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Ritorno delle preferenze scelta vincente del governo: la sentenza del sondaggista
Oggi 25-07-26, 11:11
Ritorno delle preferenze: si per due italiani su tre. E al governo lo sanno benissimo. Ecco spiegato il fatto per cui sarebbe ormai stata assicurato l'accordo tra le forze della maggioranza. Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia infatti avrebbero trovato l'intesa sul ritorno delle preferenze: capolista bloccato e tre preferenze nel rispetto dell'alternanza di genere. E a certificare il buon operato del governo e che la scelta sia vincente, lo certifica l'Istituto Piepoli che per bocca di Livio Gigliuto ha analizzato le opinioni dell'elettorato sulla riforma voluta da Giorgia Meloni: “Su una legge elettorale senza preferenze oggi gli italiani sono sostanzialmente tutti d'accordo: la vedrebbero male – spiega – Sul premio di maggioranza c'è una divisione politica abbastanza netta: gli elettori di centrodestra lo giudicano positivamente perché privilegiano la stabilità, quelli di centrosinistra sono molto più scettici”. Ma sulle preferenze, ha spiegato ad Open, “c'è un consenso trasversale: circa due terzi degli italiani ritengono che debbano esserci nella prossima legge elettorale”. Un ok quasi unanime quindi alle scelte della maggioranza che vorrebbe chiudere entro settembre la nuova legge elettorale. “In qualunque forma vengano introdotte, sarebbe comunque accolta positivamente – continua la sua analisi – Anche formule meno “pure”, di compromesso, come quella di lasciare il capolista bloccato e consentire di scegliere gli altri candidati, verrebbero lette dagli elettori come una restituzione di potere di scelta”. Il presidente dell'Istituto quindi dalle sue analisi conferma quanto le preferenze siano amate dagli italiani, eccezion fatta dagli elettori del Movimento 5 stelle, più diffidenti verso il voto di preferenza. Vere incognite per Piepoli della nuova legge elettorale sarebbero da un lato la partecipazione al voto e dall'altro il premio di maggioranza. Gigliuto infatti invita alla prudenza sull'effetto che la riforma potrebbe avere sulla partecipazione al voto: “Pensare che basti per aumentare l'affluenza sarebbe sbagliato – sottolinea – Lo dimostrano le elezioni amministrative, dove le preferenze ci sono sempre eppure la partecipazione cambia moltissimo. A incidere sono soprattutto la competitività della sfida e la percezione che il voto possa davvero fare la differenza”. Secondo Gigliuto, poi, il premio di maggioranza sarebbe profondamente in discussione in barba alle critiche delle opposizioni: nell'ultima rilevazione dell'Istituto le differenze percentuali tra centrodestra e campo largo sono minime. “C'è una possibilità concreta che nessuna delle due coalizioni raggiunga il 42%. Quando si iniziò a discutere di questa riforma, entrambi gli schieramenti erano ben sopra quella soglia. Oggi siamo molto più vicini al confine e ci sono ancora molte variabili aperte”.
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