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Politica
I giovani del Pd in retromarcia sul voto fuori sede
Oggi 23-07-26, 14:46
Compagni, ma i fuori sede volete farli votare o no? A sinistra è in corso un violento cortocircuito. Se, infatti, in Parlamento l’emendamento presentato dalla maggioranza è stato approvato all’unanimità, sui social i giovani del Pd si sono scagliati a testa bassa contro la norma. Il problema? Secondo loro avvantaggerebbe il centrodestra. Poiché il voto del fuori sede verrà conteggiato nel Comune in cui sarà espresso, i Giovani Democratici sostengono: «Nei collegi delle grandi città come Roma, Milano, Torino e Napoli in cui si trovano i fuori sede vince già ampiamente il centrosinistra». Al contrario, i collegi di provenienza di studenti e lavoratori «si vedrebbero portare via a tavolino decine di migliaia di voti di giovani progressisti», è la tesi della segretaria dei Gd Virginia Libero. «Assicurando questi collegi alla destra in pianta stabile», le fa eco il dem Andrea Borello. Quanta sicurezza... Ma comunque, avete capito bene? Ai giovani dem il voto fuori sede interessa nella misura in cui porta un vantaggio elettorale al campo largo. Altro che battaglia per i giovani. Ai due piddini non va giù neppure il termine fissato al 31 dicembre per registrarsi nel Comune in cui si intende votare. «Leva il diritto di voto ai fuori sede che, tra le mille preoccupazioni che affliggono la nostra generazione, semplicemente non si registrano in tempo», sostengono. Una vera e propria banalizzazione del voto, ridotto a qualcosa di cui ricordarsi all’ultimo momento. Non proprio un bel messaggio da due giovani politici. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47270100]] Le contraddizioni interne al Pd non sono passate inosservate a destra. E così i giovani di Azione Universitaria - movimento studentesco vicino a Fdi - hanno commentato le sparate dem sui social: «Assurdo che alla sinistra dia talmente fastidio che la riforma l’abbiamo fatta noi, che ormai i fuori sede fanno più paura del fascismo; un disegno diabolico per spostare i cosiddetti “voti progressisti” dai piccoli ai grandi centri», ha ironizzato la capogruppo di Au al Consiglio nazionale degli studenti universitari, Giorgia Faccilongo. «È questa la differenza tra noi e loro: noi le battaglie le facciamo perché un principio vale davvero la pena di essere difeso, loro solo se conviene», ha sottolineato il presidente di Azione Universitaria Nicola D’Ambrosio. Insomma, siamo sempre alle solite: non aver messo il cappello su quella che è a tutti gli effetti una rivoluzione storica - come il voto ai fuori sede - ha mandato in tilt un partito intero. Elly, parlatevi ogni tanto tra di voi... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:39590749]]
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