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Berlino, bambini e donne incatenati in una rappresentazione religiosa sciita. Davvero questa è civiltà?
Oggi 29-06-26, 05:30
Il 27 giugno 2026, nel cuore di Berlino, durante una processione religiosa sciita per la commemorazione dell’Ashura, si sono viste immagini destinate a far discutere. Bambini legati con corde insieme a donne completamente velate, in una rappresentazione che richiamava la prigionia dei familiari dell’Imam Husayn dopo la battaglia di Karbala. Una scena che ha suscitato polemiche anche in Germania, tanto che la polizia è intervenuta chiedendo agli organizzatori di interrompere quella rappresentazione. Al di là del significato storico e religioso attribuito dagli organizzatori, resta una domanda che non può essere ignorata. È davvero questa è l’integrazione che l’Europa vuole costruire? È normale che dei bambini e delle donne vengano coinvolti in una rappresentazione pubblica che li mostra come prigionieri? È questo il messaggio educativo che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni? Siamo da sempre favorevoli alla libertà di culto e alla libera espressione di ogni religione. Ma la libertà religiosa non può diventare una zona franca. Chi sceglie di vivere, manifestare o essere ospitato in un Paese democratico ha anche il dovere di rispettarne le leggi, i principi, i valori e la cultura civile di quel paese. Se determinate rappresentazioni richiamano immagini che appaiono incompatibili con i principi di una società democratica, è giusto interrogarsi sulla loro opportunità nello spazio pubblico. Il rispetto delle tradizioni non può mai prevalere sul rispetto della dignità della persona. Le stesse autorità tedesche hanno ritenuto necessario intervenire. Un fatto che dimostra come quelle immagini abbiano suscitato forti perplessità anche nel Paese che ha ospitato la manifestazione. Le domande, allora, si sollevano inevitabilmente. Davvero questa è civiltà? Davvero una rappresentazione religiosa sciita che mostra bambini incatenati e donne legate è compatibile con i principi della nostra società? Oppure è arrivato il momento di affermare con chiarezza che qualsiasi manifestazione pubblica, indipendentemente dalla religione professata, debba rispettare senza eccezioni la dignità dei bambini, delle donne e di ogni essere umano? Perché il rispetto delle tradizioni è sicuramente un valore. Ma scene come questa non rappresentano i nostri valori occidentali, non sono compatibili con i principi della nostra società e fanno rabbrividire solo a guardarle. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza: rispettare una tradizione non può mai significare rinunciare alla tutela dei bambini, delle donne e dell’essere umano, a prescindere.
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