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Le officine dei treni. Cuore industriale di Fs
Oggi 30-04-26, 08:06
Il passeggero vede il treno arrivare in stazione, aprire le porte, ripartire verso la destinazione successiva. Non vede, invece, quello che accade lontano dai marciapiedi e dai tabelloni: il lavoro continuo di controllo, revisione, sostituzione, pulizia tecnica e aggiornamento che consente a quella macchina di tornare ogni giorno in servizio in condizioni di piena efficienza. È un'attività poco visibile ma essenziale, che si svolge nelle officine di manutenzione di Trenitalia (Gruppo Fs), una rete industriale distribuita in più punti del Paese e chiamata a garantire sicurezza, affidabilità e qualità del trasporto ferroviario. Sono luoghi che appartengono alla storia industriale italiana prima ancora che alla cronaca dei trasporti. Le prime officine ferroviarie nascono nell'Ottocento e accompagnano lo sviluppo della rete nazionale: il caso simbolo è Pietrarsa, inaugurata nel 1840 come grande opificio meccanico del Regno delle Due Sicilie, quando il treno rappresentava una delle immagini più avanzate della modernità. Da allora il modello si è trasformato, ma la funzione è rimasta sostanzialmente identica: assicurare ai convogli la migliore condizione tecnica possibile e accompagnarne l'evoluzione nel tempo. Solo che oggi, al posto delle lavorazioni quasi interamente manuali, operano sistemi digitali, sensoristica di bordo, piattaforme di monitoraggio e strumenti di manutenzione predittiva capaci di individuare anomalie e programmare interventi con precisione crescente. Il cambio di scala è evidente entrando a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, dove si trova uno dei principali poli manutentivi del Gruppo Fs. Qui ha sede uno degli impianti dedicati all'Alta Velocità: due capannoni industriali, oltre 50 mila metri quadrati coperti, attività su tre turni per ventiquattr'ore al giorno. All'interno possono essere lavorati contemporaneamente sei o sette convogli Av: treni lunghi oltre 200 metri, con masse che arrivano a 450 tonnellate, sottoposti a sollevamento, ispezione integrale, smontaggio parziale e verifiche su organi meccanici, sistemi elettronici, pantografi, impianti frenanti e apparati di sicurezza. Si lavora sopra e sotto il treno, nelle fosse di visita e sulle piattaforme mobili, con una precisione che ha poco di artigianale e molto di ingegneristico. La manutenzione ferroviaria contemporanea è un processo industriale complesso, scandito da procedure rigorose e da una crescente automazione informativa. Gli operatori gestiscono le lavorazioni tramite tablet, consultano in tempo reale i piani di intervento, ricevono i dati diagnostici trasmessi dai sistemi di bordo e registrano ogni operazione eseguita. Il convoglio, in sostanza, arriva in officina già accompagnato da una sorta di cartella clinica digitale, fatta di chilometri percorsi, segnalazioni tecniche, livelli di usura dei componenti e parametri di funzionamento. Questo consente di pianificare lavorazioni mirate e di ridurre al minimo i tempi di permanenza negli impianti. La stessa logica si ritrova nel comparto Intercity, che a Roma si divide tra l'Officina manutenzione locomotive di San Lorenzo e l'impianto di Roma Prenestina. È qui che passa una parte consistente della manutenzione ordinaria e correttiva di locomotive elettriche e diesel, carrozze giorno, cuccette e vetture letto. Il ciclo non riguarda soltanto la componente tecnica in senso stretto — sale montate, carrelli, porte, sistemi di captazione, impianti di bordo — ma anche tutto ciò che incide sulla qualità percepita dal viaggiatore: pulizia, riallestimento, rifornimenti, predisposizione dei servizi notte, ripristino degli interni. Ogni settimana circa 120 treni vengono gestiti dentro questa filiera, con una macchina organizzativa che richiede personale specializzato, movimentazioni continue e perfetta sincronizzazione tra i diversi reparti. L'aspetto forse meno noto è che le officine sono diventate anche laboratori di innovazione industriale. A Prenestina sono in corso interventi per la telediagnostica dei convogli, per l'adeguamento delle locomotive ai nuovi sistemi europei Ertms, per il monitoraggio automatico di ruote e carrelli e per l'introduzione di modelli di manutenzione predittiva basati sull'analisi dei dati elettrici delle attrezzature. La revisione del materiale rotabile, in altre parole, non è più soltanto un'operazione conservativa: è il luogo in cui il treno viene progressivamente aggiornato, migliorato e reso più efficiente. C'è poi un secondo livello, coerente con la strategia industriale del Gruppo Fs: quello energetico. L'impianto Av di San Lorenzo è tra i casi più avanzati di efficientamento interno, con coperture fotovoltaiche da oltre 1.100 kWp, pannelli solari termici, illuminazione Led automatizzata e mezzi di servizio elettrici. La produzione annua di energia consente al sito una quota significativa di autosufficienza e riduce sensibilmente l'impatto ambientale delle attività industriali. La manutenzione diventa parte di un processo più ampio di innovazione e sostenibilità. Sono numeri e procedure che raccontano una trasformazione precisa: l'officina ferroviaria non è più il semplice luogo della riparazione, ma una infrastruttura industriale ad alta intensità tecnologica, dove si concentrano competenze ingegneristiche, gestione dei dati e capacità operativa. È una filiera che il viaggiatore non incontra mai, ma dalla quale dipende ogni giorno la qualità del servizio che trova a bordo. Perché prima di correre sulla rete, ogni treno passa da qui: nei capannoni dove il viaggio ricomincia.
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