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Risparmi e inflazione: come costruire un portafoglio a rendimento reale con la consulenza indipendente
Oggi 16-07-26, 11:12
Con l'inflazione, i soldi fermi sul conto perdono ogni anno un po' del loro valore, anche se la cifra sul saldo resta la stessa. Capire come funziona questo meccanismo, e cosa si può fare per limitarlo, è il primo passo per proteggere i propri risparmi. Un conto corrente che mostra sempre lo stesso importo dà una sensazione di stabilità. Ma quella cifra, con il passare del tempo, permette di comprare sempre meno cose: è questo l'effetto dell'inflazione, cioè l'aumento generale dei prezzi. In pratica, gli stessi 100 euro di oggi tra qualche anno varranno, in termini di acquisti, un po' meno. Un esempio per capire quanto pesa l'inflazione Facciamo un esempio semplice, da prendere solo come illustrazione e non come un calcolo valido in ogni situazione. Immaginiamo di lasciare 100.000 euro fermi su un conto che non rende nulla, con un'inflazione media del 3% all'anno. Dopo 5 anni sul conto ci sarebbero ancora 100.000 euro, ma con quella cifra si potrebbero comprare beni e servizi per un valore di circa 86.000 euro di oggi. Dopo 10 anni, sempre con la stessa inflazione, si scenderebbe intorno ai 74.000 euro. I numeri cambiano se cambia l'inflazione, ma il concetto resta: tenere molti soldi fermi non è privo di rischi, perché il loro valore reale può ridursi nel tempo. In parole semplici: il guadagno che conta davvero Quando si investe, il dato importante non è solo quanto rende un investimento, ma quanto rende una volta tolta l'inflazione. Se un investimento guadagna il 4% in un anno in cui i prezzi salgono del 3%, il guadagno "vero" è circa dell'1%. È questo il numero che dice se il valore dei propri soldi sta davvero crescendo o no. Attenzione anche ai costi Quando si passa dai soldi fermi agli investimenti, c'è un secondo elemento da tenere d'occhio oltre all'inflazione: i costi. Ogni prodotto finanziario ha delle spese, e più queste sono alte, più si mangiano il guadagno. Alcuni prodotti proposti dagli sportelli bancari, come certi fondi in cui un gestore sceglie di volta in volta dove investire, possono avere costi articolati: spese di ingresso, spese di gestione annuali, altri oneri. Questi costi complessivi possono diventare consistenti, ma cambiano molto da prodotto a prodotto e a seconda di chi li propone, quindi non esiste un numero unico valido per tutti. Spesso, inoltre, non sono facili da individuare nei rendiconti. Il punto pratico è semplice: se un prodotto costa molto, deve rendere ancora di più anche solo per far sì che i soldi mantengano il loro valore una volta tolti costi e inflazione. Fondi tradizionali e fondi a basso costo Diverse analisi mostrano che una buona parte dei fondi "a gestione attiva" (quelli in cui un gestore prova a fare meglio del mercato) non riesce a ottenere risultati migliori del mercato stesso in modo costante negli anni, e i costi elevati sono una delle ragioni. È una tendenza, non una regola: qualche fondo ci riesce, ma capire in anticipo quale è tutt'altro che facile. Un'alternativa sempre più diffusa sono gli ETF: in parole povere, fondi a basso costo che si limitano a seguire l'andamento di un intero mercato, senza un gestore che sceglie i singoli titoli. Costano meno, e questo lascia all'investitore una fetta più grande di quello che il mercato produce. Va però detto chiaramente: gli ETF costano meno, ma non eliminano il rischio. Il loro valore sale e scende insieme al mercato che seguono. Spendere poco è un vantaggio, non una garanzia di guadagno. Dove conviene guardare quando i prezzi salgono Oltre allo strumento, conta il tipo di investimento. Nei periodi in cui i prezzi salgono, l'attenzione si sposta di solito verso quegli investimenti che in passato hanno mostrato una certa capacità di crescere insieme all'inflazione. Le azioni delle aziende, ad esempio, hanno storicamente offerto una difesa nel lungo periodo, anche perché molte imprese aumentano i prezzi dei loro prodotti quando aumentano i costi. Sono però investimenti che oscillano parecchio, per cui conviene non puntare tutto su un solo Paese o un solo settore, ma distribuire i propri soldi su più fronti. Ci sono poi alcuni titoli di Stato pensati proprio contro il carovita: adeguano il loro valore all'andamento dei prezzi, offrendo una protezione più diretta dall'inflazione. Non sono però una soluzione da usare da sola: hanno anch'essi i loro rischi e vanno inseriti in un insieme equilibrato di investimenti. Due domande da farsi prima di decidere Nessun investimento va bene per tutti. Due aspetti aiutano a orientarsi: tra quanto tempo serviranno quei soldi e quanto si è disposti a vederne oscillare il valore. Se l'obiettivo è lontano nel tempo, di solito si può accettare qualche oscillazione in più in cambio di un rendimento potenzialmente maggiore; se i soldi servono a breve, meglio essere prudenti. Farsi aiutare: il ruolo di una guida indipendente Capire come funzionano inflazione, costi e investimenti è un buon punto di partenza. Trasformare tutto questo in scelte concrete, però, richiede uno sguardo d'insieme: capire quanto costano davvero i prodotti che si hanno già, decidere come distribuire i propri soldi e mantenere la rotta nel tempo, senza farsi guidare dall'emotività quando i mercati oscillano. Per questo alcuni risparmiatori si rivolgono a un consulente finanziario indipendente: un professionista che si fa pagare direttamente dal cliente, con una parcella, e non tramite provvigioni sui prodotti venduti. In questo modo non ha interesse a consigliare un prodotto piuttosto che un altro. È uno dei modi possibili per affrontare il tema, insieme al fai-da-te e ad altre forme di consulenza. Per chi vuole capire meglio come funziona questo tipo di servizio, la consulenza finanziaria indipendente di IoInvesto mette a disposizione un approfondimento su costi, rischi e analisi del proprio portafoglio. In sintesi: cosa controllare prima di investire Prima di decidere dove mettere i propri risparmi, può essere utile porsi queste domande: Quanto costa? Verificare le spese complessive del prodotto, non solo quelle in evidenza. Per quanto tempo? Capire tra quanto serviranno quei soldi. È diversificato? Evitare di puntare tutto su un solo investimento, Paese o settore. Quanto incidono le tasse? L'aspetto fiscale riduce il guadagno finale. È adatto a me? Le scelte devono essere in linea con i propri obiettivi e con quanto rischio si è disposti a correre.
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