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Reportopoli, FdI insiste: "Chiarezza sui compensi". M5s ci attacca, tace il Pd
Oggi 18-08-26, 13:12
«I dati pubblicati dal Tempo sui costi di Report raccontano una realtà che merita chiarezza: in tre anni i compensi di autori e giornalisti sarebbero passati da 2,2 a oltre 2,9 milioni di euro, con alcuni collaboratori sopra i 300mila euro l'anno». Fratelli d'Italia torna a rilanciare l'inchiesta de I Tempo Reportopoli attraverso un post pubblicato sui suoi profili social. «In sostanza, gente pagata con i soldi del canone più del doppio del Presidente del Consiglio Meloni per costruire finte inchieste contro Giorgia Meloni, la sua famiglia e Fratelli d'Italia. Chi pretende trasparenza dagli altri deve essere il primo a garantirla in casa propria», sottolinea il partito della premier. «Per questo Fratelli d'Italia chiederà alla Rai piena chiarezza sui compensi, sui criteri adottati e sull'aumento dei costi di Report. Presenteremo un'interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai. La trasparenza non può valere solo per gli altri». La pubblicazione da parte de Il Tempo dei compensi, comprensivi dei costi di produzione delle inchieste, attribuiti alla redazione di Report anima lo scontro. Se da una parte Fratelli d'Italia rivendica il diritto degli italiani a sapere quanto costi un programma finanziato dal servizio pubblico, dall'altra il Movimento 5 Stelle legge l'iniziativa come ennesimo attacco a Sigfrido Ranucci. A dare il tono alla reazione di FdI è Galeazzo Bignami. Il capogruppo alla Camera esprime solidarietà al direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, dopo le querele annunciate dai giornalisti di Report. Per Bignami, la pubblicazione del «tabellario» è invece «un'operazione verità» che ha permesso agli italiani di conoscere quanto costa realmente la trasmissione. Il punto, secondo l'esponente di FdI, è il contrasto tra la trasparenza spesso invocata da Report e la reazione alle informazioni sui suoi stessi costi. Sulla stessa linea Cristina Almici. La deputata sostiene che, se le cifre pubblicate comprendono anche trasferte, montaggi e altre spese di produzione, la Rai debba fornire i dati completi distinguendo le diverse voci. «Se i dati sono sbagliati, si pubblichino quelli corretti. Se sono corretti, si spieghino», afferma, definendo paradossale la levata di scudi del M5S. Il questore di Montecitorio, Paolo Trancassini, invece, replica ai compagni della doppia morale: «Fa sorridere vedere i ranuccisti contestare il valore della trasparenza». Marco Cerreto richiama le battaglie pentastellate sulla trasparenza e sostiene che il principio «non può essere a corrente alternata». Augusta Montaruli, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, chiede invece chiarimenti sui costi della trasmissione e sulle ragioni del loro presunto aumento. Marco Osnato rincara la dose: «Talvolta sono stato inseguito da un giornalista particolarmente curioso, che mi rivolgeva domande insinuanti su fatti assolutamente estranei alla mia vita politica e, soprattutto, alla verità. Non avrei mai pensato che, da quanto emerge da un articolo di stampa, tale inseguimento potesse ricevere una retribuzione pari a tre volte lo stipendio di un deputato». Duro anche l'intervento di Sara Kelany: «Prendiamo atto che c'è voluta l'inchiesta de Il Tempo sui compensi milionari dei giornalisti e della redazione di Report per far ritrovare la voce a Sigfrido Ranucci. Infatti, attendiamo ancora di sapere da lui per quale ragione subito dopo la perquisizione a Lavitola lo chiamò al telefono. In attesa di spiegazioni, però, Ranucci ha trovato il tempo per attaccare il lavoro e l'inchiesta de Il Tempo mostrando nuovamente la sua doppia morale e un concetto tutto suo di inchieste giornalistiche». Il M5S reagisce con una difesa a spada tratta. Gli esponenti pentastellati della Commissione di Vigilanza Rai sostengono che l'obiettivo sia «screditare la trasmissione e il suo conduttore» per indebolirli. Secondo il Movimento, Report garantisce alla Rai ascolti elevati anche con le repliche e non può essere descritto semplicemente come una fonte di sprechi. Quanto alle cifre pubblicate, i Cinque Stelle sottolineano che nei compensi sarebbero comprese anche spese di produzione, trasferte, montaggio e grafica. Il M5S si scaglia pure contro l'editore Angelucci di voler costruire l'immagine di un Ranucci politicamente schierato, così da favorirne l'uscita dalla conduzione. Mentre il Pd resta in silenzio, da Avs emerge la voce di Angelo Bonelli, il quale lancia una sorta di caccia alla fonte per scovare la fonte de Il Tempo: «L'azienda apra immediatamente un audit per accertare chi conosceva quei dati, chi li ha sottratti e chili ha consegnati all'esterno». Intanto, Forza Italia, rilancia con dieci domande a Ranucci sui rapporti con Lavitola, sulle inchieste di Report e sui costi del programma. Il nodo resta dunque quello della trasparenza.
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Il Tempo
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