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"Lìberati": a Roma mostra e spettacolo per dare luce alle imperfezioni
Oggi 11-05-26, 13:00
Roma, 11 mag. (askanews) - Come siamo e come dovremmo apparire secondo certi stereotipi imposti. Corpi e difetti che si fatica ad accettare. Nasce come uno spazio dove sentirsi bene per come si è, imperfetti, il progetto "Lìberati", mostra fotografica sull'imperfezione di Pamela Lippolis. A Roma, nel suo studio fotografico, ha accolto donne di tutte le età, anche un uomo, che si sono liberati dalla paura di sentirsi inadeguati fisicamente o emotivamente, affidandosi e fidandosi di lei. Un progetto, racconta la fotografa, nato nel 2023 "da un desiderio mio e anche di tutte le donne che sono venute qui in studio per condividere luci e ombre di se stesse". "Ho iniziato questo progetto pensando di fotografare solo imperfezioni fisiche, quindi nei, cicatrici, pance molli, cellulite e tra l'altro anche in un percorso fotografico liberatorio, perché di solito chi si mette davanti alla macchina fotografica, io compresa, ha la tendenza a mostrarsi nel suo lato migliore, nel suo profilo migliore e invece in questo tipo di esperienza il fatto di andare a ricercare proprio quell'imperfezione ha reso ogni sessione interessante; poi piano piano queste imperfezioni sono diventate anche imperfezioni più profonde, determinate proprio da un non sentirsi abbastanza, abbastanza belli, abbastanza magri, abbastanza alti". Alla mostra è associato lo spettacolo "L'elogio della crepa", a cura della psicoterapeuta Nadia Daffinà (regia di Daniela Coppola) con la partecipazione di Antonella Giannini e Silvio Alessandroni, tra ossessioni e modelli imposti di bellezza e fragilità, chiamando in causa Narciso, Pirandello, Oscar Wilde e con le storie di alcune donne che hanno partecipato al progetto attraverso il filtro emotivo di Pamela che le ha vissute. "L'obiettivo ultimo è quello di raccontare la crepa come una fessura attraverso la quale passa la luce e questa luce è l'unicità di ognuno di noi", racconta ancora. Un progetto che vorrebbe far arrivare anche in teatro e magari, visto il tema, nelle scuole. "L'ambizione sicuramente è quella di portare Lìberati fuori dal mio studio", dice. "Lìberati è proprio la testimonianza visiva, il corpo diventa un manifesto politico come se si volesse raccontare che ognuno vale per quello che è, perché un corpo non è mai solo un corpo, è una storia e ogni storia è degna di essere raccontata".
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