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Giorgia Meloni, il colpaccio in Norvegia: gas, cosa cambia
Oggi 19-09-26, 01:59
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri è volato a Oslo per incontrare il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre: un vertice che arriva a quasi quattordici anni dall’ultima volta che un premier italiano – Mario Monti – ha visitato il Paese scandinavo e che cade nella ricorrenza simbolica della cooperazione tra i due Stati, con il centenario della trasvolata artica del dirigibile Norge, compiuta da Umberto Nobile e Roald Amundsen. Difesa, energia e tecnologia sono stati i tre temi principali dell’incontro avvenuto alla Government Guest House. «Quella che facciamo oggi non è una scelta protocollare, ma è per portare avanti un lavoro iniziato da tempo per allargare la nostra cooperazione», ha dichiarato Meloni nel corso della conferenza stampa, che è stata anche l’occasione per esprimere nuovamente le condoglianze dopo la morte di re Harald V, scomparso il 28 agosto. «Per noi la Norvegia – ha proseguito – è un partner di primo piano, certamente per il ruolo nella diversificazione dei rifornimenti energetici: è il nostro quarto fornitore di gas». Il laburista Støre ha confermato che il 10% del gas utilizzato dall’Italia proviene dalla Norvegia e, di fronte alla domanda di una reporter su cosa il nostro Paese potrebbe dare in cambio, ha rimarcato il ruolo delle imprese italiane, tra cui Eni, nella ricerca di gas nell’Artico. Ma c’è tanto altro su cui lavorare assieme, visto che la premier ha ricordato come sia fondamentale in questo periodo «costruire filiere più corte e più resistenti agli shock esterni», che non riguardano solo il settore energetico, ma coinvolgono anche l’industria della difesa, l’esplorazione spaziale e sottomarina e l’approvvigionamento di terre rare. La situazione internazionale ha inevitabilmente tenuto banco: tanto Meloni quanto Støre hanno assicurato che lavoreranno «per rafforzare la resilienza del popolo ucraino», appoggiando una prospettiva negoziale per una pace «che deve essere giusta e duratura». Tenendo conto che il presidente russo Vladimir Putin sta provocando l’Europa «per spostare l’attenzione da una situazione sul campo che non sta andando come aveva previsto e promesso al suo popolo», ha affermato il presidente del Consiglio, «rispondere alle provocazioni sarebbe solo nell’interesse di Mosca». «Dobbiamo far sentire le nostre voci», ha rilanciato il primo ministro norvegese, facendo riferimento anche alle tensioni nel Golfo, per le quali «tutti paghiamo un prezzo», dato che i conflitti generano instabilità economica. Occorre però mettere in ordine le idee: per Meloni vanno evitati eventuali doppioni, come la proposta avanzata mercoledì dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, di creare un Consiglio di sicurezza. «Non sono ancora in grado di giudicare, l’unica cosa da evitare è raddoppiare le cose: devo capire cosa c’è di diverso rispetto all’articolo 4 della NATO», che già prevede che gli Stati membri, come Italia e Norvegia, si consultino quando uno di essi ritiene minacciate l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di uno degli alleati. Quanto ai rapporti più stretti con il Canada e con la stessa Norvegia – che non fa parte dell’Ue –, sono più che mai importanti perché possono aiutare a raggiungere «un’autonomia strategica» in una stagione in cui «le minacce, così come le opportunità, arrivano da ogni lato e da ogni angolo. Non dobbiamo fare l’errore di focalizzarci solo su un fronte, solo su un confine – ha proseguito la premier – e dobbiamo capire cosa sta accadendo a 360 gradi intorno a noi». Tra i temi affrontati da Meloni e Støre c’è stato il giacimento di Fen, considerato il più grande in Europa per terre rare: le stime indicano risorse per circa 15,9 milioni di tonnellate di ossidi per produrre magneti destinati a veicoli elettrici, turbine eoliche, strumenti elettronici e, ultime ma non per importanza, tecnologie militari e aerospaziali. Dall’epopea delle esplorazioni geografiche dello scorso secolo alle nuove esplorazioni per il futuro.
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