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“Ilaria Salis incompetente”. Il sindacato dei poliziotti asfalta la paladina della sinistra
Oggi 22-06-26, 09:10
Il taser torna al centro del dibattito politico italiano, e lo fa con la consueta intensità che accompagna ogni discussione sugli strumenti in dotazione alle forze dell'ordine. A riaprire il dossier è Ilaria Salis, europarlamentare eletta nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha ribadito con forza la propria opposizione all'utilizzo della pistola a impulsi elettrici, tornando su un tema che già in passato l'ha vista protagonista di accesi confronti con le rappresentanze sindacali di polizia. La parlamentare ha preso spunto dai dati diffusi dall'associazione Antigone, che monitora le condizioni di detenzione e il rispetto dei diritti nei luoghi di privazione della libertà. Secondo quei numeri, il ricorso al taser avrebbe prodotto in diversi casi conseguenze gravi per le persone coinvolte, fino ad arrivare, in alcuni episodi, al decesso. Un quadro che Salis ha utilizzato per contestare quella che definisce una narrazione di parte, alimentata da chi continua a presentare il dispositivo come "uno strumento innocuo", ignorando i rischi documentati dal campo. Salis ha distinto nettamente tra due visioni contrapposte: da un lato quella della destra, che punta sull'ampliamento degli strumenti coercitivi — una scelta che definisce "miope"; dall'altro quella che lei stessa rappresenta, fondata sulla prevenzione, sul rafforzamento delle comunità locali e sulla formazione degli operatori. In questo schema, le tecniche di de-escalation occupano un posto centrale. Non come alternativa romantica e irrealistica all'intervento fisico, ma come prima risposta concreta e strutturata nelle situazioni di crisi. Il punto, insiste Salis, non è sostituire un'arma con un'altra: è investire perché le armi restino nell'olster. La risposta del sindacato autonomo di polizia è arrivata rapida e senza particolari diplomatismi. Stefano Paoloni, segretario generale del Sap, ha respinto in blocco le argomentazioni dell'eurodeputata. Le sue dichiarazioni, secondo quanto riportato da "Il Giornale", non lasciano spazio a interpretazioni: la posizione di Salis "dimostra incompetenza" ed è "totalmente pregiudizievole, formulata senza nessuna valutazione dei dati e senza proporre soluzioni alternative". Il segretario del Sap ha costruito la propria replica su dati concreti. Il taser, ha spiegato, è oggi lo strumento meno pericoloso nell'arsenale in dotazione agli agenti. Il confronto con sfollagente e arma da fuoco è impietoso: entrambi producono, per natura, effetti fisici più severi e meno controllabili. A sostegno di questa tesi, Paoloni ha citato una statistica che considera dirimente. In sette casi su dieci, la sola presenza del taser — senza che venga azionato — è sufficiente a indurre il soggetto ad abbandonare comportamenti aggressivi o pericolosi: "7 persone su 10 desistono dai loro intenti violenti". Nei restanti casi in cui il dispositivo viene effettivamente impiegato, le conseguenze negative si attestano attorno a "tre ogni mille interventi": una percentuale che il Sap considera ampiamente accettabile rispetto ai rischi delle alternative disponibili. Paoloni ha concluso il suo intervento con un appello diretto alla classe politica, chiedendo ai rappresentanti istituzionali di abbandonare le "strumentalizzazioni e polemiche sterili", definendole "deleterie per la sicurezza di tutti". Un monito che, a giudicare dalla distanza siderale tra le posizioni in campo, difficilmente cambierà il tono del confronto nelle prossime settimane.
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