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Maldive, tutto quello che non torna nell'immersione dei 5 italiani
Oggi 16-05-26, 17:05
Ci sono ancora molti interrogativi irrisolti sulla tragedia avvenuta alle Maldive, dove giovedì pomeriggio cinque italiani sono morti durante un'escursione subacquea nella grotta di Thinwana Kandu, nota anche con il nome di “grotta degli squali”, nell'atollo di Vaavu. Le autorità maldiviane hanno aperto un'indagine per accertare la dinamica del drammatico accaduto, ipotizzando che i cinque sub si siano immersi oltre il limite dei 30 metri di profondità consentito dalle normative marittime locali. Un'ipotesi suffragata, secondo Le Forze di Difesa Nazionali delle Maldive, dal fatto che l'unico corpo finora recuperato, quello di Gianluca Benedetti, sarebbe stato ritrovato all'interno di una grotta a circa 60 metri di profondità. Il legale del tour operator Albatros, che gestisce (senza equipaggio) il “Duke of York”, lo yacht a bordo del quale si trovavano i nostri cinque connazionali, quattro dei quali risultano ancora dispersi, ha spiegato in un'intervista al Corriere della Sera di non aver autorizzato l'immersione: “Scendere oltre i trenta metri costituisce una violazione amministrativa. Per superare quel limite serve un provvedimento specifico dell'autorità marittima maldiviana e questa autorizzazione, almeno da parte nostra, non era stata richiesta”. Il giallo dell'allerta meteo Nelle ore successive alla tragedia, era trapelata la notizia secondo cui nell'area interessata dalla tragedia sarebbe stata emanata un'allerta gialla a causa di “condizioni meteorologiche avverse”, riportavano i media locali. Diversa la versione fornita dagli altri 20 italiani a bordo del “Duke of York”: “Dove stavamo noi non c'era allerta meteo. C'era il sole, il mare era calmo, ci siamo dovuti mettere la crema solare perché ci stavamo scottando”, ha raccontato il professore Stefano Vanin, amico e collega della ricercatrice Monica Montefalcone, scomparsa con la figlia Giorgia e gli altri tre compagni di immersione nelle acque dell'atollo di Vaavu. I cinque sub si trovavano alle Maldive “non per fare una vacanza ma per raccogliere dati ed erano tutti molti esperti”, ha precisato infine Vanin. Le ipotesi sulle cause della tragedia Restano ancora da accertare le cause all'origine della tragedia. Almeno quattro le ipotesi in campo: forte maltempo e correnti intense, disorientamento o intrappolamento nella grotta, narcosi da azoto o tossicità da ossigeno, eventuali correnti intese che potrebbero aver trascinato le vittime nella profonda cavità sottomarina. “Mia moglie non avrebbe mai messo a repentaglio la vita di nostra figlia o degli altri, era meticolosa, controllava tutto”, ha dichiarato in un'intervista all'Ansa Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone e papà di Giorgia. “Deve essere successo qualcosa lì sotto. Sono morti in cinque, è una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà”, ha puntualizzato l'uomo. Peraltro la docente, considerata tra le migliori subacquee al mondo, era dotata anche del brevetto “cave diver”, una certificazione avanzata di subacquea tecnica che abilita alle immersioni in grotta. Decisivi ai fini investigativi potrebbero essere le risultanze dell'autopsia, quando sarà disposta, sulla salma di Benedetti, ritrovato nella grotta con la bombola di ossigeno a zero. Per quanto riguarda il decesso del sommozzatore srilankese Mohamed Mahudhee, morto durante le operazioni di ricerca delle vittime italiane, la causa sarebbe da ricercare, secondo la stampa locale, in un “problema di depressurizzazione durante la fase di risalita”.
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