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Gay ebrei picchiati al Pride: il corteo per i diritti diventa marcia dell’odio
Oggi 15-06-26, 11:04
Botte e insulti agli ebrei perché lascino il corteo. Il gay pride sta cambiando genere. La sfilata non è più soltanto una rivendicazione dei diritti della comunità lgbtq+, come era sempre stata. Il suo spirito, liberale e libertino, si sta perdendo, contaminato dal germe dell’antisemitismo. Da festa aperta a tutti, la manifestazione è diventata un corteo politico, coacervo di sentimenti pro-Pal e antisemiti. «Non accettiamo in questo corteo nessuno che non abbia una posizione chiara contro il genocidio e l’occupazione in Palestina», arringavano gli organizzatori. Un’involuzione assurda, se si pensa che lsraele è all’avanguardia nella tutela dei diritti dei gay, sopratutto in tema di adozione e di genitorialità, mentre a Gaza i terroristi di Hamas mettono in carcere gli omosessuali. L’allarme si era avuto già qualche giorno fa, ma è passato sotto traccia. Al mondo politicamente corretto e tendenzialmente progressista non piace infatti far sapere che anche la comunità gay può discriminare ed essere razzista, quando si tratta di relazionarsi con gli ebrei. Sabato era il giorno del Pride in molte città italiane. Keshet Italia, l’organizzazione lgbtq+ semita, aveva però deciso di non presenziare alla parata con il proprio carro, ritenendo «non vi fossero le condizioni». A Bologna tuttavia una piccola comunità ebraica ha voluto esserci lo stesso, con le tradizionali bandiere arcobaleno con la stella di Davide al centro. Con loro, anche alcuni gay iraniani, con i vessilli del leone armato di spada con il sole alle spalle, l’antico stemma della Persia. Il regime di Teheran è tra i più feroci persecutori al mondo degli omosessuali. I dati non possono essere precisi, ma si calcola che dai tempi di Khomeini il regime abbia impiccato centinaia di gay sorpresi o anche solo accusati di aver rapporti omo. Anche per questo c’è una saldatura importante, che si è rafforzata soprattutto con l’inizio degli attacchi di Bibi Netanyahu alla dittatura degli ayatollah, tra gli iraniani in esilio in Italia e gli ebrei. Ebbene, i due gruppi sono stati violentemente attaccati dagli attivisti lgbtq+, che hanno trasformato il Pride in un appuntamento pro-Pal, mischiando battaglie che ben poco hanno in comune tra loro; e anzi, hanno anche profili di contraddittorietà. «Fuori i sionisti dal corteo» urlavano gli attivisti omo, con ebrei e iraniani che gridavano alla discriminazione e sottolineavano «il nuovo lato nazista di Bologna». A un certo punto, lo scontro inevitabile e l’allontanamento forzoso degli israeliani, tra i quali c’erano anche famiglie con bambini piccoli e una donna incinta, e degli anti-Teheran. «Quanto è accaduto è inaccettabile e contrario ai valori di uguaglianza, libertà e inclusione», ha commentato, nella sua ferma condanna, l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled. Gli ha fatto eco il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, bolognese, sottolineando come l’accaduto sia «un’ulteriore dimostrazione dell’ambiguità e della doppia morale della sinistra, per la quale il pluralismo è tale solo quando conviene a lei». In effetti, al netto del particolare tutt’altro che secondario della violenza e dell’aggressività, che spesso fanno capolino negli appuntamenti pro -Pal, recenti accadimenti rivelano come si stia sviluppando un antisemitismo di genere nel quadro dell’antisemitismo generale in crescita. Dopo il 7 ottobre 2023 in Italia si registrano quasi un migliaio di aggressioni alla comunità ebraica ogni anno. Più recentemente, sta accadendo che i gruppi pro -Pal stiano penetrando nel mondo lgbtq+, provando un matrimonio davvero ardito. Una riprova si è avuta la settimana scorsa, quando in diverse località turistiche italiane, dalla Puglia alla Sardegna, fino alla Sicilia, i pro -Pal hanno organizzato rassegne cinematografiche di film a tema legbtq+ con pellicole di registi che avevano deciso di disertare la rassegna internazionale di genere in corso a Tel Aviv, una città icona del movimento gay. Tutto molto istruttivo e da annotare per questo lungo anno di campagna elettorale. Tra Hamas e un gay israeliano, tra il regime degli ayatollah e un trans iraniano perseguitato, i compagni pro -Pal salvano i primi e combattono i secondi.
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