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Valter, Sigfrido e l'alibi: perché questa favola scadente non è credibile
Oggi 13-08-26, 12:29
La domanda giusta è la seguente: ma voi ve la bevete? L'acqua del grande romanzo d'appendice dell'estate «Sigfrido alla conquista di Palazzo Chigi» non è potabile. L'unica cosa seria che si può fare è fondare una bella «società degli apoti». Ricordate? Giuseppe Prezzolini nel settembre 1922 scrisse un saggio su «La Rivoluzione liberale» di Piero Gobetti per dire che lui non la beveva: era un apota. La stessa cosa va fatta qua: come si spiega che la presunta vittima si adoperi per trovare un alibi per il presunto mandante dell'attentato che ha subito? La società degli apoti è indispensabile, necessaria, obbligatoria. Altrimenti diventiamo un popolo di fessi. Se ti bevi l'acqua di questo incredibile romanzo, degno del realismo-magico di Gabriel Garcia Màrquez, come minimo immagini che la democrazia e la libertà di espressione siano a rischio e corri a dire in Europa che quando le destre estreme sono al governo si scivola verso la tirannia. E così pensando di fare una cosa da grande statista fai una pessima figura perché quando poi capisci che non te la dovevi bere non sai come fare per recuperare credibilità. E dovresti chiedere scusa non tanto in Italia dove ogni scarrafone è bello a mamma sua, ma in Europa. Ma poi, dopo aver capito che l'acqua non è potabile, dovresti anche capire che è la fonte stessa dell'acqua che è avvelenata: il romanzo d'appendice, scritto da Valter Lavitola e che ha come protagonista Sigfrido Ranucci, è, appunto, un pamphlet, un feuilleton, dunque, un'imitazione letteraria di secondo, terzo livello mentre il modello originario è nel racconto fatto dalla politica e da intellettuali e scrittori dell'esistenza attuale del fascismo e della preziosa resistenza dell'antifascismo. Questo è il modello originario; il romanzo d'appendice firmato dall'ex direttore dell'Avanti e interpretato da Sigfrido è una imitazione. Naturalmente, è tutta roba scadente, sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista letterario. Ecco perché l'intuizione di Prezzolini è utile ancora oggi: la società degli apoti, di quelli che non se la bevono. Vedete dove si va a finire quando si crede ai mondi finti. Nell'imbarazzo. Nel grottesco. Nella vergogna. Tutti coloro che hanno creduto e hanno alimentato la favola del fascismo e della necessaria mobilitazione morale e sociale dell'antifascismo, ora si ritrovano a scrivere la cronaca giudiziario-letteraria di questo feuilleton la cui trama, che ha al centro un finto attentato, è chiaramente ispirata alla favola politica dei cattivi fascisti che perseguitano l'eroe senza macchia e senza peccato e senza paura dell'antifascista giornalismo d'inchiesta destinato a sconfiggere con il suo sacrificio i cattivi e a liberare il popolo vittima di inganni e soprusi. Se invece di credere ai mondi finti o, addirittura, se invece di fingere di credere ai mondi finti si fosse da subito detto «noi non la beviamo», adesso non si affogherebbe nella mostruosità barocca del grottesco, cercando ancora una volta di giustificare l'ingiustificabile e di credere nell'incredibile. Uno storico, Carlo Maria Cipolla, scrisse un librino diventato immortale: «Le leggi fondamentali della stupidità umana» (Il Mulino). Sono cinque. Mi sono permesso di aggiungervi la sesta che fa così: «Quando i non-stupidi non distinguono più il vero, il falso, il finto, allora, il potere degli stupidi non ha più limiti e conduce inesorabilmente il Paese alla rovina». Com'è possibile che una nazione intera, con il suo sistema dell'informazione, sia finito a lavorare con cronache, documenti, commenti (compreso questo che stai leggendo) su fatti diventati un romanzo d'appendice in cui la realtà è, insieme, vera, falsa, finta? L'unica salvezza è nella prezzoliniana società degli apoti. Che funziona così: quando il politico di turno inizia con le stronzate (in inglese è bullshit, sciocchezze, fandonie, bugie, quindi stronzate è termine tecnico) del fascismo/antifascismo è dovere morale degli apoti dirgli che sta dicendo stronzate. Altrimenti, a furia di tollerare si finisce poi nel migliore dei casi nel grottesco di oggi, nel peggiore col distruggere una nazione intera.
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