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Quando esauriscono i temi a sinistra ricomincia il gossip
Oggi 12-05-26, 08:30
Prepariamoci alla prossima querela ministeriale. Ci si sta abituando troppo in fretta a diffamare e l'unica arma a difesa resta l'avvocato, il tribunale, la sentenza. L'opposizione giornalistica al governo Meloni ora si ciba di gossip, già dimenticate le tante traversie dei suoi soggetti migliori..., e ha deciso di sfornare altri scandali osé. Il che testimonia anche della scarsezza degli argomenti contro l'esecutivo. L'incarico di gettare ombre sulla compagine che governa l'Italia ora se lo prende Concita De Gregorio: la fonte che la chiama in causa è Paolo Mieli, che stupisce per nonchalance nel dare la «notizia» in pasto al popolo. Io l'ho saputo e riferito, altro non so... In pratica si ricomincia con lo spionaggio nelle vite private altrui. È come se il famoso Striano, ricordate? Quello della Dia di cui nessuno vuole occuparsi tranne Il Tempo e la commissione antimafia, si volesse infilare nelle lenzuola del nemico per crocifiggerlo a suon di pettegolezzi a luci rosse. Ha detto l'ex direttore del Corriere della Sera: «Concita De Gregorio dice che da settimane si parla a Roma di un'altra storia personale di un ministro che non è Piantedosi. Un altro ministro, un'altra ragazza, un'altra moglie che sa...». Tante news in una. Si ritira in ballo Piantedosi, si macchia per ora senza nomi qualche altro ministro, si favoleggia su un'altra ragazza ancora anonima pure lei e in questo caso con la ciliegina della «moglie che sa» quello che combina sua eccellenza al di fuori delle mura domestiche (si spera). Ma che roba è? A questo si deve ridurre il giornalismo? I cani da guardia o i guardoni del potere? Scommettiamo nella prossima inchiesta. Tizio è sposato, Caio è separato ma fidanzato, su Sempronio voci gay e altre chiacchiere su quei quasi 20 maschietti al governo. Che cosa si vuole dimostrare, hanno le fregole nelle mutande e comunque basta dirlo anche se non si sa se è vero, nel classico «stiamo verificando»? È la dinamica ricorrente. Alludo, mica accuso esplicitamente. Ti delegittimo a prescindere. Se tu sai che io so ti metti a sbagliare le cose più elementari. Ti innervosisci. Anche se non ci sono prove. Ma solo malignità. Dietro spunta il grande ricatto che di solito avvolge denaro droga e sesso. Si mette in giro la voce, un giornalista importante la raccoglie e la rilancia, tanti saluti alla verifica delle fonti, al rispetto delle persone, all'incerta importanza di sapere che un uomo tradisce la moglie o viceversa agli occhi della pubblica opinione. Ovviamente, arriverà anche il momento del cui prodest, perché certe operazioni danno da pensare, chiunque possano riguardare. Perché in fondo al tunnel chi rilancia cose del genere può avere diversi obiettivi, sia chi dà la «notizia», sia chi la diffonde: per creare problemi è sufficiente testare una voce senza esporsi; o lanciare un segnale a qualcuno; e, ma non da ultimo, creare attenzione mediatica. Possiamo dire che si tratta di una forma di comunicazione a bassa responsabilità ma ad alto impatto. Anche perché rispetto al passato, tanto per chiarirci con chi è pronto a dire «si sono sempre fatte», c'è un effetto social che amplifica il tutto e quasi sempre senza pagare mai dazio. E così voci che nei tempi andati restavano confinate nei maestosi corridoi ministeriali, adesso finiscono subito sulle piattaforme social, in televisione e sulle radio di qualunque natura, pubblica o privata, nazionale o locale. Diventano quasi notizie anche se non ne hanno nemmeno i connotati. È una vergogna.
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