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Le sette cose che Sigfrido non poteva non sapere. E come fa Report ad andare avanti come se nulla fosse?
Ieri 11-08-26, 07:34
Sigfrido Ranucci è un tipo a cui non sfugge uno spillo. Un tattico abilissimo, un navigatore abituato a elaborare scientificamente i propri calcoli sulla rotta da seguire, un giocatore di scacchi allenatissimo a intuire e ad anticipare le mosse altrui. E adesso però noi dovremmo credere che, come Cappuccetto Rosso, sia stato divorato dal lupo cattivo senza rendersi conto di rischi e pericoli? Per carità: allo stato Ranucci va considerato vittima di un attentato del quale Valter Lavitola è accusato di essere il mandante. In questa fase e a questo stadio dell'inchiesta, non possiamo proprio di dire che Sigfrido sapesse. Ci mancherebbe. Ma elenchiamo le altre cose (sono almeno sette) delle quali il conduttore di Report dal nibelungico nome Sigfrido dovrebbe non essersi accorto. Cozze, vongole e tritolo. Arrestato (con inspiegabile posticipo) Lavitola Le sette cose che Ranucci non poteva non sapere Immigrazione, Pd e soci con Madrid e con Berlino: mai con Roma Ecco la nostra prima pagina ⬇ #buongiorno #11agosto #iltempoquotidiano pic.twitter.com/n7FjGIQXtO — IL TEMPO (@tempoweb) August 11, 2026 Primo: non dovrebbe essersi accorto dei servizi di Report sul tema del carbon credit, al quale (coincidenza) Lavitola era interessatissimo. Secondo: non dovrebbe essersi accorto degli attacchi di Report ai meloniani del Lazio, in curiosa (e magari assolutamente non collegata) coincidenza con presunti interessi energetici di Lavitola nel territorio della regione. Terzo: non dovrebbe essersi accorto dell'attivismo di Lavitola in vista della puntata sul Cantiere navale Vittoria di Rovigo. Quarto: non dovrebbe essersi accorto delle insinuazioni di Report contro il deputato Gimmi Cangiano. Quinto: non dovrebbe essersi accorto della sua (di Sigfrido stesso) scenetta in Commissione contro il sottosegretario Fazzolari. Alla domanda del senatore Scarpinato (proprio lui) su un presunto ruolo di Fazzolari addirittura come mandante di pedinamenti, Sigfrido rispose domandando di spegnere i microfoni e chiedendo di secretare la seduta, con ciò inevitabilmente scatenando fantasie e sospetti. Sesto: non dovrebbe essersi accorto dei suoi attacchi a Il Tempo e ai giornali del gruppo Angelucci, additati come responsabili di un clima negativo nei suoi confronti. Settimo: non dovrebbe essersi accorto, oltre agli innumerevoli pranzi e cene in cui si attovagliava con Lavitola, delle occasioni in cui il faccendiere lo raggiungeva alla Rai. Capite bene che il dilemma è binario (o cornuto, fate voi): ifatti sono tutti da accertare e noi non abbiamo alcuna sicurezza, anzi siamo e restiamo garantisti, ma o Sigfrido è fuori forma e perde colpi (tutto è possibile), oppure pensa che ad essere fuori forma e a perdere colpi siamo noi che lo seguiamo. Con queste premesse, con quale faccia lui e i suoi inviati potranno andare avanti a forza di sorrisini e allusioni, nelle prossime settimane e mesi, rimproverando a qualcuno presunte cattive compagnie o colloqui inopportuni? A proposito. A noi il teorema «non poteva non sapere» fa orrore. Ma è esattamente quello che questi signori hanno per vent'anni scagliato contro Silvio Berlusconi. Se ne sono dimenticati? Noi no.
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