s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Famiglia nel bosco, ecco cosa può accadere a settembre
Oggi 25-08-26, 09:35
Alla fine sta tutto nella forza evocativa di un’immagine. Un’epopea di nove mesi, 278 giorni di fila, uno stress che diventa paura che diventa rassegnazione, che fa sciogliere anche mom Cate. Guardala lì, lady Birmingham, questa donna risoluta, c’è chi ha detto (in passato) addirittura «ostativa», testarda, caparbia, coi suoi capelli sempre più grigi raccolti in una treccia dietro le spalle, stretta dentro un abito di pizzo bianco, che si commuove come una bambina, trattiene a stento le lacrime, chiude gli occhi per non scoppiare in singhiozzi, e abbraccia, un po’ a timidamente poi sempre con più convinzione, il capitano Matteo Genovese, che è il comandante della compagnia dei carabinieri di Agnone. Chi l’avrebbe mai detto, giusto questa primavera? La “mamma del bosco” che non accettava compromessi, che era criticata, che andava dritta per la sua strada, a cui proprio gli agenti dell’Arma avevano (fisicamente) portato via i bambini, quel maledetto 20 novembre del 2025 che per la sua famiglia è stato l’inizio di un incubo: ecco, lei, Catherine, oggi è il volto della dolcezza disperata, della speranza mai sopita però messa a dura prova, davanti al test più difficile che un genitore possa dover affrontare. LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO Agnone, Isernia, Molise. LeI e Nathan Trevallion sono al palazzo San Francesco per la presentazione del suo libro (La mia verità, edizioni Solferino). Li ha voluti il sindaco Daniele Saia. «Chiedo scusa», dice Catherine rivolta al capitano Genovese, «io rispetto le forze dell’ordine, ma sono rimasta traumatizzata da quanto è accaduto». E come fai a fargliene un torto? Questa vicenda infinita, fatta di colpi e contraccolpi, commenti, chiacchiere, non detti e non fatti, indiscrezioni finite sui giornali e trasmissioni tivù a ripetizione: che al centro doveva avere solo loro, quelle «mie tre fette di pane e marmellata» (cit. la “mamma del bosco”), Utopia Rose, Galorian e Bluebell, il loro “supremo interesse in quanto minori”, e che invece son rimasti in uno stanzone in comunità, con le educatrici, lontani prima da dad Nat e poi anche da lei, con quel desiderio fisso, espresso a ogni domanda, esplicitato a ogni richiesta, di tornare nel loro “casolare Amalia” con l’asino Gallipoli e il cavallo Lee. Non ha ancora deciso, il tribunale per i minorenni dell’Aquila. Nonostante il legale della coppia anglo-australiana (Simone Pillon) abbia depositato la sua istanza per il ricongiungimento il 25 giugno passato (esattamente due mesi fa), nonostante la camera di consiglio si sia aperta in via ufficiale il 23 luglio (il mese scorso), nonostante bastasse un po’ di logica, un pizzico di buonsenso, con le scuole che stanno per riaprire i cancelli e l’anno che riparte (in Abruzzo) il 16 settembre prossimo. Tra l’altro, quello della scuola, è un capitolo mica secondario. Perché sì, questi tre bambini di nove e otto anni si son dati da fare come han potuto, han fatto il loro, hanno superato «brillantemente» le prove propedeutiche per l’ammissione alle classi quarta (la più grande) e seconda (i gemellini), però la le loro effettive iscrizioni non sono ancora state comunicate, il che è motivo di incertezza nell’incertezza. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48786952]] DUE STRADE OPPOSTE Ci sono due strade, ma sono agli opposti: se i bambini fossero iscritti alla scuola elementare di Palmoli (dove al momento risiedono i loro genitori, non nel casolare in mezzo al bosco ma nella causa termo autonoma che il Comune ha dato loro in comodato d’uso per il tempo che servirà a coprire i lavori nella loro proprietà) vorrebbe dire che è più concreta la possibilità che questa benedetta famiglia possa tornare a vivere sotto lo stesso tetto, se le carte fossero portate alla segreteria della primaria di Vasto si aprirebbe uno scenario assai poco differente rispetto a quello attuale, con la frequentazione dalla struttura protetta e un inserimento in famiglia più complesso. Ci si augura di no, siamo già fuori tempo massimo, però che senso ha tergiversare ancora? Ci siamo raccontati che bisogna fare in fretta, che occorreva fare subito, che questi genitori neorurali dovevano adattarsi e accettare alcune misure (l’han fatto, hanno fatto vaccinare i loro piccoli, hanno avviato il progetto per la ristrutturazione del casolare, stanno seguendo un corso di sostegno alla genitorialità, hanno per l’appunto acconsentito al percorso scolastico dei loro figli rinunciando al piano di homeschooling che pure sarebbe del tutto una scelta legittima): ora che altro devono fare? Quello della scuola era un punto dirimente delle contestazioni che eran state mosse ai Birmingham - Trevallion a fine 2025: possibile che adesso questi bimbi non riescano lo stesso a iscrivere il loro nome sul registro elettronico di una classe solo perché si sta aspettando la decisione della magistratura?
CONTINUA A LEGGERE
1
0
0
Guarda anche
Libero Quotidiano
Famiglia del bosco, Leone prega per loro
Libero Quotidiano
Bimbi nel bosco, parla la garante per l'Infanzia: "Hanno subito traumi"
Libero Quotidiano
14:15
Dieci anni fa il sisma del Centro Italia, Meloni accelera sulla ricostruzione
Libero Quotidiano
14:04
Parma, sequestrati dalla Guardia di Finanza quasi mille articoli non sicuri
Libero Quotidiano
13:36
Giorgia Meloni, retroscena da Londra: "Ti do un consiglio: non farlo"
Libero Quotidiano
13:22
Salvini: proroga sconto accise diesel fino a settembre
Libero Quotidiano
13:01
Fratoianni "posseduto": l'ultima pagliacciata, in quali lingue parla
Libero Quotidiano
12:13
