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Chiesa Cattolica, lo scisma è ufficiale: ecco chi brinda in Vaticano
Oggi 01-07-26, 11:07
E' scisma tra la Chiesa cattolica e la FraterniàSacerdotale San Pio X, i cosiddetti lefebvriani. Con la consacrazione a Econe, in Svizzera, di quattro nuovi vescovi (senza il mandato pontificio), èscattata automaticamente la scomunica latae sententiae ufficializzando quindi la rottura con il Vaticano. Tutto si ripete esattamente come 38 anni fa, quando l'arcivescovo francese Marcel Lefebvre ordinòquattro vescovi della Fraternità, che diede il via al primo scisma. I quattro vescovi ordinati, contro la volontàdel Papa sono: Pascal Schreiber (Svizzera, 53 anni), Michael Goldade (Stati Uniti, 46 anni), Michel Poinsinet de Sivry (Francia, 42 anni) e Marc Hanappier (Francia, 36 anni). Di seguito, il commento di Antonio Socci pubblicato su Libero in edicola oggi, mercoledì 1 luglio. È probabile che finisca male. Salvo colpi di scena, le consacrazioni episcopali annunciate, per oggi, dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X a Écône ci saranno e arriverà la conseguente scomunica latae sententiae della Santa Sede. È un dramma per la Chiesa. Basta considerare che la Fraternità S. Pio X, a cui fanno riferimento circa 700 mila fedeli, oggi ha 733 sacerdoti (202 nel 1988) e sta formando 264 seminaristi. Se si tiene presente che quest’anno l’ultra progressista Chiesa Cattolica tedesca ordinerà 30 sacerdoti, in tutta la Germania, il dramma appare chiaro. Anche i lefebvriani hanno grosse difficoltà, pure con le vocazioni, ma i vescovi progressisti sono alla disperazione. Per questo la lettera paterna che il Papa ha scritto ieri a Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità, fondata il 1° novembre 1970 da mons. Marcel Lefebvre, è molto addolorata. Leone XIV afferma, fra l’altro, che «la Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità» e aggiunge: «colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!» Chiede di «considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione». Poi dichiara che «la Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa». Leone XIV conclude ricordando che «lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità»: un argomento che dovrebbe trovare orecchie e cuori sensibili fra chi afferma di amare la Chiesa Cattolica e la Tradizione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48381949]] Certo, ci sarà chi obietta che questo appello sembra un atto formale per poter dire che la Santa Sede ha fatto ciò che doveva, tanto è vero che arriva all’ultimo minuto e al recente Concistoro neanche era all’ordine del giorno. Ma non è mai troppo tardi per evitare enormi danni. Pure chi è sensibile ai temi a cui tiene la Fraternità S. Pio X ha chiesto a don Pagliarani di fermarsi. Si può citare il caso di mons. Nicola Bux (già collaboratore di Benedetto XVI per la liturgia) che ieri, subito dopo la pubblicazione della lettera del Pontefice, ha scritto: «Cari fratelli della Fraternità Sacerdotale San Pio X: Pietro ha parlato per bocca di Leone. Ascoltatelo! Ubi Petrus ibi Ecclesia. Dov'è Pietro, ivi è la Chiesa: non altrove». Purtroppo si ha la sensazione che sia da una parte che dall’altra ci sia chi non avverte la drammaticità di uno scisma. Nel mondo della Fraternità S. Pio X c’è chi ritiene di essere “la vera Chiesa” e considera la Chiesa guidata dal Papa ormai lontana dalla Tradizione di cui certi lefebvriani si ritengono i depositari. Forse ci sarà pure chi tiene anzitutto al suo orticello, come accade in tutte le realtà umane. Talvolta l’amore al proprio particolare prevale. Lo si è capito anche da come è stata perduta la grande occasione rappresentata dal pontificato di Benedetto XVI che il 7 luglio 2007 promulgò il motu proprio Summorum Pontificum con cui dichiarò che la forma straordinaria del Rito Romano (la Messa tridentina) non era mai stata abrogata (così liberalizzò la celebrazione della “Messa antica”). E il 21 gennaio 2009 rimosse la scomunica latae sententiae dei quattro vescovi della Fraternità S. Pio X ordinati da mons. Lefebvre nel 1988. Queste due decisioni furono prese da Benedetto XVI per la riconciliazione nella continuità, per valorizzare il buono della tradizione pre-conciliare senza negare il Concilio Vaticano II, anzi nel pieno rispetto del suo vero insegnamento. Poteva e doveva essere la ricostruzione di una piena unità, di una piena comunione, ma così non fu e i tradizionalisti hanno le loro responsabilità. Ma molte ne ha quel mondo cattoprogressista che avversò le decisioni di Ratzinger e che poi, con Bergoglio, ha preso il potere in Vaticano. Non a caso il papa argentino, il 16 luglio 2021, ha di fatto cancellato lo spirito e la lettera del Summorum Pontificum di Benedetto XVI con il motu proprio Traditionis Custodes, che revoca la liberalizzazione delle celebrazioni nel Vetus Ordo. Gli anni di Bergoglio, durante i quali è dilagato nella Chiesa il modernismo teologico, hanno sicuramente allargato la distanza fra Roma e la Fraternità S. Pio X, e la decisione di chiudere la porta aperta da Benedetto XVI sulla liturgia è stata il colpo di grazia. È una delle vittorie di quei “progressisti” che, anche in Vaticano, non si rattristeranno per l’eventuale nuovo scisma lefebvriano. Probabilmente qualcuno di loro brinderà. Invece per Leone XIV sarà un profondo dolore. Perché una rottura simile è un colpo durissimo per il Papa che, eletto solo un anno fa, ha fatto della riconciliazione e dell’unità della Chiesa, il suo programma pastorale. Così le polarizzazioni e le divisioni si aggravano enormemente. Di fronte a questa lacerazione l’unica possibilità è riprendere la strada della comunione e dell’unità della Chiesa tracciata da Benedetto XVI e poi interrotta. La disponibilità che Leone XIV ha manifestato nella sua lettera di ieri alla Fraternità S. Pio X «a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo» dovrebbe valere ancor più dopo eventuali scomuniche. Sarà anche necessario tornare al Summorum Pontificum per la liturgia e – come ha prospettato il card. Müller al recente Concistoro – bisognerà accogliere quei tradizionalisti, soprattutto sacerdoti, che rifiutano lo scisma come avvenne nel 1988 con la Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Ma l’epoca bergogliana è stata drammaticamente divisiva per tutta la Chiesa, bisogna riconoscerlo. Perciò occorre allontanarsi da quel “progressismo teologico” che ha trasformato la Chiesa in una sorta di Cgil o di Ong, che non ha né vocazioni, né profondità spirituale, né slancio missionario. È solo un panorama di rovine. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48376180]]
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