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Mondiali 2026: Spagna-Argentina è la finale tra l'immortalità di Messi e il destino di Yamal
Oggi 16-07-26, 12:08
Una finale matrioska, un pezzo di storia che ne contiene al suo interno tante altre. Sarebbe un peccato ridurre l'ultimo atto dei Mondiali di calcio 2026 tra Spagna e Argentina esclusivamente alla sfida tra un calciatore che ha segnato indelebilmente l'ultima generazione – Leo Messi, 39 anni e non sentirli – e il 19enne che forse più di ogni altro è destinato a stregare gli occhi della prossima, Lamine Yamal. Spagna-Argentina sarà la prima finale della quasi centenaria storia dei Mondiali che – al MetLife Stadium, New Jersey (a due passi dalla Grande Mela) – vedrà affrontarsi due nazionali che parlano la stessa lingua ufficiale, il castigliano. Frutto di oltre tre secoli di dominazione coloniale dell'Impero spagnolo in Argentina, che ha lasciato in eredità anche la capitale Buenos Aires, fondata dal conquistador spagnolo Pedro de Mendoza nel 1536. Ma è, soprattutto, la finale che forse porrà definitivamente nero su bianco il nome della Nazionale più vincente dell'ultimo ventennio. La Scaloneta, forte delle due Copas de America di fila messe in cascina e dell'edizione qatariota del Mondiale 2022, sollevando il quarto trofeo mondiale consacrerebbe l'immortalità di una Generación Dorada capace di vincere tutto quello che c'era da vincere: non dimentichiamo anche “la Finalissima” del 2022 contro l'Italia campione d'Europa di Roberto Mancini. Un gruppo che, forse anche più di quello che 40 anni fa vinse la “segunda” in Messico nel segno della “Mano de Dios” di Maradona, ha compreso di dover ergersi a scudo tecnico ed emotivo del suo capitano, esaltandone le qualità eccelse dentro al campo. Se Maradona era l'unico centro nevralgico chiamato a riscattare le sorti di un'intera nazione dopo la guerra delle Malvinas, lo spogliatoio argentino odierno ha concesso a Messi la possibilità di accusare meno la pressione. Il fuoriclasse di Rosario si sta divertendo e gli altri sono disposti ad andare in battaglia per lui. Il risultato è evidente: 15 gol e 7 assist negli ultimi due Mondiali (14 partite) contro i 6 gol e 6 assist delle precedenti 19 presenze. Guai, però, a limitare la forza dell'Argentina dell'ex Lazio Lionel Scaloni solo al suo numero dieci. Ciò che impressiona di più è la capacità di non darsi mai per spacciata. Lo si è visto contro l'Egitto nei quarti e nella semifinale contro gli inglesi, dove l'arrembaggio nei minuti finali ha prodotto due rimonte memorabili. 12 dei 19 gol totali messi a segno da Lautaro e compagni sono arrivati dopo il 75', se si contano anche i supplementari. Ed è per questo che la Spagna versione extra-lusso del tecnico Luis De La Fuente, che ha scherzato i “galacticos” della Francia di Deschamps in semifinale, non dormirà sogni tranquilli da qui a domenica. Anche la Spagna gioca per scrivere il suo nome in una storia – magari più moderna dei cugini argentini – ma ugualmente gloriosa. La Roja può ripetersi: dopo il triplete Europeo (2008), Mondiale (2010) ed Europeo (2012), portandola a casa Yamal e compagni potrebbero guadagnarsi il titolo di Nazionale più vincente del secolo, visto l'Europeo vinto anche nel 2024. Il file rouge che ha accompagnato questi successi è la capacità di scandire i ritmi della partita tramite un possesso palla mai fine a sé stesso: un solo gol subito in 7 incontri di questo torneo testimonia questo dominio concreto. Molti parlano di un passaggio di testimone: Messi e Yamal, stesso ruolo, mancino divino simile, vent'anni di differenza e una foto di 19 anni fa in cui l'argentino teneva in braccio il piccolo Lamine, estratto a sorte tra i bimbi delle famiglie meno fortunate. Entrambi con i colori blaugrana nel cuore, domenica 19 luglio ore 21 italiane – a soli dieci giorni dal 210º anniversario dell'Indipendenza argentina dalla dominazione spagnola – sono chiamati all'appuntamento con la storia.
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