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Donald Trump? Anche la stampa Usa sta con Giorgia Meloni
Oggi 21-06-26, 10:39
Il giorno dopo lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni, perle strade di Washington e negli ambienti della stampa internazionale si continua a parlare di quello che viene considerato il più duro strappo politico tra i due leader da quando la premier italiana era stata indicata come il principale interlocutore europeo del presidente americano. Le parole pronunciate da Trump hanno inevitabilmente acceso il dibattito e la risposta di Giorgia Meloni, che ha rivendicato con fermezza la posizione del governo italiano, continua ad alimentare le conversazioni. I media americani stanno dando ampio spazio alla vicenda. Dalle testate conservatrici a quelle progressiste, quasi tutti hanno raccontato lo scontro come un passaggio simbolico nei rapporti tra Washington e Roma. Giorgia Meloni continua a godere negli Stati Uniti di una considerazione trasversale rara per un leader europeo. Alla premier italiana viene certamente riconosciuta la capacità di aver costruito un rapporto credibile con Washington e di aver consolidato il proprio profilo internazionale ben oltre i confini della politica italiana. Eppure, a fronte dell’enorme attenzione mediatica, la politica americana è rimasta silenziosa. Pochissimi i commenti ufficiali. Tra le rare eccezioni figura Marjorie Taylor Greene - ex deputata repubblicana eletta alla Camera dei Rappresentanti dal 2021 fino alle sue dimissioni, avvenute il 5 gennaio 2026; una delle figure più polarizzanti del Congresso - che ha espresso sostegno alla versione fornita da Giorgia Meloni. TANTI INTERROGATIVI Il consulente strategico repubblicano Brad Todd ha dichiarato: «Se la notizia fosse confermata, sarebbe sorprendente e difficile da comprendere». Per il resto prevale il silenzio. Un silenzio che a Washington, capitale anche della diplomazia mondiale, può essere interpretato in due modi: da una parte come il tentativo di non alimentare ulteriormente una polemica diplomatica; dall’altra come il segnale che molti esponenti politici americani preferiscono osservare gli sviluppi prima di esporsi pubblicamente. (E poi, ironicamente, anche un po’ di timore che una nuova tensione possa finire per avere conseguenze concrete sui prezzi dei prodotti alimentari italiani più desiderati al mondo, dal vino al formaggio). A Washington, il giorno dopo, le reazioni più diffuse che si leggono sui social e nei commenti degli osservatori americani sono significative: “Why is Trump attacking one of his closest allies?” , “Meloni finally stood up to him”, “This is classic Trump, creating drama”, “If he treats Meloni this way, how does he treat other allies?”. Forse, però, la chiave più interessante per comprendere questa vicenda non è quella diplomatica ma quella umana. Perché questo non appare come il litigio tra due semplici alleati. Non una rottura tra grandi amici, ma una rottura tra quelli che erano stati descritti come due «migliori amici». Tra migliori amici esiste un’aspettativa implicita: ci si aspetta sostegno, comprensione, lealtà. Anche quando si commettono errori. È la logica del “stammi accanto comunque”. In questo contesto il disaccordo non viene percepito come una normale divergenza. Diventa una delusione. E la delusione, spesso, si trasforma in offesa. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48254955]] IL RIFIUTO SGRADITO È possibile che Trump abbia vissuto il rifiuto di Meloni sul dossier iraniano proprio in questa chiave. Non soltanto come il “no” che arriva da un capo di governo alleato. Arriva da una leader donna che negli ultimi anni ha costruito una propria autorevolezza internazionale, dimostrando una notevole capacità di interpretare e leggere in anticipo gli umori dell’opinione pubblica e gli equilibri geopolitici. Una sorta di intuizione politica e anche “femminile” che le ha consentito di muoversi con abilità tra Washington, Bruxelles e le principali capitali europee. È possibile che Trump abbia percepito proprio questo. Non soltanto una divergenza strategica, ma il fatto che Giorgia Meloni stesse seguendo una propria posizione, e soprattutto una propria intuizione politica, indipendente dalla sua. Se così fosse, il vero terreno dello scontro non sarebbe il passato ma il futuro. Non ciò che è accaduto. Ma chi dei due stia interpretando meglio ciò che sta per accadere. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48255257]]
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