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Il posto vuoto di Andrea. "E adesso come facciamo?"
Oggi 30-09-26, 06:00
"E adesso come facciamo?". La prima volta che parlo con Andrea è un venerdì all'ora di pranzo, fine ottobre del 2010. Ci hanno appena comunicato che dal successivo lunedì mattina prenderemo in mano, si fa per dire, il sito di Libero. Noi due soli, due precari che si erano appena incrociati in redazione. Io, qualche anno più vecchio di lui e da un paio a fare la spola tra sport, spettacoli, cronaca milanese. Lui, piercing all'orecchio ma in alto, da alternativo vero, sigaretta e casco della Vespa perennemente in mano, all'Economia. Già questo me lo fa passare per un capoccione, un nerd, un rompiballe, un perfezionista ma anche un po' un matto. Per una volta, ci ho visto giusto fin da subito. Prima, ci eravamo scambiati giusto qualche "ciao" distratto, sul pianerottolo o nello stanzone di viale Majno, incrociandoci tra le scrivanie. Sono passati quasi 17 anni e oggi Andrea, il vicedirettore Andrea Tempestini, non c'è più. In mezzo, due o tre vite, professionali e non. I contratti prolungati, che poi diventano a tempo indeterminato. La redazione web che si allarga, il via vai di colleghi e colleghe, amici e amiche. C'era anche il tempo libero. Occupato a immaginarci un libretto, a un tavolino del Pavè a Porta Venezia. "Lo facciamo su Renzi", Andrea di questo è sicuro. Le interviste, le idee buttate giù, i nomi, i "no" al telefono. Poi il titolo improbabile, corretto in corso d'opera. Quasi uno scherzo, ne abbiamo riso tanto. Quando arriva la sacrosanta nomina a caporedattore, basta un brindisi con un bicchierino di plastica, un caffè lungo alla macchinetta. Altra domanda: "Come facciamo?". "Finalmente lo facciamo come lo vogliamo noi", la sua risposta. Sulla testa ci piomba il Covid, con tre mesi di lavoro a distanza, ognuno rinchiuso a casa. Tempestini predispone tutto, nel giro di poche ore: il file Word per distribuire i pezzi da scrivere, la chat di WhatsApp che diventa strumento di lavoro e poi, inesorabilmente, di cazzeggio 24 ore su 24, sette giorni su sette. Tempestini non si ferma mai, scrive a una velocità insostenibile, quasi come temesse di perdere il filo dei suoi pensieri. Uno stagista conia una formula perfetta: "Il Microtempest, è l'unità di misura delle battute al secondo". Rapido, rapidissimo, fulminante. Basta un suo "mmmh" o un "cià" per troncare una discussione. Un saluto immancabile al "Cec" e si parte. Le dita che tamburellano sulla gamba sono segno inequivocabile di pazienza giunta al termine. I sacramenti al vento, le sfuriate che, vero miracolo, quasi mai diventano cazziate. Quando è di buon umore, lo capiamo all'alba: la rassegna stampa arriva puntuale intorno alle 5.30, alle 6 del mattino. Le segnalazioni non sono mai solo segnalazioni: diventano titoli fantasmagorici, suggestioni, storpiature, battutacce. Caporedattore, poi vicedirettore. Un uomo-macchina, anzi una macchina: è un memo vivente. Tutto sa, tutto ricorda. Progetta, elabora report infiniti, ambiziosissimi. Quando ce li fa leggere, a mezzabocca volano dei vaffa. Lui sa. Se non sa, sospetta. Come quando bisogna far quadrare i conti delle ferie e delle feste: Natale a me, Capodanno a te. L'ultimo weekend di giugno, però, non glielo può toccare nessuno: deve festeggiare il compleanno grigliando come un matto a Orino, nella casa sul lago. Ogni tanto, più per gioia che per noia, scatta la gara: chi si ricorda i nomi di tutti quelli passati dal sito? Igna, Cate, Carra, Mari, Paola. Non vale. Quelli passati o tornati alla carta, Eli, Muzzo, Giorgia, Gallo, Giamp, Menza, Nico, Luci, Bene. E ancora Matte, Giova. E i "ragazzini", quelli che hanno avuto la fortuna o la sventura di lavorare con noi giusto per qualche mese. Lì la partita si fa tosta ma mai impossibile, c'è sempre qualche sorriso che spunta e si mescola ai racconti delle antiche notti techno a Berlino, la venerazione per i Cccp e per Lindo, nume tutelare, il concertone degli Oasis, il Milan, il video del carro armato spara-ketchup giapponese su Youtube, i viaggi sempre un po' squinternati e con destinazioni improbabili, prima con gli amici di sempre, poi con Ambra. Da qualche mese, la sua rubrica gastronomica "che per carità non voglio parlare di ricette e di cucina". E che infatti parla di lui e dei suoi luoghi dell'anima. E che merita una lettura collettiva, "quando ci siamo tutti", ripete Igna, così si ride tutti insieme. Quando arrivano Ottavia "Otti" e Marcellino, sul pc della nuova redazione in via dell'Aprica spariscono i post-it con le password e il calendario. Al loro posto le foto, grandi, di due bambini che ridono e giocano. Io e Andrea ci incrociamo un venerdì pomeriggio di inizio settembre. Io sto uscendo, lui resta lì. Mugugna, ha un po' di lavoro da sbrigare. Io gli do una pacca sulla spalla e lo saluto. Ora vorrei chiedergli: "E adesso come facciamo?".
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