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Cronaca Milano
Il candidato del Fatto che rompe le scatole al campo largo a Milano
Oggi 14-06-26, 10:47
«Leggo sul Fatto Quotidiano che in tanti mi chiedono di candidarmi sindaco di Milano», commenta divertito Gianni Barbacetto. Per chi non abiti dentro la terza cerchia dei Navigli, e quindi plausibilmente non sa chi sia, occorre specificare che il lato curioso della vicenda è che Barbacetto è un giornalista in forza al Fatto Quotidiano. La voce in realtà correva da tempo, da quando si è visto il cronista meneghino, proverbiale per la sua pigrizia, o comunque per il piacere del godersi la vita, presenziare a serate ed appuntamenti in serie che altrimenti non avrebbe neppure preso in considerazione. Certo, il pretesto dell’inedito attivismo è presentare il suo libro, un buon successo da oltre seimila copie malgrado il respiro locale, “Contro Milano. Ascesa e caduta di un modello sociale”, editore Paper First. In sostanza, un atto d’accusa a Beppe Sala, il sindaco della sinistra che tre quarti della sinistra ha ripudiato da tempo e vorrebbe sostituire con qualcuno che ne cancelli ogni traccia e ricordo. Però, promozione su promozione, la suggestione è diventata un pensiero ricorrente, il pensiero è diventato tentazione, la tentazione è diventata godimento. E il godimento Barbacetto lo vuole prolungare: «Andiamo in vacanza e poi vediamo», dice non smentendo e non smentendosi, perché lui sente aria di Ferragosto già due mesi prima; viaggia con il calendario delle scuole medie... In effetti di fan cittadini il giornalista ne ha. Poiché è del Fatto, naturalmente lo sponsorizzano i grillini. Ma anche i centri sociali, gli ambientalisti, alcuni circoli cittadini sedicenti culturali. E poi quelli di Alleanza Verdi e Sinistra hanno già fatto sapere che se il Pd andrà su Mario Calabresi, l’ex direttore di Stampa e Repubblica, figlio del commissario Luigi, assassinato da Lotta Continua, e perciò ritenuto troppo di destra, loro candideranno Barbacetto. Gianni però la vede un po’ diversamente. Lui non ha nulla contro Calabresi, che ritiene una brava persona, con soprattutto il grande merito di «non aver alcun coinvolgimento né responsabilità» nell’attuale, vituperatissimo, sistema Milano. Poi certo, ognuno valuterà la candidatura. Ma mentre il nome di Calabresi, il cui problema non sono gli elettori ma i partiti del campo largo, ciascuno dei quali avanza una propria proposta, è talmente forte da poter reggere l’urto di una candidatura di Barbacetto, non lo è quello di Pierfrancesco Majorino. Il duro e puro dem, sconfitto da Attilio Fontana alle ultime Regionali lombarde, vuole fare il sindaco da almeno undici anni. Punta a farsi incoronare dalle primarie del campo largo, dove Calabresi non correrebbe perché rischierebbe di perderle. La sua discesa in campo è nel segno della discontinuità con l’amministrazione Sala. Se riuscisse a farsi candidare in un modo o nell’altro, Majorino sì che patirebbe però la concorrenza della penna del Fatto, che non ha nulla contro di lui ma gli rimprovera due gravi colpe. La prima è di aver consentito a Sala di prendersi Milano, candidandosi alle primarie di coalizione del 2016 e sottraendo molti voti di sinistra a Francesca Balzani, la donna designata come successore da Giuliano Pisapia, impedendole così di vincere. La seconda è di «non aver mai aperto bocca sul modello Milano», che Gianni disprezza, e anzi di «aver sempre avuto un ruolo in esso, come tutto il Pd». Barbacetto guastafeste potrebbe quindi essere una sorta di Roberto Vannacci della sinistra milanese, un candidato di rottura, nel senso che rompe le scatole e fa male, del potere, accusato dal giornalista di aver tradito gli ideali. Ogni previsione a questo punto della situazione è un tiro di dadi. A dover scommettere due euro però, forse puntare sulla candidatura di Barbacetto, giornalista in pensione ma professionalmente super attivo, con una gran voglia di divertirsi intellettualmente e dire la sua, nonché l’età giusta per farlo senza troppe conseguenze, non sarebbe sbagliato. Sai che rivalsa, nei confronti di tutta la sinistra progressista finto dem che tratta da straccione chiunque non appartenga alla sua élite... Gianni poi ha un asso nella manica. La sua candidatura non deve passare dalle logiche romane, quelle che impediranno al campo largo di sciogliere la partita milanese prima che sia risolta quella nazionale di chi candidare contro Giorgia Meloni per il campo largo. Già, perché di primarie a Milano prima, neanche a parlarne. Schlein non può dare il via libera, altrimenti Giuseppe Conte la costringe a farle anche lei. Per vincere sotto la Madonnina, Elly potrebbe offrire a Majorino un seggio. Sono tanti in lista, anche l’attuale vicesindaca Anna Scavuzzo e l’assessore al Bilancio, Emmanuel Conte, ma Pier è il favorito. In ogni caso, tocca aspettare il ritorno dalle ferie di Gianni per sapere come finirà. Dalla loro lunghezza e da come le passerà potrà già intuirsi qualche cosa.
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