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Mascherine, soldi e misteri. La commissione riparte da Giuseppi
Oggi 06-09-26, 07:07
Dopo un'estate all'insegna di bombe e spaghetti alle vongole, rigorosamente sgusciate, torna l'appuntamento con la commissione Covid. L'ultimo atto si è consumato il 6 agosto con l'audizione di Giuseppe Conte. La seconda parte, quella in cui i commissari potranno continuare a fare le loro domande, era fissata al 14 settembre ma con tutta probabilità sarà rimandata per i lavori d'aula. [INIZIO]Ma dove eravamo rimasti? LA MAXI COMMESSA Nel marzo 2020 la struttura commissariale, in cerca di mascherine, affidò una maxi commessa da circa 1,25 miliardi di euro per l'acquisto di circa 801,6 milioni di dispositivi di protezione individuale da tre consorzi cinesi: Wenzhou Moon Ray, Wenzhou Light e Luokai Trade. Circa 250 milioni di quelle mascherine sarebbero risultate non conformi. Il Tempo ha stimato che oltre 900 milioni di euro, sul valore complessivo della fornitura, siano spariti in mille rivoli. Non è un caso se questa è la prima delle 10 domande che il quotidiano ha posto a Conte. Come spiega i 900 milioni di maxiprofitto (a favore di chi?) stimati da Il Tempo sul mega appalto di mascherine cinesi non a norma? GLI INTERMEDIATORI In commissione Covid alcuni imprenditori hanno raccontato di essere stati avvicinati da persone che sostenevano di avere rapporti con l'allora premier Conte. Nelle loro testimonianze è emerso come questi intermediari paventassero una sorta di «autostrada» per entrare nella partita delle mascherine grazie ai loro rapporti con il leader M5S. Non solo. Chi rifiutava di pagare per questo «servizio» avrebbe subito controlli e verifiche nelle sue aziende. Ma chi sono questi intermediari? Tra di loro c'è Luca Di Donna, ex collega di Conte nello studio Alpa. Un altro nome centrale è Mario Benotti, giornalista vicino agli ambienti vaticani e imprenditore, che ha avuto un ruolo di punta come intermediario nella maxi fornitura cinese. Non a caso una delle domande de Il Tempo a Conte è: <CF203>Ha mai chiesto conto allo studio Alpa delle provvigioni che sarebbero state richieste ad alcuni imprenditori? LA QUESTIONE ANAC L'Anac, secondo quanto riferito in commissione dal presidente Giuseppe Busia, non esercitò una vigilanza preventiva sul maxi appalto da 1,25 miliardi. La struttura commissariale stipulò soltanto, nel dicembre 2020, un protocollo di vigilanza collaborativa volontaria. Non solo. Consip e la Protezione civile vennero esautorate dagli acquisti. Arcuri ha spiegato che la struttura commissariale nacque anche perché i due soggetti non riuscivano ad acquistare mascherine (all'epoca ne servivano 3 milioni al giorno solo per gli operatori sanitari) in tempi rapidi. Anche questo è uno dei temi di cui si è occupato Il Tempo nelle sue 10 domande a Conte. <CF203>Perché decise di esautorare Consip dagli acquisti a favore della struttura commissariale e perché escluse la Corte dei Conti dai controlli e consentì che fosse tenuta fuori anche Anac? JC ELECTRONICS Ad agosto esplode il caso della Jc Electronics. L'azienda di Dario Bianchi ottenne dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri una commessa per mascherine KN95. Il contratto venne poi risolto perché le autorità contestarono la conformità dei dispositivi. L'azienda però non era d'accordo e fece causa allo Stato. Nel novembre 2024 il Tribunale di Roma le riconobbe oltre 203 milioni di euro, sostenendo che la risoluzione del contratto fosse ingiustificata. Lo Stato fece appello, ma nell'ottobre 2025 il governo Meloni, coadiuvato dall'Avvocatura dello Stato, scelse di chiudere la controversia con una transazione da 100,221 milioni di euro, evitando il rischio di un eventuale esito sfavorevole in appello. La vicenda è diventata ben presto un caso