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Regeni, la procura chiede l'ergastolo per 4 egiziani: "Torturato e ucciso dai servizi segreti"
Oggi 23-06-26, 20:02
Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, e il procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, hanno richiesto di condannare "all'ergastolo Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e a 17 anni di reclusione gli altri tre imputati" nel processo per il sequestro, le torture e l'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto nove giorni dopo. Sul banco degli imputati, anche se assenti, gli altri appartenenti ai servizi segreti egiziani: Tarek Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e Usama Morsi. L'udienza, avvenuta oggi 23 giugno nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, ha rappresentato uno dei passaggi più significativi della vicenda a dieci anni dai fatti. Nel corso della requisitoria, la Procura ha ricostruito le ultime ore di vita di Regeni e le violenze che, secondo l'accusa, avrebbe subito durante una settimana di prigionia. "Giulio è morto dopo atroci sofferenze. Ha sopportato tutto lucidamente, senza essere sedato, narcotizzato e senza alcun sollievo" ha affermato Colaiocco davanti ai giudici. Parole accompagnate dalla proiezione delle immagini dell'autopsia, che hanno restituito, secondo il magistrato, un quadro "devastante". L'accusa sostiene che il ricercatore sia stato sequestrato, interrogato e torturato ripetutamente fino alla morte. Colaiocco ha ricordato come gli accertamenti effettuati in Italia abbiano documentato venti fratture, cinque ai denti e quindici alle strutture ossee, contro l'unica lesione rilevata inizialmente dai medici legali egiziani. Un elemento che, secondo la Procura, dimostrerebbe la gravità e la sistematicità delle sevizie. "Giulio Regeni non fu ucciso da uomini della malavita, ma da appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani" ha scandito il procuratore aggiunto. Nella ricostruzione dell'accusa, il 25 gennaio 2016 Regeni sarebbe entrato "in una zona d'ombra in cui il diritto cessa di esistere e al suo posto subentra soltanto la nuda forza". Da quel momento, ha spiegato Colaiocco, il ricercatore "non è più una persona", ma "un corpo sequestrato", un individuo da piegare attraverso la violenza. "Regeni fu privato non soltanto della libertà e della vita. Fu privato della sua stessa condizione di essere umano titolare di diritti" ha aggiunto. Particolarmente incisivo anche l'intervento del procuratore capo Francesco Lo Voi, che ha evidenziato l'assenza di collaborazione da parte delle autorità del Cairo: "Non c'è stata alcuna collaborazione dell'Egitto. Non sono state rispettate una serie di convenzioni internazionali che servono a garantire agli indagati di conoscere il procedimento". Secondo la Procura, il comportamento del regime egiziano avrebbe impedito di accertare ulteriori responsabilità. "È su tutto questo che il regime egiziano non ha voluto indagare. Ha scelto di proteggere gli aguzzini e di non chiamare a rispondere i propri funzionari per le atrocità commesse", ha sostenuto Colaiocco.
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