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Estero Europa
Ecco i voti che decideranno il futuro dell'Europa
Oggi 05-10-26, 02:46
I successi di AFD nei Land della Germania orientale hanno strappato titoli sulle principali testate mondiali. Si è parlato di Pomerania, Sassonia Anhalt, Turingia e Brandeburgo come se fossero l’ombelico del mondo. La destra tedesca è sicuramente un fenomeno importante e da seguire con attenzione, ma ci sono eventi più importanti per il Vecchio Continente che avranno luogo in posti a noi più familiari. È sulle sponde del Mediterraneo che si deciderà il futuro prossimo dell’Europa. Entro la prossima primavera che si terranno le elezioni nei tre Paesi mediterranei più importanti - in Francia (presidenziali e forse anche legislative), in Italia e Spagna - dove la destra cerca conferme o sorpassi che potrebbero significare il definitivo sdoganamento di un’ondata che Bruxelles ha sempre arginato offendendo democrazia e buon senso. L’Italia è il caso più semplice, nel senso che qui il voto ruota attorno all’attuale premier Giorgia Meloni. L’Italia è anche il battistrada di tutti quegli altri Paesi dove la destra è certamente maggioritaria ma rischia di non governare se non trova alleanze quantomeno programmatiche con i partiti più centristi. A cominciare proprio dalla Spagna dove stando così le cose la sopravvivenza di Sanchez è solo legata alla volontà del Partito Popolare e di Vox di trovare un accordo a livello nazionale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49277030]] Sembrerebbe solo questione di tempo, come dimostrano i patti siglati in varie comunidad locali basati non tanto su questioni ideologiche, che ai cittadini poco interessano, quanto su quelle pratiche: controllo sistematico dell’immigrazione e taglio delle tasse. Un accordo a livello nazionale potrebbe fondarsi su queste due solide basi, che hanno come obiettivo quello di scardinare la politica migratoria permissivista e quella fiscale punitiva del socialista Sanchez. Niente che peraltro vada al di fuori dai binari europei, come dimostra proprio l’accordo in Extremadura che si impone proprio di sollecitare il governo Sanchez ad adottare immediatamente nella legislazione nazionale il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, approvato dal Parlamento europeo a marzo scorso, che inasprisce le politiche migratorie. PEDRITO EL DRITO I sondaggi danno i popolari al 32%, i socialisti al 27% e Vox al 18%. Tutti gli altri partiti di sinistra come Sumar e Podemos, insieme ai separatisti catalani e baschi che hanno permesso in questi anni a Sanchez di rimanere al potere e poi lo hanno fatto cadere, faticherebbero ad arrivare sommati al 15%. Ma in Spagna l’incognita è rappresentata anche dallo stesso Sanchez che ha dimostrato in più di un’occasione di essere un vero mago della strategia politico elettorale. I problemi scautiriti dall’invasione di Ceuta avrebbero consigliato di non avventurarsi in elezioni anticipate, ma il premier ha deciso di tentare il colpaccio dell’ultimo secondo per prendere in controtempo gli avversari che ancora non hanno trovato la quadra dell’alleanza. È una tattica che ha già utilizzato con successo due volte in passato. Anche in Francia lo schema è più o meno lo stesso, sebbene si parta da una situazione differente. Qui Rassemblement National di Le Pen Bardella è nettamente primo nei sondaggi con il 34%, seguono la sinistra del Fronte Popolare al 23%, Ensemble del presidente Macron al 15% e i Repubblicani al 12%. La sfida più complessa per il RN rimane come sempre il secondo turno. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49289770]] Il sistema elettorale maggioritario a doppia mandata espone storicamente il partito al cosiddetto cordone sanitario o fronte repubblicano (così chiamato a seconda delle convenienze del momento). Al ballottaggio, le forze di sinistra, di centro e della destra moderata tendono a convergere sul candidato opposto a Le Pen pur di bloccarne l'ascesa. L'incognita principale è se la strategia di dédiabolisation (normalizzazione) portata avanti da Le Pen e Jordan Bardella sia stata sufficiente a neutralizzare questo meccanismo di sbarramento. I tempi sono cambiati certo, qualcuno tra i centristi si dichiara più che possibilista, come l’ex presidente dei Republicans Eric Ciotti (ora presidente dell’Udr), ma il leader Bruno Retailleau ha ancora fermamente escluso qualsiasi intesa. La chiave dovrebbe comunque essere rappresentata dall’eventuale sfidante: se sarà un candidato della sinistra radicale, come appunto Jean-Luc Mélenchon di France Insoumise, Le Pen potrebbe intercettare più facilmente i voti dei moderati. Se fosse invece un “moderato” la sfida si farebbe più complicata, specie nel caso si tratti, secondo i sondaggi, dell’attuale sindaco di Le Havre, Eduard Philippe. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49289199]] LA GRECIA Al novero delle elezioni “mediterranee” vanno aggiunte quelle di luglio in Grecia il cui risultato, tra il clamoroso calo di consensi del premier Mitsotakis, travolto da vari scandali, il ritorno di personaggi come Tsipras e la nascita di nuovi partiti, è del tutto imprevedibile. Per nulla scontato anche il risultato delle elezioni legislative previste in Polonia per l’autunno. Ma una cosa è già assodata, tutte insieme queste tornate elettorali scateneranno il risiko, peraltro già in atto, della alleanze al Parlamento europeo nella certezza che il muro eretto da decenni contro i gruppi di destra non potrà più reggere.
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