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Il casolare della famiglia del bosco ora diventa meta di pellegrinaggio
Oggi 09-08-26, 10:00
Un consiglio. Andate a San Salvo. È lì a venti minuti d’auto, fa caldo: c’è pure il mare. Oppure scegliete Punta Penna, con la sua spiaggia dorata; o la costa dei Trabocchi, Rocca San Giovanni; fate così, imbarcatevi su un traghetto per le Tremiti e non pensateci più. Però, per carità (e anche un po’ per buongusto), lasciate in pace Palmoli. TURISTI DA ROTOCALCO Voi, turisti da rotocalco, villeggianti col pallino della cronaca (nera, bianca, rosa, arcobaleno), curiosi con due giorni di ferie che perché-non-andiamo-a-vedere-il-casolare-di-quelli-del-bosco? Ecco, no. Ma che vi dice la capoccia? Davvero siamo ancora a questo punto? Non abbiamo proprio imparato nulla dai “tour escursionistici” ad Avetrana o dalle foto ricordo a Novi Ligure? E soprattutto, che senso ha? Rincorrere il cavallo Lee e paparazzare l’asino Gallipoli aggiunge qualcosa al relax di quella settimana lontana dall’ufficio che uno, una volta, voleva passare in panciolle sotto al solleone di Ferragosto e un altro, adesso, fa i salti mortali per sfruttare addentrandosi nella contrada Mandola e provando a imbattersi nel casolare (ancora per poco) senza il bagno dei Birmingham - Trevallion? Siete seri? Cos’è, nel rullino digitale del vostro telefonino manca lo scatto con le galline di dad Nat? Poi ci si chiede perché una famiglia (singolare, sì, e allora?) sceglie di andare a vivere per i fatti suoi in mezzo alla natura e senza vicini troppo vicini pronti a riprendere anche il suo giardino. Dài, su. Per favore. C’è uno strano via vai turistico, in Abruzzo, in quest’afosissma estate del 2026: e mettiamoci la “scusa” della calura estrema che annebbia la mente, però, così, s’è un tantinello esagerato. «Tutti vogliono vedere la casa nel bosco», spiega il sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli, «qualcuno è arrivato anche munito di droni per poter riprendere la zona dall'alto, e ho dovuto mandare la polizia locale». Ché, tra l’altro, ci sarebbe quella cosuccia della privacy per cui un conto vale il diritto di cronaca e l’interesse pubblico a conoscere quel che ci succede attorno e un altro paio di maniche è la morbosità di gente sconosciuta che s’intrufola dove non dovrebbe e magari pubblica sui social i resoconti delle sue scorribande: però questo è un altro discorso e ci siamo capiti. Non fosse sufficiente, i gitanti della domenica (che ‘sta settimana valgono anche per il lunedì e a seguire) stanno cominciando a interessarsi pure alla struttura protetta di Vasto, quella dove sono ospiti i fratellini Utopia Rose, Galorian e Bluebell. Ma perché? Per uno scatto (letteralmente) rubato nel piazzale del parcheggio? D’accordo, Masciulli, che come tutti gli amministratori dei paesini è abituato ad avere il polso pratico, cerca il lato positivo («Devo ammettere che tanta curiosità è comunque servita a far scoprire e apprezzare questi luoghi»): fa bene, è il suo lavoro, il suo primo pensiero dev’essere tutelare il territorio. Ma voi, voyeur dell’attualità giornalistica, guardoni laici alla San Tommaso (se-non-vedo-non-ci-credo), ficcanaso travestiti da visitatori e viaggiatori travestiti da impiccioni, non è il caso di finirla? Di dare un attimo di respiro a questa famiglia stremata che non sa più cosa fare per rimettersi tutta assieme sotto uno stesso tetto e ci manca giusto che, ora, debba sentirsi braccata pure dagli irriducibili turisti mordi e fuggi che la sera guardano troppi talk in tivù? STORIA INFINITA Sia chiaro, ché si fa sconti a nessuno: se questo “pellegrinaggio agostano” nel Teatino fa seguaci è perché l’epopea anglo-australiana-abruzzese non trova una chiusa. Va avanti da 263 giorni, che son più di otto mesi, e tra solleciti e appelli e preghiere (fate-in-fretta-fate-presto) non si vede una soluzione. Forse, se ci si desse una mossa e si decidesse, pur con un percorso condiviso, pur con un sostegno, a riunificare ‘sta benedetta “famiglia del bosco”, si cheterebbe tutto l’ambaradan che la vicenda si porta appresso. E vissero tutti felici e contenti. (Tra parentesi: sempre in zona, l’altro fronte del “turismo da notiziario” è al ponte sul Trigno, quello sulla statale 16 che è crollato col maltempo del 2 aprile, e a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove è aperta un’inchiesta per omicidio dopo la morte di una madre e di una figlia molto probabilmente avvelenate con la ricina l’antivigilia di Natale. Ma il sudoku sotto l’ombrellone non va più di moda?). ■.
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