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Ilaria Salis ha licenziato i collaboratori perché ricchi: antifa con villa da sogno a Venezia
Ieri 25-07-26, 14:18
Valentina Dadda e Francois Gelmetti, gli ex assistenti di Ilaria Salis – lo abbiamo anticipato ieri e oggi approfondiamo – gestiscono una residenza storica a Venezia, di fronte a Ponte di Rialto. Si chiama Ca’ Dadda, è da tre generazioni di proprietà della famiglia di Valentina, la quale dal 2023 – lo leggiamo sul sito – se ne occupa col «partner» Francois. Non sappiamo se «partner» affettivo o di lavoro ma non ci interessa. La proprietà è di 360 metri quadrati su 3 piani, ha 4 camere con letti matrimoniali “large”, 4 bagni, una terrazza, un balcone, un giardino interno e due zone giorno. Abbiamo simulato una prenotazione per 8 persone dal 31 agosto al 4 settembre (4 notti) e il costo è di 9.088 euro. Avremmo anche confermato, ma non facciamo gli europarlamentari, altrimenti con lo stipendio di un mese avremmo potuto pagare una decina di giorni extralusso all’intera comitiva. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48674494]] CONTO IN BANCA L’euro-prodigio Salis (ieri abbiamo dato conto anche di questo) in un video-social ha spiegato che ha licenziato gli assistenti locali anche perché non erano «privi di mezzi di sostentamento, fidatevi» – ha continuato in un filmato in cui sembrava leggere eppure era più tagliato della foresta amazzonica – «fidatevi, non è proprio il caso vista la loro attuale attività lavorativa». Dunque per l’esponente della Bonelli&Fratoianni i diritti dei lavoratori benestanti valgono meno di quelli dei lavoratori poveri? Considerando le idee di Avs, con cui Salis è stata eletta, un sospetto ci viene. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48674493]] Il tribunale del Lavoro, in primo grado, ha condannato l’eurodeputata di Avs a risarcire Dadda e Gelmetti con 147mila 900 e 153mila euro, la somma che avrebbero percepito da febbraio 2025, quando sono stati cacciati, fino al termine della legislatura Ue, a giugno 2029. Per il tribunale Salis ha licenziato Dadda e Gelmetti senza una giusta causa (tecnicamente un “recesso del rapporto lavorativo”, non essendo dipendenti). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48657375]] Lei ha fatto appello e sostiene di essere venuta a conoscenza del procedimento solo dopo la condanna (in contumacia). Lamenta che non le è stata inviata «nemmeno una pec» per avvisarla, ma la prassi è diversa, questi avvisi vengono consegnati a casa. L’ufficiale giudiziario non l’ha trovata per due volte all’indirizzo di residenza, a Milano, dove non c’era neanche il cognome sul campanello (né una portineria), quindi non è stato possibile consegnare la comunicazione dell’atto giudiziario. Che le è stato consegnato dopo che ha cambiato residenza spostandola in una delle case del padre, a Monza. Nei mesi scorsi l’europarlamentare risultava residente allo stesso indirizzo di uno degli attuali “assistenti accreditati” (significa che la base lavorativa è a Bruxelles), Ivan Bonnin: dopo che i due a marzo sono stati trovati all’alba insieme in una stanza d’albergo a Roma (in occasione di una segnalazione Schengen sulla Salis arrivata dalla Germania) Ilaria ha cambiato la residenza: il parlamento Ue vieta a un deputato di assumere parenti o compagni. Lei ha smentito la relazione con Bonnin – difficilmente dimostrabile – ma l’indomani del controllo di polizia ha comunque provveduto alla modifica. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48662713]] VELENI Tornando a Dadda e Gelmetti, Salis ha riferito che l’avevano sostenuta in tutta la battaglia in Ungheria ma poi sarebbero venuti meno ai loro doveri: «A un certo punto ha avuto la sensazione che volessero condizionarmi». Di assistente in assistente. A febbraio Salis ha interrotto la collaborazione con Mattia Tombolini, quello che si faceva i selfie davanti alla sede di Libero per sfotterci, che collabora col fumettista antifascista Zerocalcare ed è attivista per i movimenti per la casa (da qui la connessione con l’ex capo), ed è lo stesso assurto ai disonori delle cronache dopo che abbiamo scritto del video che aveva pubblicato sui social in cui si vedeva un pupazzo in fiamme della Meloni e si sentiva un uomo che gridava «brucia stronza!». Ieri, su Instagram, Tombolini ha scritto: «Ai giornalisti che hanno provato a tirarmi in mezzo e per gli amici simpaticoni che mi scrivono “hai fatto i soldi”, volevo dire che non c’entro niente con le vicende che leggete. Mi sono dimesso volontariamente e non ho avuto alcuna “fortuna economica”. Ho scelto di fare altro nella vita (e rimanere senza una lira ma più felice). P.s.», continua, «ognuno è responsabile delle proprie scelte, io per le mie e quelle fatte collettivamente non ho alcun rimorso». Che bell’ambientino...
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