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In Friuli le tracce della famiglia scomparsa
Oggi 11-05-26, 08:29
Forse li hanno avvistati in Friuli Venezia Giulia, in montagna, tutti e tre assieme, cioè Sonia Bottacchiari e i suoi due figli adolescenti, pure con quei quattro cani che (chi li conosce lo spergiura) li seguono ovunque.L’unica certezza, nel caso della famiglia piacentina scomparsa, è che le ricerche continuano senza sosta, anche perché è un po’ giallo e un po’ mistero il destino di questa donna di 48 anni e dei ragazzi di 16 e 14 di cui non si sa più nulla dal 20 aprile.Infatti è un escursionista del nord-est quello che sostiene di averli avvistati: tra l’altro, particolare non secondario, proprio nella zona in cui i tre avrebbero dovuto fare un campeggio, per cui i vigili del fuoco e la protezione civile, dopo aver ottenuto le coordinate, si stanno concentrando nell’area. D’altronde di segnalazioni, complici i programmi tivù e l’eco dei giornali, ai carabinieri che si stanno occupando del caso, ne sono arrivate parecchie. Questa però, la “pista friulana”, sembra più attendibile. E quindi eccoli lì, i pompieri all’opera, coi droni che scandagliano il territorio dall’alto e gli elicotteri che provano a sbirciare dentro una natura che di ripari ne offre a decine. Ed ecco al lavoro pure i colleghi della centrale che da giorni analizzano i girati delle telecamere in cerca del minimo indizio rivelatore. Stanno battendo i sentieri attorno al confine con la Slovenia, le decine di uomini che sono sulle tracce di Bottacchiari e figli, con tanti interrogativi in testa, poche risposte e una sola speranza: tre persone, nemmeno del luogo, con animali abituati più alla vita di città che ai trekking alpini, è difficile non abbiano lasciato tracce (per ora, l’ipotesi principale resta quella di un allontanamento volontario). Assieme al personale impiegato nelle ricerche c’è Yuri Groppi, l’ex marito di Bottacchiari, il primo a intuire che qualcosa non quadrava, 21 giorni fa, quando sua moglie era uscita di casa a Castell’Arquato dicendo che avrebbe fatto un giro in montagna coi ragazzi e non è più tornata. Strano particolare: poco prima si era licenziata e si era fatta consegnare la liquidazione.Tutte le strade portano in Friuli Venezia Giulia, questa volta. Più precisamente a Tarcento, in provincia di Udine, dove giovedì gli agenti trovano il primo segno che quella è la tesi corretta: la Chevrolet Captiva della 48enne. Dentro, le tende da camping che aveva sistemato e che il marito aveva visto, non ci sono. L’altra spia che conferma il “sospetto friulano” è legata ai telefonini: quelli di Bottachiari e dei ragazzi sono spenti, non trillano da settimane, epperò l’ultima volta che hanno dato un contatto risale alla notte tra il 21 e il 22 aprile, alle 4 del mattino, un orario che è troppo presto anche in quota, ma, di nuovo, nella zona dell’area camper di Tarcento. Tre indizi fanno una prova solo nei romanzi, figuriamoci due soli nella realtà: eppure qui, in questa storia che ha già smosso più di ottanta persone (quelle impegnate nelle ricerche) e che sta tenendo col fiato sospeso mezzo Paese, la procura di Piacenza ha già aperto un fascicolo per sottrazione di minori e qualcuno ha avanzato l’idea di poter trasformare il reato in sequestro di persona. Nel campo base di Tarcento ieri si sono fermati a lungo l’ex marito della donna insieme con i nonni dei due ragazzi, accompagnati dall’associazione Penelope Fvg che sulla propria pagina Facebook ha diramato gli identikit dei quattro cani con la speranza che qualcuno possa riconoscere gli animali e lanciato l’appello: «Fatevi vivi, tornate a casa».
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