politico perché Bianchi è oggi uno dei principali accusatori della gestione Conte dell'emergenza davanti alla Commissione Covid ed è stato associato ad ambienti di Fratelli d'Italia per una donazione precedente alla questione Covid. L'opposizione ha quindi contestato l'opportunità di pagare oltre 100 milioni a una società vicina alla maggioranza. A complicare ulteriormente il caso, nel 2026 Giuseppe Conte ha presentato un esposto alla Procura di Roma sulla transazione. La Procura ha aperto un fascicolo per verificare le circostanze della vicenda. I DOCUMENTI SECRETATI Galeazzo Bignami, oggi membro della commissione, all'epoca dei fatti era un deputato dell'opposizione. Presentò istanze di accesso agli atti per visionare i resoconti e i documenti delle riunioni della task force del Ministero della Salute istituita all'inizio dell'emergenza nel gennaio 2020. Dopo le insistenze e i passaggi formali, nel giugno del 2021 il Ministero della Salute rese accessibili online i resoconti di quelle riunioni. Dai documenti emerse il dibattito interno tra gli esperti, tra cui i richiami sulla necessità di un piano pandemico aggiornato rispetto a quello risalente al 2006. Secondo Bignami alcuni componenti della task force avrebbero avuto interesse a non attivare determinate procedure perché il mancato aggiornamento del piano avrebbe potuto evidenziare responsabilità. WUHAN E I VOLI DALLA CINA Un'altra delle circostanze su cui la commissione dovrà fare luce è sul motivo per cui l'Italia è stata uno degli ultimi Paesi a interrompere i collegamenti con la Cina. È un fatto che il 23 gennaio 2020, nel giorno della chiusura di Wuhan, è arrivato a Roma un aereo con oltre 200 cittadini cinesi. Secondo alcune ricostruzioni quei passeggeri non sarebbero stati sottoposti al tracciamento previsto. Per questo la commissione sta cercando di capire la tempestività delle decisioni prese nelle primissime settimane del 2020. ARCURI IN COMMISSIONE Il 29 luglio Domenico Arcuri, l'ex commissario straordinario all'emergenza Covid, è stato audito in commissione. Una lunga, anzi lunghissima relazione da 314 pagine letta in circa 5 ore. Un racconto molto dettagliato sui giorni convulsi a capo della struttura commissariale da cui però non è stato possibile ricavare tutte le risposte alle questioni principali sollevate dai commissari di maggioranza. Tant'è che anche per Arcuri è stata chiesta la possibilità di svolgere un'altra audizione. Non è mancato anche il colpo di scena. Durante la seduta, sul sito del nostro giornale, abbiamo pubblicato il testo integrale della relazione che Arcuri stava leggendo in commissione e che non era ancora stata ufficialmente depositato. Nei metadati del file risultava riconducibile a Gabriella Forte, ex dirigente di Invitalia e componente della struttura di supporto ad Arcuri. Il quale però ha rivendicato la paternità del testo che stava leggendo. CONTE IN COMMISSIONE Da una parte il leader M5S che sostiene di essersi reso disponibile più volte a essere audito, ma che nel frattempo non si dimetteva da commissario. Dall'altra la maggioranza che gli dava del fuggiasco accusandolo di non volersi sottoporre alle domande dei commissari. Alla fine però Conte si è dimesso il 3 agosto, dopo un lungo tira e molla, e l'audizione si è svolta il 6 agosto. L'ex premier ha parlato per tre ore ripercorrendo a grandi tappe quei giorni a Palazzo Chigi. Nella sua ricostruzione ha tirato tutti dentro, dalle Regioni alle opposizioni, passando per i governi precedenti e quello successivo; il governo Draghi. Il tutto condito da una serie di citazioni dotte, termini giuridici e un po' di sana retorica. A breve si terrà la seconda parte dell'audizione dedicata esclusivamente alle domande dei commissari. E da qui ricomincia la storia.
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