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Salute
Cancro, niente zucchero sotto i due anni: -69% in età adulta, cifre pazzesche
Oggi 06-08-26, 08:44
C’è un periodo della vita in cui una semplice scelta alimentare potrebbe lasciare un’impronta destinata a cambiare il nostro destino. È quello dei primi mille giorni, dal concepimento fino ai due anni di età, una finestra biologica cruciale durante la quale l’organismo costruisce le basi del proprio futuro metabolico e immunitario. E proprio in questa fase, limitare il consumo di zuccheri potrebbe tradursi in un beneficio che arriva fino all’età adulta: meno tumori, un invecchiamento biologico più lento e un cervello più sveglio. È la conclusione di uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), firmato da Chen Zhu e Weilong Zhang, che ha analizzato i dati di 64. 761 partecipanti della UK Biobank. La ricerca sfrutta un evento storico unico: la fine improvvisa del razionamento dello zucchero nel Regno Unito nel settembre del 1953. Un cambiamento tanto netto da trasformarsi, per gli epidemiologi, in un prezioso “esperimento naturale”, capace di mostrare cosa accade quando intere generazioni vengono esposte a quantità diverse di zucchero proprio nei primissimi anni di vita. I risultati sono sorprendenti. Le persone che avevano trascorso una parte maggiore dei primi mille giorni sotto il regime di razionamento presentavano, oltre mezzo secolo dopo, un’incidenza significativamente inferiore di diversi tumori. La riduzione più marcata riguarda il tumore del fegato e dei dotti biliari intraepatici, con un rischio inferiore del 69%. Ma il vantaggio emerge anche per il tumore della prostata (-52%), del polmone (-41%), del retto (-40%) e della mammella (-36%). Numeri che si inseriscono in un filone di ricerca ormai consolidato. Da tempo, infatti, l’eccesso di zuccheri è considerato uno dei fattori che favoriscono alterazioni metaboliche associate allo sviluppo di molte patologie croniche. L’iperglicemia persistente, l’insulino-resistenza, l’infiammazione di basso grado e la riprogrammazione del metabolismo cellulare rappresentano meccanismi biologici che possono creare un terreno favorevole anche alla comparsa di alcuni tumori. Finora, tuttavia, mancava una dimostrazione convincente che l’esposizione agli zuccheri nelle primissime fasi della vita potesse influenzare il rischio oncologico cinquant’anni dopo. Per rispondere a questa domanda i ricercatori hanno approfittato di una circostanza irripetibile. Nel dopoguerra il Regno Unito mantenne il razionamento dello zucchero, come già detto, fino al settembre 1953. Chi era nato poco prima di quella data trascorse i primi mesi o anni di vita con una disponibilità limitata di zucchero; chi nacque subito dopo ebbe invece accesso a un’alimentazione molto più ricca di prodotti zuccherati. Il confronto tra queste coorti ha consentito di valutare gli effetti a lunghissimo termine di un’esposizione precoce differente. Gli individui cresciuti durante il razionamento, pur vivendo in un’epoca di abbondanza, continuavano circa cinquant’anni più tardi a consumare meno zuccheri, introducevano meno calorie complessive e seguivano un’alimentazione più varia e qualitativamente migliore. Un dato che suggerisce come il desiderio per il gusto dolce possa formarsi molto precocemente e rimanere stabile nel corso della vita. Il secondo aspetto riguarda invece la biologia dell’invecchiamento. Nei partecipanti esposti al razionamento sono stati riscontrati telomeri leucocitari più lunghi. I telomeri, le strutture che proteggono le estremità dei cromosomi, rappresentano uno dei più noti indicatori dell’età biologica delle cellule. La differenza osservata equivale, secondo gli autori, a circa 2, 2 anni in meno di invecchiamento biologico. Non solo, gli stessi mostravano anche livelli inferiori di Granzyme B, una proteina coinvolta nella risposta immunitaria. Un dato interpretato come segnale di una minore attivazione infiammatoria cronica, condizione che la letteratura scientifica associa a numerose malattie legate all’età, comprese quelle oncologiche. Una lezione che arriva dal passato e che potrebbe orientare le politiche sanitarie del futuro. ■.
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