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Maldive, lunedì autopsia sui corpi dei 5 sub. Al setaccio telefonini e computer delle vittime
Oggi 23-05-26, 17:20
È atterrato intorno alle 13.15 all'aeroporto di Malpensa il volo della compagnia Turkish Airlines che ha riportato in Italia le salme dei cinque sub italiani morti durante un'immersione nell'atollo di Vaavu, alle Maldive, lo scorso giovedì mattina. I corpi della professoressa Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal e dei due ricercatori piemontesi, Francesco Gualtieri e Muriel Odennino, nelle prossime ore saranno trasferiti presso l'obitorio dell'ospedale di Gallarate (Varese) dove, secondo quanto trapela da alcune indiscrezioni di stampa, quasi certamente saranno eseguite le autopsie. La prima sarà quella di Gianluca Benedetti, la cui salma era stata rimpatriata il 18 maggio. A gestire la procedura sarà il procuratore di Busto Arsizio Nadia Alessandra Calcaterra, che opera su delega della Procura di Roma, dove è stato aperto un fascicolo con l'ipotesi di omicidio colposo contro ignoti. Il magistrato conferirà gli incarichi per gli accertamenti autoptici nell'udienza fissata intorno alle 12.30 di lunedì mattina, cui parteciperanno anche i legali delle parti lese che potranno nominare i rispettivi consulenti. Intanto, nelle scorse ore, l'Italia ha accettato di condividere le risultanze delle autopsie con le autorità maldiviane. Il portavoce del presidente delle Maldive, Mohamed Hussain Shareef, ha precisato che sono state avviate due inchieste: la prima per chiarire le cause della tragedia che ha coinvolto i cinque sub, la seconda sul decesso di Mohamed Mahudee, il sommozzatore della Maldives National Defence Force morto durante le operazioni di recupero dei corpi. Le attività sono state poi completate dai tre esperti speleosub finlandesi della Dan Europe. Le indagini Sul fronte delle indagini, ci sono novità importanti. Gli agenti della Squadra Mobile di Genova, su delega dei colleghi capitolini, avrebbero già sentito a sommarie informazioni testimoniali il professor Stefano Vanin, collega di Monica Montefalcone. Il docente, che si trovava a bordo della “Duke of York” assieme ai cinque sub italiani avrebbe consegnato agli investigatori genovesi hard disk, computer, telefonini e chiavette usb in uso alle vittime. Inoltre Vanin avrebbe confermato che la missione alle Maldive era per conto dell'Università di Genova. Nelle ore successive alla tragedia, unitamente a un messaggio di cordoglio, l'Ateneo aveva precisato con una nota stampa che la spedizione era stata autorizzata solo per attività di snorkeling e studio delle barriere coralline. Per quanto concerne i permessi, altro nodo centrale dell'inchiesta, ci sono versioni discordanti. Non è chiaro, infatti, se i sommozzatori avessero o meno il brevetto “full cave”, necessario per le immersioni in grotta. Come sono morti i cinque sub Circa le cause della tragedia, si rafforza l'ipotesi del disorientamento: i cinque ricercatori italiani potrebbero aver imboccato per errore un corridoio sottomarino senza uscita. Le immagini girate dai tre speleosub finlandesi nelle cavità sottomarine di Thinwana Kandu, pubblicate sui social da Dan Europe, sembrano fugare ogni dubbio sulle condizioni di scarsa visibilità all'interno della cosiddetta “grotta degli squali”, complice anche e soprattutto il fondale sabbioso. Sami Paakkarinen, coordinatore del team finlandese, ha sollevato qualche dubbio sull'adeguatezza dell'attrezzatura in dotazione alle vittime. “L'attrezzatura con cui li abbiamo trovati non era ottimale, certamente non da speleologia subacquea”, ha dichiarato l'esperto. Secondo quanto emerso, i cinque sub avrebbero utilizzato delle bombole d'aria standard, ovvero quelle da 12 litri. Inoltre, senza il filo d'Arianna, una sorta di “corda guida” che i sommozzatori utilizzano per esplorare grotte o relitti, avrebbero fatto fatica a trovare l'uscita. I corpi, infatti, erano incastrati tra le rocce di una grotta secondaria: un cunicolo cieco.
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