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Politica
Caso Minetti, il Colle spiega alla sinistra come funziona la grazia
Oggi 05-06-26, 11:22
Irritato no, perché a 84 anni, con tutte quelle che ha visto, per irritare Sergio Mattarella ci vuole altro. Determinato e “rullo compressore” come raramente lo si è visto nei suoi due mandati, però sì. Il capo dello Stato ha chiuso ieri il “caso Minetti”. Le chiavi gliele aveva già date la procura generale di Milano, con la relazione e i documenti trasmessi al Quirinale tramite il ministro Carlo Nordio. Sono le carte in cui le toghe hanno scritto che dagli accertamenti fatti su richiesta del Colle «non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito». Serviva però l’atto finale, ed è arrivato con una nota della presidenza della repubblica, in cui si comunica che Mattarella «ha preso atto con rispetto delle conclusioni della procura generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato». Amen. Se questo ormai era scontato, non lo è il resto della nota, in cui il Quirinale spiega i criteri usati. È un rigoroso comunicato istituzionale, non ci sono riferimenti espliciti a nessuno, ma chi ha seguito la vicenda da vicino fa presto a decrittare un testo nel quale si contano almeno quattro passaggi molto forti. Dedicati al Fatto Quotidiano, e non solo. Il primo è quello in cui, «per corretta e autentica informazione», si ricorda che «da oltre undici anni», ossia dal 3 febbraio 2015, data che segna l’inizio del primo mandato di Mattarella, «quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia». Significa che le «finalità umanitarie» sono l’unica cosa che interessa alla prima carica dello Stato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48030377]] Quale fosse la questione umanitaria lo avevano spiegato gli stessi uffici quando era diventata pubblica la notizia della grazia a Minetti. La concessione di quell’atto di clemenza, spiegava un comunicato dell’11 aprile, «si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati». Questa, ha ammonito ieri Mattarella, è l’unica cosa che per lui conta davvero. Non le «considerazioni estranee» espresse sui giornali e in televisione (soprattutto nelle trasmissioni militanti di La7) dai tanti che lo hanno criticato per quella decisione. Se per lui la grazia è giusta dal punto di vista umanitario, lo è a prescindere da ogni considerazione politica che chiunque potrebbe fare: sono “ragioni” che lui non sente. Secondo passaggio chiave: «Per il decreto di grazia in questione», si legge nella nota di ieri, «il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali». Avrebbe dovuto fare diversamente in questo caso, perché la clemenza riguardava una donna che era stata vicina a Silvio Berlusconi? Certo, a sinistra lo pensano in tanti. Alcuni opinionisti lo hanno scritto e detto in televisione: il Cavaliere e chi ha condiviso una parte della sua avventura meritano un trattamento differenziato da parte delle istituzioni. Non è il modo in cui Mattarella intende il proprio incarico, però. Il terzo passaggio è dedicato ai teorici del complotto “mattarellian-berlusconiano”. Che fa ridere solo a pensarci, ma il Fatto ha spiegato così il «gran segreto» con cui Mattarella ha concesso la grazia a Minetti: una procedura particolare, scelta affinché il popolo non sapesse del favore fatto dal capo dello Stato all’ex amica del fondatore di Forza Italia. Il Quirinale ha dimostrato che tutto è stato fatto «senza alcuna inconsueta segretezza». Lo ha fatto usando i numeri: «Nel mandato presidenziale in corso da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48027857]] Il «gran segreto», insomma, è stato adottato in oltre il 70 per cento dei casi. Perché? Perché così viene fatto ogni volta in cui la concessione della grazia è legata a «dati sensibili malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati - che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione». Il quarto affondo riguarda proprio l’obbligo di mantenere la riservatezza su questi dati: «La Presidenza della Repubblica osserva il rispetto del divieto della loro diffusione». Questo divieto, però, non riguarda solo il Colle, ma chiunque faccia comunicazione, a iniziare dai media. Molti dei quali, nel tentativo di smontare le ragioni della concessione della grazia, hanno divulgato ogni dettaglio, inclusi il nome e la patologia, del bambino uruguayano che Minetti e il suo compagno, Giuseppe Cipriani, hanno adottato. Il messaggio è semplice: qui si rispettano i diritti degli individui, a differenza di chi è ricorso a ogni mezzo pur di screditare la decisione di Mattarella. Quanto a Nordio, considera la vicenda chiusa da mercoledì, ma ieri, al termine del consiglio dei ministri, gli è stato chiesto di tornare sull’argomento. Ha risposto che quello condotto nei confronti del Quirinale è stato un attacco fatto di «fake news», ha ringraziato Mattarella (che a sua volta lo aveva ringraziato) e i magistrati di Milano. Quanto all’opposizione che aveva chiesto le sue dimissioni, l’ha invitata a riflettere sul fatto che la critica «diventa quasi ridicola se si fonda sulla credulità di alcune insinuazioni, dimostrate, come era evidente, del tutto infondate». Il guardasigilli ora deve decidere l’entità del risarcimento da chiedere in sede giudiziaria a Bianca Berlinguer, per la puntata di È sempre Cartabianca in cui Sigfrido Ranucci, in veste di ospite, ha riferito che una sua «fonte» aveva visto lo stesso Nordio nel ranch uruguayano di Cipriani e Minetti. Una bufala per cui Ranucci si è scusato, la conduttrice no. La cifra, a quanto si apprende, dovrebbe essere compresa tra i 10mila e i 50mila euro. Da devolvere a un ente di assistenza all’infanzia. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48022648]]
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