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Fontana scuote la Lega: "Salvini pensi se lasciare..."
Oggi 18-08-26, 11:07
Nella già tribolata estate della Lega ci mancava solo la “fuga” di messaggi dalla chat del Consiglio federale. E invece eccola qua. A dare la stura è stata l’intervista al Corsera del governatore lombardo Attilio Fontana, che oltre a chiedere di «rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del partito», a precisa domanda circa il ruolo di Matteo Salvini, risponde: «Nessuna soluzione va esclusa». Frase che più di ogni altra ha scosso il Carroccio al suo interno. Ne riparliamo tra poco. Prima, però, bisogna cercare di capire come stanno davvero le cose. La tensione è altissima, ma nonostante questo si prova a lavorare a un accordo che possa far rientrare la crisi. Solo che bisogna fare presto. Il 20 settembre c’è Pontida e nessuno (né i salviniani, né i suoi attuali critici) è mai stato in grado di governare il prato che è stato, è e sarà del “militante ignoto”. Quello che si sveglia presto la domenica per andare in piazza a montare e presidiare il gazebo; quello che delle beghe interne frega nulla, ma che s’incazza se a pagare - in termini di consenso e credibilità - è il movimento. E che non esita a esprimere il suo dissenso una volta messo piede sul “sacro suolo”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48719241]] LA SITUAZIONE Da quanto ci risulta sul tavolo della trattativa non c’è il ruolo di segretario di Salvini che - nonostante le parole di Fontana - non sarebbe in discussione, ma l’idea di una gestione più corale del movimento. Non più l’uomo solo al comando, ma una squadra che possa aiutare il leader a timonare la Lega fuori dalla bonaccia nella quale si è infilata e dalla quale fatica ad uscire. Una soluzione che era stata già proposta un paio di mesi fa a Salvini, ma che dopo un’apertura iniziale, era naufragata. La proposta questa volta verrà raccolta? Difficile capire. Alla Versiliana Salvini ha usato parole poco interpretabili: «La Lega è qui», come a dire, sono io. Punto. I più vicini a lui ripetono da giorni il mantra congressuale: «È stato eletto all’unanimità solo un anno fa, va lasciato lavorare». Ma l’escalation di esponenti di peso che lo invitano a rivedere la sua posizione potrebbe non lasciare indifferente l’uomo al quale - pè fattuale - va riconosciuto il merito di aver tolto la Lega dall’anonimato politico e di averla rimessa al centro della scena, con percentuali che in via Bellerio non si erano mai viste e (forse) mai nemmeno immaginate. Due le date che potrebbero aiutarci a capire di più. La prima è fra due giorni, giovedì 20 agosto, quando alla Versiliana saliranno sul palco due pezzi da novanta: il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e il governatore lombardo Attilio Fontana. Dai toni che useranno si inizierà a capire se le trattative proseguono, oppure no. La seconda è quella dell’8 e 9 settembre, quando a Roma si terrà la manifestazione “A tua difesa. Dalla parte degli italiani. Ogni giorno”. Che potrebbe celare un tentativo di far parlare la Lega del Nord con quella del Cetro-Sud, dopo le frizioni dell’ultimo federale. Poi ci sarà Pontida... Riavvolgiamo il nastro e torniamo alle parole di Fontana: «Nessuna soluzione va esclusa a priori». È qui che la carica dei salviniani ha intasato la chat che ha quali membri tutti i partecipanti al massimo organo decisionale del partito: il Consiglio federale. Scrive il capodelegazione all’Europarlamento Paolo Borchia: «Nessuno di noi è contento dei numeri, ma non si può addossare tutta la colpa a Salvini»; il deputato Igor Iezzi, invece, commenta: «Salvini è stato riconfermato segretario un anno fa, se volevano dire qualcosa potevano farlo. Questo dibattito è irrispettoso per i militanti che l’hanno votato». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48834950]] PROPOSTE CONCRETE Poi ci sono i due vice di Salvini che provano la difficile strada della costruzione. Claudio Durigon (che sarà tra i “mediatori” a inizio settembre) la mette giù dura: «C’è bisogno di un rilancio? C’è bisogno di dare linfa e vitalità? Posso concordare, ma pensare che passi da ipotesi di organizzazione diversa del partito, lo trovo solo un mero obiettivo di garanzia personale, casomai per arrivare a Roma... Tanto bistrattata, ma tanto cercata». L’ex sindacalista va anche oltre: «Parliamo di temi. Vogliamo costruire un racconto forte e degno della storia del nostro movimento? Ed allora serve una finanziaria che va incontro ai cittadini e non a favore di regole europeiste che hanno ingessato tutto e indebolito i ceti produttivi, a noi cari e da difendere». Silvia Sardone chiosa: «Quando esce un articolo sul nostro partito che non parli di beghe interne avvisatemi. E poi ci lamentiamo se calano i consensi...». Parole che sono state un po’ frettolosamente derubriacte a un attacco a Fontana, ma che in realtà suonano più come un monito a tutta la truppa leghista: i voti si conquistano sul territorio. Non con le beghe di partito. E infatti già oggi Sardone sarà protagonista con le colleghe Cisint e Ceccardi - al Bagno Neda di Fiumaretta di Ameglia (La Spezia) con l’evento “Né velo, né bavaglio”. Con un chiaro richiamo alle battaglie contro l’islamizzazione.
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