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Andrea Sempio, la guerra tra Procure dietro l'indagine: cosa sta emergendo
Ieri 10-05-26, 11:35
Per capire come nasce l’inchiesta bis della procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi e il guazzabuglio giudiziario che ha finito per mettere magistrati contro magistrati, tra sospetti di corruzione e accuse di indagini lacunose, bisogna partire da un elemento che i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano individuano nelle 310 pagine di informativa che, a diciannove anni dal delitto di Garlasco, riscrive la storia del crimine. Una ricostruzione che escluderebbe Alberto Stasi - ex fidanzato di Chiara e unico condannato in via definitiva aprendo per lui la strada a una possibile revisione del processo, e indicando invece come unico autore dell’omicidio Andrea Sempio, amico storico del fratello della vittima. In questa nuova verità investigativa c’è un episodio del 24 dicembre 2016 che vede protagonista il colonnello Maurizio Pappalardo, indicato dagli investigatori come uno dei protagonisti del cosiddetto “sistema Pavia”, una rete opaca di rapporti tra magistrati, imprenditori e politici che, secondo le indagini, avrebbe operato anche negli ultimi anni all’interno del Palazzo di giustizia pavese. Pappalardo, recentemente condannato per corruzione e stalking, nel 2016 si sarebbe presentato in Procura a Pavia e avrebbe fotografato con il cellulare alcuni atti segreti dell’inchiesta appena aperta su Sempio, iscritto nel registro degli indagati il giorno precedente alla prima riapertura del caso Garlasco. Dall’analisi del telefono di Pappalardo, gli investigatori avrebbero accertato che il dispositivo si trovasse in un’area del tribunale «compatibile proprio con l’ufficio occupato, ora come allora, dal Procuratore aggiunto». Il riferimento è a Mario Venditti, che all’epoca coordinava l’ufficio inquirente pavese e che oggi è indagato dalla procura di Brescia insieme al padre di Sempio con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari. È l’attuale procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone, dopo il suo insediamento nel 2021, ad avviare gli approfondimenti sul cosiddetto “sistema Pavia”. Ed è sempre Napoleone che, sulla base di vecchi elementi emersi nella prima indagine lampo su Sempio, decide nel 2023 di riaprire d’ufficio il caso. È proprio dopo l’apertura della nuova inchiesta che emerge un altro elemento ritenuto centrale dagli investigatori. Durante la perquisizione del 14 maggio 2025 a casa di Sempio, i carabinieri trovano all’interno di un libro un pizzino attribuito al padre del 38enne con la scritta: «Venditti Gip Archivia X 20, 30 €». Secondo gli investigatori, il riferimento sarebbe all’archiviazione ottenuta nel 2017 dallo stesso Sempio nell’inchiesta il cui elemento centrale era il Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi. In un secondo appunto sequestrato, il padre dell’indagato avrebbe annotato anche che, una volta archiviato il procedimento, il figlio «non potrà più essere indagato». Ricevuta l’informativa, Napoleone trasmette gli atti alla procura di Brescia, competente sui magistrati pavesi, che apre un fascicolo ipotizzando il reato di corruzione in atti giudiziari nei confronti di Venditti e del padre di Sempio. Il sospetto degli investigatori è che l’ex procuratore aggiunto possa aver favorito quell’archiviazione in cambio di una mazzetta compresa tra i 20 e i 30 mila euro. Accuse che Venditti, oggi in pensione, ha sempre respinto. L’inchiesta bresciana, intanto, è ormai vicina alla chiusura dopo mesi di tensioni investigative e scontri giudiziari. Il procedimento è stato segnato anche da un lungo contenzioso, tra ricorsi e controricorsi, sui dispositivi elettronici sequestrati all’ex magistrato e successivamente dissequestrati, oltre che dalla riassegnazione del fascicolo a due nuovi pm dopo che le titolari dell’indagine avevano rimesso il mandato al procuratore capo Francesco Prete. Ma nell’intreccio tra Napoleone e Venditti compare ora anche la figura dell’ex sostituta procuratrice generale Laura Barbaini. Nel 2014 Barbaini fu la pubblica accusa nel processo d’appello bis a carico di Stasi, che chiese e ottenne la condanna definitiva confermata dalla Cassazione l’anno successivo. Secondo quanto emerge dagli atti, quando Venditti dispose l’archiviazione di Sempio nel 2017 lo fece anche sulla base di una memoria trasmessa proprio da Barbaini. Ora il nome dell’ex sostituta pg compare anche in un’intercettazione tra i genitori di Chiara Poggi e l’avvocato Tizzoni all’interno dell’informativa dei carabinieri di Milano dove Barbaini avrebbe suggerito al legale di rivolgersi alla Procura generale di Milano per farla «intervenire formalmente» sulle nuove indagini dei magistrati pavesi. Una mossa che i carabinieri leggono «quasi a ipotizzare un potere censorio sulla legittima attività della Procura di Pavia». Passaggio che difficilmente resterà fuori dal dossier che Napoleone ha appena trasmesso all’attuale procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, il cui ufficio ora dovrà valutare se i nuovi elementi raccolti a discarico di Stasi possano sostenere una richiesta di revisione del processo, sollecitata dalla procura di Pavia. Una decisione delicata, perché arriva proprio dall’ufficio giudiziario che, dodici anni fa, sostenne l’accusa culminata nella condanna definitiva di Stasi.
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