s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Vaticano, chi sostituirà Parolin. I tre nunzi italiani prediletti dal Papa
Oggi 05-09-26, 17:39
Nei giorni scorsi questo quotidiano ha analizzato l'indiscutibile stallo in cui versa il governo centrale della Chiesa dopo sedici mesi dall'elezione di Robert Francis Prevost al Soglio pontificio. Abbiamo descritto come la curia romana sia un apparato occupato ancora da uomini (e, per la prima volta nella storia, donne) nominati quasi totalmente da Bergoglio e approfondito la composizione del Collegio cardinalizio, anch'esso plasmato all'85% da Francesco, in attesa del primo Concistoro di questo ormai non più «nuovo» papa. C'è però un settore specifico su cui, diversamente da tutti gli altri del vertice ecclesiastico, Leone XIV ha messo mano con celerità e una certa disinvoltura: le rappresentanze diplomatiche della Santa Sede nel mondo. Già nelle primissime settimane del pontificato, il papa di Chicago ha voluto studiare con attenzione i dossier su tutte le nunziature più delicate ed importanti per la politica estera vaticana e, dopo appena un mese e mezzo, ha iniziato a spostare e nominare i suoi primi «ambasciatori». I motivi di quest'insolita fretta per un riflessivo come Prevost sono molteplici, vale la pena citarne almeno un paio. Il primo è indubbiamente la situazione geopolitica internazionale, con due guerre di fatto globali appena fuori l'uscio dell'Europa e rapporti personali abbastanza tesi con l'attuale inquilino della Casa Bianca. C'è però anche una questione legata ai singoli uomini e alle loro collocazioni pregresse effettuate da Francesco. Sotto il regno di Bergoglio, la segreteria di Stato e la rodata macchina diplomatica della Santa Sede erano state vigorosamente ridimensionate. Il pontefice argentino aveva infatti l'abitudine - in questo come in tutti gli altri settori di agire personalmente, o per tramite di una manciata di fedelissimi, anche su questioni di politica estera e nei rapporti tra il Vaticano e i singoli stati. In pratica, mutuando una celebre frase di Pio XII, Francesco non gradiva «collaboratori, ma semplici esecutori». Prevost, che non viene dalle pampas ma dalla prima super potenza mondiale, ha capito subito che la fitta rete di nunzi apostolici dislocati nelle varie sedi diplomatiche estere aveva bisogno di un immediato ricambio. Tra i numerosi rappresentanti vaticani spostati di nunziatura o nominati ex novo in questi mesi, tre in particolare destano una certa attenzione e l'invidia di molti della vecchia guardia bergogliana. Tutti e tre sono molto stimati da Leone ma hanno anche un'altra particolare caratteristica che li accomuna: sono italiani. Monsignor Piero Pioppo, Nunzio apostolico spoMonsignor Paolo Rudelli stato dall'Indonesia alla Spagna dopo una lunga battaglia diplomatica (che Il Tempo aveva rivelato in anteprima mesi fa) con il governo di Pedro Sànchez, Mons. Gabriele Giordano Caccia, che Prevost ha spostato dall'incarico di Osservatore permanente presso l'Onu a quello ben più delicato di Nunzio a Washington e Paolo Rudelli, nuovo Sostituto per gli Affari generali della segreteria di Stato, sono le tre punte di diamante della diplomazia leonina. I loro nuovi incarichi, per di più, sono tutti tradizionalmente cardinalizi e la provenienza geografica faciliterebbe il pontefice nella scelta del suo prossimo primo ministro. D'altronde, se in Vaticano non esiste una vera e propria prassi consolidata che preveda un segretario di Stato italiano nel caso in cui il papa sia straniero, nei fatti è così da cinquant'anni a questa parte. È quindi verosimile ritenere che quando Leone XIV deciderà di sostituire il cardinale Parolin sceglierà un diplomatico che ha origini nel nostro Paese. Su tutti spicca la figura di Piero Pioppo, il cui passato lo lega ad un certo mondo tradizionale e in particolare alla figura del potentissimo cardinale Angelo Sodano, del quale è stato segretario personale per molto tempo e che lo ha instradato alla carriera diplomatica. Con Tarcisio Bertone, nemico giurato del suo predecessore in segreteria di Stato, Pioppo fu allontanato dalla Città del Vaticano e spedito nella nunziatura in Camerun e Guinea Equatoriale; con Bergoglio e Parolin, invece, venne spostato ancora più lontano, in Indonesia. Solo nei suoi ultimi mesi di vita Papa Francesco si ricredette su questo diplomatico savonese e dopo il faticosissimo viaggio dell'autunno 2024 in Asia e Oceania dette incarico a Parolin di cercare una sede più vicina e appropriata per quell'uomo tanto emarginato negli ultimi due decenni. Non ha fatto in tempo, ma ha rimediato Leone XIV imponendosi sul governo di Madrid dapprima intenzionato a negare l'agreement al nuovo Nunzio in Spagna scelto dal pontefice. Oltretevere la fama di Piero Pioppo cresce di giorno in giorno, al pari della fiducia che Prevost ripone in lui, e sono molti i prelati pronti a scommettere che sarà proprio lui il futuro segretario di Stato di Leone XIV.
CONTINUA A LEGGERE
5
0
0
