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Le balle grilline sulla Tap, quel "disastro" per il M5S che ci sta salvando dalla crisi
Oggi 20-05-26, 10:00
In una primavera in cui le bollette sono salite alle stelle e le infrastrutture energetiche sono tornate centrali nel dibattito, è doveroso ricordare che a scendere in piazza contro il Gasdotto Trans-Adriatico (conosciuto con l'acronimo inglese di Tap) c'era proprio quel Movimento 5 Stelle che, oggi, accusa l'attuale maggioranza di non aver effettuato i dovuti investimenti per essere «autosufficienti» in materia di idrocarburi. Tutti ricordano il famoso comizio di Beppe Grillo del 2013. Partecipando a una gremita manifestazione, urlava come si trattasse di «un'opera di fantascienza» o peggio di «un progetto calato dall'alto» che «minacciava il turismo». A chi, durante il corteo da San Foca a Melendugno, gli chiedeva chiarimenti sullo sviluppo, rispondeva come fosse un grave errore ricorrere a certe fonti di approvvigionamento: «Faranno un impianto – diceva, rivolgendosi a quei democratici, ora insostituibili alleati del M5S – che funzionerà tra 20 anni. Il carburante del futuro è l'intelligenza». Minacciava di schierare un esercitodi migliaia di liberi cittadini per fermare un «disastro». Slogan che non potevano non essere ripetuti dal solito Alessandro Di Battista che, nel 2017, prometteva come, con i grillini al governo, il cantiere «sarebbe stato bloccato in due settimane». Una posizione su cui si trovava pure Barbara Lezzi: «Non serve a niente. È soltanto una mangiatoia di soldi pubblici». L'ex ministra, ergendosi a tecnico, in un video pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, sosteneva come, nello stivale, ci fossero addirittura «più gasdotti del dovuto». Per lo stesso Giuseppe Conte non pienamente convinto delle ragioni dei suoi, dunque, non fu facile smarcarsi da una tesi del tutto priva di fondamento. Nessuno dimentica la famosa lettera dell'avvocato di Volturara Appula ai sindaci: «Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, ma fermare i lavori comporterebbe costi insostenibili». A difenderlo allora il suo fedelissimo ministro, Luigi Di Maio, che, per non smentire quanto predicato fino a qualche mese prima, mise in giro la tesi per cui «ci fossero state delle penali per quasi 20 miliardi di euro» se fosse stata sposata la linea ostruzionista. Altrimenti il suo M5S, spiegava, «si sarebbe comportato diversamente». Giustificazione che provocò l'ira di quegli ecologisti che, nel 2018, votarono in massa il Vaffa perché contrari al Tap. Non saranno mai dimenticate le bandiere a 5 Stelle bruciate in strada e le invettive contro chi non aveva mantenuto le promesse. «Traditori», erano le grida rivolte verso i novelli "portavoce" in una grande manifestazione indetta dalle principali sigle ecologiste. Peccato che, poi, il presente ha dimostrato sia come avessero torto sia quei grillini che avevano cavalcato una " bugia", sia quegli attivisti, difesi dalla sinistra radicale e dagli organi a lei vicina, che poi li hanno criticati. Il Tap non solo non è stato l'ecomostro decritto dai compagni, ma è una di quelle "medicine" che tuttora ci sta salvando dalle conseguenze del conflitto iraniano. Non bisogna dimenticare che finora ha fornito all'Europa 54,3 miliardi di metri cubi di gas, rendendo tuttora l'Italia corridoio basilare verso l'Azerbaigian. La stessa spiaggia che doveva essere devastata, alla fine, è restata più bella e usata che mai. Per fortuna, quindi, che sia prevalsa la linea del buon senso. Altrimenti, a causa grillina, il prossimo inverno lo avremmo trascorso sicuramente al freddo e al gelo.
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