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Ceuta, ma quella di Sánchez possiamo chiamarla "remigrazione"?
Oggi 02-08-26, 09:36
Nella faccenda di Ceuta a far scalpore, oltre alla portata visiva e numerica dell’evento, è stata la reazione del premier socialista Pedro Sánchez: l’impiego dell’esercito e l’avvio di un’operazione di respingimenti lampo che ha portato all’allontanamento (a suo dire, ma non verificato) di oltre 48mila persone in meno di 48 ore. Roba da reazionari. Un’azione drastica, rivendicata con orgoglio da Madrid. Definendo le entrate irregolari «un attacco alla sovranità e all’integrità territoriale» (Vannacci pare un chierichetto), e appellandosi agli accordi bilaterali risalenti al 1992 con il Marocco, Pedrito ha dribblato ogni accusa di discriminazione, utilizzando un maquillage giuridico-lessicale: «Rimpatri volontari». E qui cominciamo a muoverci su una tagliente lama politica. L’allontanamento coatto e sistematico di soggetti senza alcun titolo per stare sul suolo spagnolo (in molti video si sentono scavallare il confine gridando Allah Akbar), eseguito da un governo di sinistra, viene considerato virtù istituzionale e democratica: mentre la stessa fermezza invocata dalle destre europee è bollata come eversiva, fascista. La remigrazione se è “alla Sánchez” si può fare... non è più una parolaccia. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48756475]] MISTIFICAZIONI I fan di Pedrito si appigliano al fatto che “bastano 200 metri e un cancello aperto per tornare in Marocco, non c’è stata alcuna remigrazione”, “sono andati via da soli”, “sempre in Africa erano” (mistificando ad arte giurisdizioni e geografia). Ed è vero che la quasi totalità di questi «rimpatri» non è avvenuta tramite decreti di espulsione individuale, formalizzati con lunghi iter amministrativi e voli di linea o di Stato, ma in collaborazione operativa con Rabat attraverso il valico di Tarajal e, probabilmente, con i marocchini persuasi anche dallo schieramento di Guardia Civil ed esercito, constatando l’impossibilità di proseguire. Senza i militari questi sedicenti «disperati» si sarebbero fermati? Oggi però, di fronte all’azione di Madrid, la stessa sinistra dell’accoglienza a tutti i costi appare in cortocircuito. Il pugno duro contro migliaia di irregolari viene derubricato a «doveroso ripristino della legalità», trovando la piena condivisione o il silenzio-assenso di chi fino a ieri predicava porte aperte (anche sugli oltre 80 morti. Immaginate una situazione simile all’interno del territorio italiano Lampedusa?- che reazioni provocherebbe). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48754814]] Da sempre la narrativa progressista si fonda sulla critica ai muri e ai respingimenti. Quando i partiti di centrodestra avanzano proposte volte al contenimento dei flussi irregolari o all’allontanamento dei clandestini, la replica è un disco rotto e stridente: «discriminazione», «violazione dei diritti umani» eccetera. Ora si arriva ad accusare il governo Meloni di essere «ridicolo» (Ilaria Morani, Pd) per aver sospeso Shengen «nel momento in cui i migranti (li chiama così... nda) sono stati rimpatriati in Marocco» ignorando due aspetti: 1) 22 su 27 Stati europei hanno subito appoggiato la strategia-Meloni, preoccupati di non creare nessun precedente in futuro ingovernabile; 2) la mano pesante immediata sulle frontiere è stato un segnale di deterrenza che ha probabilmente contribuito a togliere spinta sul nascere a una potenziale “bomba”, che sia stata spontanea, architettata dalle mafie dell’immigrazione come sostiene Sánchez, oppure dallo stesso governo marocchino come rappresaglia verso Madrid per mutati interessi politici in Nordafrica. E in effetti, una simile e rapida unità d’intenti comunitaria raramente si era apprezzata. Strano che i partiti di sinistra (italiani in testa) non siano d’accordo, vero?
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