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Cultura e Spettacolo
Biennale di Venezia, si dimette la giuria. I visitatori sceglieranno i due Leoni
Oggi 01-05-26, 11:48
C’è del cinema a Venezia, e questo si sapeva, ma stavolta la Mostra al Lido non c’entra, parliamo di Biennale, e dell’ultimo colpo di scena dopo settimane ad alta tensione. Se mercoledì da Roma sono sbarcati gli ispettori mandati dal ministero della Cultura, ieri si è dimessa in blocco la Giuria Internazionale della 61esima Esposizione d’Arte. Via tutto il gruppo presieduto da Solange Farkas e composto da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, la pattuglia in rosa responsabile dell’esclusione dei premi «ai Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale internazionale», quindi Israele e Russia. Scelta contestatissima non solo in Italia ma pure all’estero in un momento nel quale di tutto c’è bisogno tranne che di nuovi teatri di guerra. Il mondo artistico a Venezia era già in subbuglio e non solo per il caso Venezi, nel senso di Beatrice, direttrice d’orchestra voluta e poi scaricata dal sovrintendente della Fenice per alcune esternazioni sulla stampa straniera, ma ora soprattutto per la rivoluzione in atto alla Biennale. La cerimonia di premiazione si sarebbe dovuta tenere il 9 maggio, sarà tra otto giorni ma in semplice forma di apertura dell’Esposizione, niente pompa magna perché l’evento vero è slittato a domenica 22 novembre, ultimo giorno di apertura ai visitatori, e con novità relative ai premi. Rientrano infatti in concorso Russia e Israele e nascono due Leoni dei Visitatori, i premi popolari, che saranno votati da coloro che visiteranno la mostra, dedicati al miglior partecipante e alla migliore Partecipazione Nazionale dell’Esposizione, alla quale concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti, come da lista ufficiale, per cui anche Russia e Israele. Beninteso, c’erano già stati in passato eventi eccezionali per i quali la premiazione era slittata, ad esempio nel 2021 durante il Covid, ma stavolta è la politica ad avere scompaginato i piani, ora è il caso russo ad avere agitato le acque della Serenissima. Da una parte il ministro della Cultura Alessandro Giuli, fedelissimo della premier Giorgia Meloni, dall’altra il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale di destra con idee proprie non sempre in linea con il Fratelli d’Italia e con le granitiche convinzioni di Palazzo Chigi in merito alle responsabilità di Mosca. Così se la premier riconosce a Buttafuoco di essere «capacissimo» nel suo lavoro, allo stesso tempo dichiara: «Io al suo posto non avrei fatto la scelta sul Padiglione russo». E in quanto agli ispettori, «chiedete al ministro Giuli, perché presumo lui abbia fatto questa scelta», ha risposto. Intanto dal Collegio romano, sede del Mic, dove gli ispettori avrebbero già fatto ritorno, si rende noto che l’addio è stato del tutto autonomo e indipendente. «Nessun commissariamento», dice un comunicato. Ma l’avventura della prima Giuria interamente al femminile nominata a Ca’ Giustinian è finita dopo appena nove giorni. La nomina della Farkas e delle colleghe era stata annunciata il 22 aprile, in giorni dominati dallo scontro tra Buttafuoco, il governo e l’Ue sul ritorno della Russia alla Biennale. E in appena 24 ore proprio la giuria aveva aperto un altro fronte su questa travagliata esposizione, annunciando che si sarebbe astenuta dall’assegnare Leoni d’Oro o d’Argento a Israele e Russia. Una “punizione” che per gli artisti israeliani suona tanto di antisemitismo e censura politica. La presidente si era difesa parlando di «impegno perla difesa dei diritti umani nello spirito del progetto curatoriale di Koyo Kouoh», la curatrice dell’Esposizione che aveva pure suggerito i nomi delle giurate e Ca’ Giustinian, a caldo, ha difeso la «piena autonomia e indipendenza di giudizio nell’esercizio delle proprie funzioni» delle giurate. Un affronto, invece, per le autorità d’Israele arrivate a parlare di «falso indottrinamento politico contro di noi». E ieri, dopo la notizia delle dimissioni dell’intera giuria, il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, si è complimentato su X. «Il messaggio è chiaro», ha scritto, «non c’è posto per la politica, i boicottaggi e l’antisemitismo nel mondo della cultura. Questa visione è condivisa da Israele e dall’Italia. È stata sventata l’esclusione di Israele e la scelta passa al grande pubblico».
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