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Stretta anti-maranza, Capezzone affonda la sinistra: "Sempre dalla parte sbagliata"
Oggi 28-07-26, 12:05
Un sedicenne alto un metro e novanta, un coltello, e la domanda su chi debba dimostrare cosa: è attorno a questa immagine, tutt'altro che astratta, che Daniele Capezzone ha costruito il suo intervento a "Zona Bianca", su Rete 4, per riportare sui binari giusti la discussione sulla norma ribattezzata, non senza semplificazioni, "decreto anti-maranza". Un provvedimento pensato per rispondere all'escalation di episodi di violenza giovanile che negli ultimi mesi ha riempito le cronache, dalle risse tra baby gang alle aggressioni con armi da taglio nelle periferie delle grandi città, e che il direttore de “Il Tempo” ha usato come punto di partenza per smontare, uno per uno, gli equivoci circolati nel dibattito pubblico e per rilanciare l'affondo contro le opposizioni. Capezzone ha innanzitutto voluto sgombrare il campo dalle ricostruzioni allarmistiche diffuse da una parte del mondo politico, secondo cui la riforma introdurrebbe un giro di vite indiscriminato sui minori. "Segnalo peraltro un punto fondamentale, perché la sinistra ha immediatamente commentato a vanvera, non vengono aumentate le pene, non vengono distribuiti ergastoli o chissà quali cose terrificanti eccetera, si stabilisce solo l'età imputabile resta la stessa, 14 anni, in altri Paesi è a 10, in Inghilterra e in Galles per capirci, resta quella, 14 anni", ha spiegato il direttore, ricordando come il confronto con altri ordinamenti europei ridimensioni non poco la narrazione di una svolta punitiva. Il cuore della norma, secondo Capezzone, non riguarda dunque l'entità delle pene né l'abbassamento dell'età imputabile, ma un meccanismo più sottile e finora dato per scontato: la presunzione automatica di incapacità di intendere e di volere per i minori tra i 14 e i 18 anni. Un automatismo che, nella lettura del direttore, ha finito per produrre effetti paradossali proprio nei casi più gravi. "Mentre prima si dava per scontato che per il solo fatto di avere quell'età tu fossi incapace di intendere e di volere, beh adesso bisognerà dimostrarlo che il tipo è incapace di intendere e di volere, se hai un sedicenne con un coltello lungo così che si apposta, che ti fa male eccetera, occorrerà dimostrare che poverino era nel mondo dei sogni", ha affermato, con un tono volutamente tagliente per rendere plasticamente l'idea del rovesciamento dell'onere della prova. È nel passaggio successivo che l'intervento di Capezzone si fa più politico, con un'accusa diretta alle opposizioni che, a suo avviso, applicherebbero un doppio standard sulla questione dell'età anagrafica a seconda della materia in discussione. "Io vorrei capire come ragiona la sinistra, vorrebbero dare il voto ai sedicenni e magari sono d'accordo anch'io, ritengono - e qui non sono d'accordo anch'io - che uno possa da adolescente cambiare sesso, però invece se commetti un crimine devono dare per acquisito che è un bambino, che non si era reso conto di quello che faceva", ha detto il direttore, individuando in questa presunta contraddizione il punto debole della narrazione delle opposizioni. Capezzone ha poi concluso il suo ragionamento spostando l'attenzione dalle aule parlamentari alla vita quotidiana di chi, ogni giorno, si confronta con l'insicurezza urbana: pendolari, donne che rincasano da sole, giovani vittime di molestie. Un mondo che, a suo dire, nel dibattito sulla riforma resterebbe colpevolmente sullo sfondo. "Com'è possibile che la sinistra stia sempre dalla parte sbagliata, cioè non un pensiero, che ne so, al pendolare che viene rapinato, alla signora che torna a casa e ha paura sul portone, alla ragazza che viene molestata eccetera, ma la preoccupazione è per il bambino col coltello che è alto un metro e novanta e ti pianta un coltello addosso, ma come ragionate vorrei sapere, come ragionate?", ha chiosato, chiudendo l'intervento con una domanda retorica rivolta direttamente ai suoi interlocutori politici. Le parole di Capezzone arrivano in un momento in cui il confronto sulla riforma è tutt'altro che concluso: il testo dovrà infatti affrontare il vaglio parlamentare nelle prossime settimane, con le opposizioni che hanno già annunciato battaglia in commissione. Nel frattempo, però, l'intervento del direttore de “Il Tempo” ha avuto il merito, riconosciuto anche da alcuni commentatori non allineati, di riportare la discussione sui contenuti tecnici della norma, spostando l'attenzione dai titoli sensazionalistici ai reali meccanismi giuridici messi in campo dal legislatore. La discussione, complice anche la cassa di risonanza televisiva di "Zona Bianca", è destinata nei prossimi giorni ad allargarsi ulteriormente, coinvolgendo altri esponenti politici e opinionisti chiamati a prendere posizione su un tema che intreccia sicurezza, giustizia minorile e scontro ideologico tra maggioranza e opposizione.
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