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Cultura e Spettacolo
Gino Paoli, l'inedito che lo fa "Vivere ancora"
Ieri 08-05-26, 14:06
È appena uscito, per la prima volta su vinile, un inedito della cosiddetta Scuola Genovese dei cantautori. Una storia che non ha mai smesso di risuonare nei cuori e nelle menti di intere generazioni che ancora intonano quelle canzoni. Vivere ancora è infatti il titolo del nuovo disco dal vivo, pubblicato su etichetta Luci Di Scena di Franco Fontana/Halidon, che porta le firme indelebili di quattro splendidi amici: Gino Paoli, Bruno Lauzi, Sergio Endrigo e Umberto Bindi. Fu una serata storica del 1978 quella in cui i quattro melodiosi sodali non si ritrovarono solo al bar ma anche su un palco storico della scena italiana, quello del Sistina di Roma che, in quegli anni, nei lunedì, giornate in cui notoriamente gli attori riposano, era solito aprire lo stesso il suo sipario, donando al pubblico però le note dei cantautori. E che cantautori. Espressioni di una città, Genova, che ha fatto scuola, respirando le melodie provenienti dai grandi cantautori francesi e con essa le idee anarco-libertarie che mettevano al centro l’individuo, le sue passioni, i suoi struggimenti, le sue idee. Storie di anni difficili nei quali, però, loro, pur dando fiato a forme di romantica contestazione, davano priorità al pensiero e alla poetica di parole messe in musica e cantate. Non ai colpi delle armi da fuoco (così frequenti in quegli anni) che solo in una tragica occasione, nel gennaio del 1967, a Sanremo, dilaniarono anche la storia dei cantautori genovesi che. Se quel colpo non avesse ucciso Luigi Tenco- come non andò a segno quello che nel 1963 sparò contro se stesso pure Gino Paoli - la storia della Scuola Genovese sarebbe stata ancora più ricca. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46974793]] Fatto sta che, quasi a voler ricordare come la musica sappia renderci davvero eterni, oltre un mese dopo la scomparsa di Gino, Paoli, venuto a mancare lo scorso 26 marzo alla veneranda età di 91 anni, quel quartetto torna a cantare in un disco mai uscito prima, sebbene da quel concerto ci separino ormai quasi cinquant’anni. Un disco che arriva in un’epoca in cui la musica viaggia ormai quasi esclusivamente in formato digitale e l’LP (i dischi) rappresentano una affermazione di orgoglio vintage. Guai, però, a chiamarla operazione nostalgia. Basta ascoltare il suono limpido dell’album che restituisce attualità e unicità a un ensemble che, peraltro, proprio solo in quell’occasione vide i quattro grandi autori condividere il palcoscenico. Un incontro irripetibile, capace di riportare al presenta con grazia e intensità lo spirito di una stagione artistica probabilmente irripetibile. La raccolta (lato A) include i capolavori di Gino Paoli: Sapore di sale, Il cielo in una stanza, La gatta, Don Chisciotte, Maschere, Come si fa e la traccia che dà il titolo all’album, Vivere ancora. Il lato B del vinile è dedicato, invece, al repertorio di Lauzi, Bindi e Sergio Endrigo, con Ritornerai, Arrivederci, Io che Amo solo Te, Il nostro concerto ed altre bellissime tracce. Il medley finale dedicato a Luigi Tenco sulle note di Quando/Lontano, Lontano/Una brava ragazza/Mi sono innamorato di te fu interpretato in maniera emozionata da tutti e quattro gli artisti: Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Bruno Lauzi & Gino Paoli e aggiunge a questo percorso un ulteriore elemento di intensità, richiamando la presenza di un altro protagonista fondamentale della cultura musicale genovese e italiana. «Vi sarete accorti - soggiunge, infatti, proprio Gino Paoli in un intervento parlato, al termine di Io che amo solo tedi Endrigo - che tra di noi manca qualcuno. Una persona che sarebbe con noi, oggi, a fare le stesse cose che facciamo noi, anche perché era un compagnone come noi. Per questo abbiamo pensato di ricordarlo, senza però, la retorica degli imbecilli, le bandiere, ecc... Ricordarlo così come un amico che sarebbe stato tra di noi. Quindi ricordarlo con i nostri strumenti, le nostre voci e le sue canzoni». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46975705]] Vivere ancora è quindi un’antologia di ricordi, musica e poesia. Un vinile che non si limita a celebrare la fresca memoria di Paoli ma intende rendere omaggio a quella straordinaria stagione creativa che fu la Scuola Genovese di cui il vecchio Gino fu protagonista insieme ad altri grandi interpreti e autori che hanno segnato alcune delle pagine più alte del nostro cantautorato di cui proprio Paoli ha incarnato una delle voci più alte e profonde. Se tutto ebbe inizio con La gatta, furono poi Sapore di sale e soprattutto Il cielo in una stanza, resa immortale anche dall’interpretazione di Mina, a consacrarne definitivamente il nome, affidandolo al tempo come una delle presenze più luminose e durature della nostra musica.
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