s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
DALLA SVEZIA ALL’ITALIA: IL CAMPANELLO D’ALLARME SULLA SHARIA E SULL’ISLAMIZZAZIONE DELL’OCCIDENTE
Ieri 06-10-26, 20:05
È successo in Svezia. E l’Italia dovrebbe interrogarsi prima che sia troppo tardi. A Stoccolma, dal 2025, opera il Walving-Lundberg Business Court, un organismo privato di arbitrato che dispone di una divisione dedicata alle controversie nelle quali viene applicata la Sharia come diritto sostanziale. La stessa organizzazione ha annunciato il 2 ottobre 2025 quella che definisce la prima “Sharia court” indipendente della Svezia. Partiamo però da una precisazione indispensabile: non è un tribunale statale svedese e non ha sostituito la magistratura ordinaria. È un sistema di arbitrato privato, utilizzabile quando le parti accettano contrattualmente di sottoporre la controversia all’arbitrato. L’organizzazione sostiene inoltre che i suoi lodi siano giuridicamente vincolanti e possano essere sottoposti a esecuzione secondo le regole applicabili all’arbitrato. Ed è proprio questo il punto. Perché un fenomeno del genere dovrebbe interessare tutta l’Europa? Non è un tribunale dello Stato, ma è un precedente che merita di essere discusso. Liquidare la vicenda svedese come una semplice curiosità sarebbe un errore. La domanda non è se domani la Svezia abolirà il proprio ordinamento giuridico per sostituirlo con la Sharia. Questo non è avvenuto. La domanda è un’altra: quanto spazio vogliamo concedere, nelle nostre società, alla nascita di strutture private che utilizzano principi religiosi islamici per risolvere controversie civili? Il WLBC spiega che la sua divisione Sharia opera nell’ambito dell’arbitrato e che le parti devono concordare di utilizzare tale procedura. Dichiara inoltre che non vengono trattati procedimenti penali. Ma proprio questo caso dimostra che il dibattito sull’integrazione, sulla libertà religiosa e sulla possibile formazione di sistemi normativi paralleli non può più essere semplicemente ignorato. L’islamizzazione dell’Occidente è una questione che va affrontata senza ipocrisia. Parlare di islamizzazione dell’Occidente non significa sostenere che ogni musulmano sia un estremista o che la presenza dei musulmani costituisca automaticamente una minaccia. Sarebbe una generalizzazione ingiusta e anche politicamente controproducente. Il problema riguarda invece l’espansione di strutture, organizzazioni e forme di influenza che possono creare spazi separati rispetto alla società e alle istituzioni dello Stato. E qui il caso svedese deve diventare un’occasione per aprire gli occhi. Una democrazia liberale può garantire la libertà religiosa. Ma non può accettare che la libertà religiosa diventi il pretesto per creare ordinamenti paralleli sottratti al controllo democratico. La legge dello Stato deve rimanere il punto di riferimento comune. Per tutti. La domanda riguarda direttamente anche il nostro Paese. Quante organizzazioni religiose operano sul territorio italiano? Chi le finanzia? Da dove arrivano i soldi per acquistare immobili, costruire moschee, aprire centri culturali o finanziare attività associative? Quali soggetti stranieri contribuiscono economicamente? Quali sono le finalità dei finanziamenti? Sono domande perfettamente legittime. Chiedere trasparenza non significa vietare l’Islam. Significa pretendere che qualsiasi organizzazione che operi in Italia sia trasparente sui propri finanziamenti e rispetti integralmente le leggi italiane. Questo principio deve valere per tutti: musulmani, cattolici, ebrei, protestanti e qualsiasi altra confessione religiosa. Basta zone grigie nel nostro paese. L’Italia non deve avere paura delle moschee. Deve avere paura dell’opacità. Non deve avere paura dei musulmani che vivono pacificamente nel nostro Paese. Deve invece interrogarsi quando nascono strutture impermeabili alla società, finanziamenti poco trasparenti, organizzazioni con legami internazionali non sufficientemente chiari o sistemi di pressione sociale che possono entrare in conflitto con i principi fondamentali del nostro ordinamento. La libertà religiosa è sacrosanta. Ma altrettanto sacrosanta deve essere la libertà di chi non vuole praticare alcuna religione, di chi vuole cambiare religione e di chi vuole vivere secondo le proprie scelte senza subire pressioni dalla propria comunità. La legge è uguale per tutti anche per gli islamici. Questo è il punto dal quale non dobbiamo arretrare. In Italia non possono esistere una giustizia per gli italiani e una giustizia per i musulmani. Non possono esistere diritti diversi per donne e uomini. Non possono esistere regole differenti a seconda della religione. E nessuna organizzazione privata, religiosa o culturale dovrebbe poter diventare una sorta di autorità alternativa allo Stato. Una cosa è praticare la propria fede. Un’altra è costruire poteri paralleli. Sono due concetti completamente diversi. La lezione della Svezia. La vicenda di Stoccolma dovrebbe quindi essere osservata con grande attenzione. Non perché in Svezia sia nato un “tribunale islamico dello Stato” sarebbe falso dirlo, ma perché è comparsa una struttura privata di arbitrato che offre alle parti la possibilità di sottoporre determinate controversie civili a principi della Sharia. Ed è proprio questo il tipo di fenomeno sul quale l’Europa deve interrogarsi. Dove finisce la libertà religiosa e dove comincia la costruzione di un sistema parallelo? È una domanda difficile. Ma continuare a non porsela sarebbe ancora peggio. L’Italia dovrebbe arrivare prima dei problemi, non dopo. Servono trasparenza sui finanziamenti esteri, controlli chiari sulle organizzazioni, pieno rispetto delle leggi italiane e nessuna tolleranza per qualsiasi forma di giustizia parallela che pretenda di sostituire quella dello Stato. Non è una battaglia contro una religione. È una battaglia per un principio molto più semplice: una sola legge. Un solo stato di diritto. Gli stessi diritti sono gli stessi doveri per tutti. Queste devono essere azioni molto chiare. La Svezia ci sta mostrando un fenomeno che non possiamo permetterci di ignorare. Ora tocca all’Italia decidere se guardare dall’altra parte oppure affrontare il problema con serietà, trasparenza e senza paura.
CONTINUA A LEGGERE
1
0
0
Libero Quotidiano
21:43
Energia, Borchia “L'Europa non ha lavorato su alternative praticabili"
Libero Quotidiano
20:59
La natura al centro dello sviluppo urbano, a Milano chiude "RiforestAzione"
Libero Quotidiano
20:58
Tg News - 7/10/2026
Libero Quotidiano
20:20
Carburanti, Meloni "Pronti a intervenire di nuovo con accise mobili"
Libero Quotidiano
20:18
Spesa, cambiano i consumi degli italiani
Libero Quotidiano
20:17
