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Marco Rubio, l'amico americano: con lui l'Italia sempre in prima fila
Oggi 09-05-26, 07:18
L'immagine del Segretario di Stato americano, Marco Rubio sulla scaletta dell'aereo che lo riporta a Washington con il pollice all'insù descrive meglio delle parole il risultato della sua visita ufficiale a Roma. Una «missione» per conto del presidente Donald Trump «che ha avuto lo scopo di rafforzare il solido partenariato strategico tra Stati Uniti e Italia», sottolineala nota del Dipartimento di Stato americano. Dopo aver incontrato giovedì Papa Leone e il Segretario di Stato Vaticano, ieri il capo della diplomazia di Washington ha avuto un colloquio alla Farnesina con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ed ha poi concluso con la visita, durata circa un'ora e mezza, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a Palazzo Chigi. «Proficuo, ampio e costruttivo» il commento della premier al termine del bilaterale in cui si è sottolineato l'impegno degli Stati Uniti a una stretta collaborazione sulle priorità condivise», riferisce il portavoce del Segretario di Stato. «È stato un incontro molto ampio, molto costruttivo tra nazioni chiaramente alleate», ha detto la premier Meloni. «Un incontro nel quale abbiamo trattato tanti temi: dai rapporti bilaterali alle grandi questioni ufficiali internazionali, la crisi in Medio Oriente, la sicurezza, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Abbiamo parlato di alcuni dossier che sono particolarmente importanti per l'Italia, perché storicamente gioca: penso alla Libia, al Libano. Abbiamo, ovviamente, parlato di Ucraina e di Cina, prossima visita del presidente americano». Dunque, il colloquio con Rubio e stato «sicuramente costruttivo, franco tra due nazioni che comprendono quanto sia importante il rapporto transatlantico, ma allo stesso modo entrambi comprendiamo quanto sia necessario, per ciascuno, difendere i propri interessi nazionali. L'Italia difende i propri- conclude Meloni - esattamente come fanno gli Stati Uniti, ed e bene che su questo ci si trovi d'accordo». Punto decisivo questo che mette una pietra definitiva sui recenti attacchi del presidente Trump al suo alleato più affine. E la missione di Rubio a Roma ha avuto esattamente questo significato. Non Londra, Parigi o Berlino. Per non parlare di Madrid. Il capo della Casa Bianca non ha risparmiato di fatto nessun leader europeo nel condannare il non intervento della Nato nella guerra in Iran, o meglio, nello Stretto di Hormuz. Persino Sua Santità è finito nel mirino del tycoon. E la visita di Rubio a Roma ha avuto un doppio mandato. Non soltanto un atto di distensione tra due alleati da sempre saldissimi ma anche un punto di ripartenza nei rapporti con l'Europa che passa proprio per Giorgia Meloni, «ponte» naturale tra Vecchio e Nuovo Continente. La conferma nelle parole di Rubio su uno dei nodi più gravosi, quello della Nato. «Uno dei motivi principali per cui gli Stati Uniti fanno parte della Nato è la possibilità di schierare forze in Europa che possiamo poi impiegare in altre situazioni. Ora, questo non è più possibile, almeno per quanto riguarda alcuni membri della Nato. Si tratta di un problema che va analizzato». E non c'è dubbio che proprio una diversa definizione dell'Alleanza Atlantica verrà imposta da Washingtonprima della fine del mandato di Trump alla Casa Bianca nel 2028. Aprire il tavolo oggi, magari attraverso la mediazione italiana, sembra non solo opportuno ma quanto mai necessario. L'importanza della presenza militare americana in Europa è stata sottolineata anche dal ministro Tajani che ha poi annunciato al termine dell'incontro con l'omologo statunitense che l'Italia è pronta a inviare le proprie dragamine nel Mar Rosso, in modo tale che una volta terminata la guerra in Iran possano intervenire celermente nello Stretto di Suez. Un ruolo dell'Italia poi in Libano è stato sottolineato poi dallo stesso Rubio: «L'Italia può dare qualcosa in più grazie all'expertise, alla sua presenza nel territorio per rendere più solide le istituzioni e l'esercito di Beirut perché non siano più inermi di fronte a Hezbollah». L'"amico" americano insomma c'è. E come in ogni vera amicizia si discute, si litiga, ci si confronta senza che questo porti a una frattura, anzi semmai una crescita condivisa nella consapevolezza delle diversità. Lasciando l'Italia Rubio non ha escluso una telefonata a breve di Trump a Papa Leone. Nei bagagli un dono speciale: l'albero genealogico della sua famiglia che certifica le sue origini piemontesi. A consegnarglielo il presidente del Piemonte, Alberto Cirio e il sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra. La prossima visita del Segretario di Stato americano toccherà probabilmente l'Alessandrino. «Per l'occasione parlerò italiano», ha promesso. «Devo riprendere le lezioni ma già quando parla Tajani lo capisco perfettamente, senza bisogno di traduzione», ha concluso Rubio. E sì, tra amici, alla fine, ci si capisce sempre anche se a volte è più il linguaggio della lingua a creare incomprensioni.
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