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Politica
Beatrice Venezi cacciata: se sei di destra non lavori
Oggi 27-04-26, 13:50
C’era una volta la Fenice. Anzi no: c’è ancora. Perché, come sempre a Venezia, si muore e si rinasce con una certa regolarità, quasi fosse una forma d’arte applicata alla gestione teatrale. E così anche il “caso Venezi” si chiude, o almeno pare chiudersi, tra sospiri di sollievo e soddisfazioni più o meno dichiarate. A beneficio di chi aspettava questo epilogo con impazienza - e non erano pochi- la vicenda di Beatrice Venezi al Teatro La Fenice si conclude ufficialmente. A sorpresa, però, la più sollevata sembra essere proprio lei: per la direttrice è la fine di un incubo. E mentre a Venezia il sipario cala, Venezi guarda altrove. Lontana dalle polemiche, al Teatro Colón, dove il rapporto con il pubblico e l’orchestra torna semplice, diretto e affettuoso. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47443062]] L’incubo, in realtà, era iniziato mesi prima, ben prima dell’atto finale. Già dall’annuncio della sua nomina a direttrice musicale, lo scorso settembre, si era scatenata una vera e propria gogna mediatica: insulti, ironie, prese di posizione spesso feroci, riversate senza tregua nei blog e negli spazi digitali. Un coro variegato- talvolta competente, talvolta meno che ha contribuito a creare un clima rovente attorno a una figura diventata rapidamente simbolica. Ed è proprio qui che la vicenda cambia natura. Perché, al netto delle dichiarazioni e delle polemiche, il cuore della questione appare fin dall’inizio essenzialmente politico. Un conflitto che travalica il merito musicale e si inserisce in dinamiche più ampie, dove il teatro diventa terreno di rappresentazione. Non stupisce allora che l’epilogo segua un copione noto. Il sovrintendente, facendo leva su una dichiarazione rilasciata alla stampa - giudicata controversa e, secondo Venezi, malinterpretata - e dopo altri segnali emersi nei mesi precedenti, decide di revocare l’incarico. Il tutto formalizzato con l’avallo del ministro Alessandro Giuli. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47448589]] Una conclusione che, più che chiudere, cristallizza le posizioni. Da una parte l’istituzione, dall’altra l’artista, che potrebbe denunciare un uso pretestuoso delle sue parole e leggere l’intera vicenda come l’esito di una tensione costruita nel tempo. E la Fenice? Fa ciò che le riesce meglio: attraversa il fuoco, consuma un’altra crisi e si prepara a rinascere ancora. Ma la domanda resta: cosa accadrà adesso? Facile immaginarlo. Al sovrintendente non resterà che nominare un nuovo direttore - o una nuova direttrice- dal curriculum inattaccabile. Una figura capace di mettere tutti d’accordo: con il gesto di Zubin Mehta, la genialità di Carlos Kleiber, il suono di Herbert von Karajan e il rigore di Arturo Toscanini. Possibilmente riuniti in una sola persona. Se esiste. Altrimenti, ci si accontenterà, come sempre. Resta però una sensazione difficile da ignorare: che questa vicenda travalichi i confini del teatro. Le ipotesi si rincorrono, tutte plausibili. Che il tutto si inserisca in un clima più ampio, segnato anche dagli esiti recenti del referendum e dalle inevitabili conseguenze politiche, è un’idea che aleggia con insistenza. Non si tratta di “fare pulizia”, quanto piuttosto di un riallineamento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47448600]] Se così fosse, il caso Venezi rappresenterebbe uno dei primi segnali. Le prime cannonate, per così dire, di una campagna elettorale che si annuncia vivace. Il teatro, ancora una volta, come specchio del Paese. O forse, più semplicemente, come il suo palcoscenico più sincero.
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