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"Sempre detto di essere innocente". Dassilva dopo l'assoluzione
Oggi 11-06-26, 18:01
“Voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto. Sono contento che la Corte di Assise abbia capito che non c'entro niente, perché io non c'entro niente con questo omicidio”. Sono le prime parole di Louis Dassilva dopo l'assoluzione in primo grado per l'omicidio di Pierina Paganelli, uccisa a Rimini il 3 ottobre del 2023. Il 36enne ha partecipato alla conferenza stampa indetta dai suoi difensori, gli avvocati Riorio Fabbri e Andrea Guidi, per fare il punto della situazione all'indomani del verdetto. “L'Italia è un Paese che mi è sempre piaciuto, - ha aggiunto il 36enne - mi piacerebbe poter rimanere”. Nella tarda serata di ieri, la procura ha annunciato che presenterà appello contro la sentenza emessa nella notte di mercoledì dalla Corte d'Assise di Rimini. “Abbiamo saputo che la procura impugnerà l'assoluzione ed è una circostanza che avevamo già preventivato la chiusura di questa partita solo in Cassazione già all'identificazione. - ha confermato l'avvocato Fabbri - Sappiamo che è una sentenza importantissima ma è solo un primo passo. Ora possiamo solo ipotizzare i motivi dell'assoluzione. Su quello e sui motivi dell'accusa andrà a dipanarsi la nostra attività di difesa anche in secondo grado”. “Una vita sospesa per due anni” Louis Dassilva ha trascorso quasi due anni in carcere tra la fase delle indagini e il processo, iniziato lo scorso settembre. Fin dall'inizio, i suoi legali si sono opposti alla misura cautelare, ricorrendo al Tribunale del Riesame di Bologna e presentando due impugnazioni in Cassazione. A un certo punto, la Suprema Corte ha accolto il ricorso con rinvio: non ha disposto direttamente la scarcerazione, ma ha annullato il provvedimento e chiesto al Riesame di rivalutare la permanenza in carcere. In seguito, il Riesame ha confermato la detenzione, richiamando le esigenze cautelari, tra cui il pericolo di fuga, e il quadro indiziario che, secondo l'accusa, collocava il 36enne sulla scena del crimine. “Per due anni è stato sottoposto al carcere con un giudicato che non abbiamo saputo se fosse giudicato corretto. - ha osservato l'avvocato Guidi - Per due anni la vita di Louis è rimasta sospesa ma due anni della sua vita sono stati annullati e non ha potuto affrontare un processo da libero. È stato bravo a gestire il periodo di detenzione. Ci sono stati momenti critici ma tutte le volte ha seguito le indicazioni seguendo un percorso lineare dimostrandosi un esempio in carcere e in udienza”. Le piste alternative e il paragone con Garlasco L'impianto accusatorio della Procura si basa su una serie di elementi indiziari e sulla testimonianza di Manuela Bianchi, la nuora di Pierina Paganelli che, all'epoca dei fatti, intratteneva una relazione extraconiugale con Dassilva. Tuttavia, i giudici della Corte d'Assise hanno ritenuto di non poter superare il principio del “al di là di ogni ragionevole dubbio” per giungere a una condanna. “Quello del ragionevole dubbio è un concetto che per me è ricorrente da sempre”, ha spiegato Guidi, richiamando anche altri procedimenti che hanno acceso l'attenzione su questo aspetto, come il caso di Garlasco. Rispondendo ai cronisti sulle piste alternative, il difensore ha aggiunto: “Ci sono nuove tecnologie che consentono di estrarre dati prima non rilevabili. Non spetta a noi indicare quale pista possa essere decisiva per risolvere il delitto. Abbiamo un'idea, come altri, che può essere valida o meno, ma ciò che conta è l'orientamento della Procura”. Il riferimento è alla traccia di Dna classificata come “Ignoto 3”, rinvenuta sulla gonna della vittima, e a un capello trovato sul volto. Elementi che, secondo i difensori, potrebbero aprire scenari rimasti finora inesplorati. Il futuro di Dassilva Quanto al futuro dell'assistito, Guidi ha spiegato che “Louis ora intende riappropriarsi della propria vita quotidiana, quindi tornare al lavoro”. E ancora: “Vuole una sua quotidianità, diventare quello che già era, una persona libera con una vita normale. Troverà un'abitazione diversa dal Villaggio San Martino. Ma non ha alcuna intenzione di lasciare l'Italia”. Infine, circa l'ipotesi di un eventuale risarcimento per ingiusta detenzione, la difesa ha chiarito che “la legge prevede situazioni per cui si può chiedere indennizzo per ingiusta detenzione ma solo con un verdetto definitivo".
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