure il profilo archeologico. La Soprintendenza ritiene necessarie verifiche preventive mediante saggi, sondaggi e scavi, perché le palificazioni del secondo anello potrebbero interessare un'area di riconosciuta sensibilità archeologica, nella quale sono già stati individuati resti di epoca romana. Il punto, dunque, non è essere favorevoli o contrari al ritorno della Lazio al Flaminio. È capire se questo progetto sia compatibile con un monumento vincolato. E il paradosso è che i dubbi più pesanti emergono proprio dal parere che dovrebbe sostenerne la compatibilità: il Piano di Conservazione viene assunto come riferimento, ma il progetto sembra contraddirlo; si chiede di conservare la pensilina, ma si ammette una struttura che la ingloba; si indica un parametro di altezza, ma il progetto lo supera; si esprime un assenso, ma lo si accompagna con prescrizioni che investono elementi essenziali dell'intervento. È su queste contraddizioni, e non su un esito politicamente anticipato, che dovrebbe pronunciarsi l'Assemblea Capitolina. Allo stato degli atti, la scelta coerente sarebbe non riconoscere il pubblico interesse nella configurazione attuale e chiedere alla società proponente un progetto profondamente ripensato, realmente conforme alle prescrizioni di tutela e sottoposto a una nuova e completa istruttoria. Se il sindaco Gualtieri insisterà nell'accelerare i tempi senza che queste contraddizioni siano state prima risolte, il risultato potrebbe essere esattamente opposto a quello annunciato. Un procedimento forzato nei tempi e nelle conclusioni rischierebbe infatti di aprire la strada a ricorsi, impugnazioni e contenziosi, con un possibile rimbalzo delle decisioni tra Tar e Consiglio di Stato e tempi destinati ad allungarsi a dismisura. La fretta, insomma, potrebbe diventare il principale ostacolo alla realizzazione dell'opera. E a pagarne il prezzo sarebbero innanzitutto i tifosi della Lazio: il sogno, legittimo, di avere finalmente uno stadio della propria squadra rischierebbe di trasformarsi in un interminabile incubo di carte bollate.
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