s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
ISLAM RADICALE, LA MINACCIA CHE L’OCCIDENTE NON PUÒ PIÙ IGNORARE: DALLA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI IN NIGERIA AI RISCHI PER LA SICUREZZA DELL’EUROPA
01-11-2026, 12:19
La denuncia delle violenze jihadiste impone una risposta politica e istituzionale forte. Difendere la nostra identità cristiana, la libertà religiosa e la sicurezza dei cittadini non è intolleranza, ma responsabilità. Sono un cattolico praticante e convinto. La mia fede rappresenta un riferimento fondamentale della mia vita, dei miei valori e della mia concezione della società. Ed è proprio in nome di questi principi che sento il dovere di denunciare con assoluta fermezza una delle minacce più inquietanti del nostro tempo: l’espansione dell’Islam radicale e delle ideologie jihadiste che pretendono di imporre il proprio dominio attraverso il terrore, la violenza e la persecuzione religiosa. Quanto sta accadendo in Nigeria rappresenta una tragedia umanitaria che non può essere ignorata. Le denunce di monsignor Wilfred Chikpa Anagbe, vescovo cattolico nigeriano, descrivono una situazione drammatica, caratterizzata da attacchi contro comunità cristiane, distruzione di villaggi, rapimenti e uccisioni. Secondo il presule, dietro parte di queste violenze si nasconderebbe una strategia deliberata di islamizzazione dei territori. Sono accuse gravissime, che impongono indagini internazionali indipendenti e un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. Quando un’organizzazione terroristica pretende di imporre una religione attraverso la forza, quando la conversione diventa una minaccia e quando la professione della fede cristiana può costare la vita, ci troviamo davanti a una barbarie incompatibile con qualsiasi principio di civiltà. Boko Haram e lo Stato Islamico nell’Africa Occidentale rappresentano espressioni concrete di questa ideologia distruttiva. Le loro azioni non sono semplici episodi di intolleranza. Comprendono massacri, sequestri, attentati e persecuzioni che possono configurare gravissimi crimini internazionali. Nessuna motivazione religiosa può giustificare l’assassinio di innocenti. Nessuna ideologia può arrogarsi il diritto di cancellare un’intera comunità dalla propria terra. La libertà religiosa non può essere sacrificata sull’altare del fanatismo. Sarebbe irresponsabile pensare che la minaccia dell’Islam radicale riguardi esclusivamente territori lontani. L’Europa ha già conosciuto il terrorismo jihadista, gli attentati contro civili innocenti e la diffusione di propaganda estremista. Anche l’Italia deve mantenere altissima l’attenzione. La radicalizzazione, il reclutamento terroristico, la propaganda dell’odio e i finanziamenti alle organizzazioni jihadiste costituiscono rischi concreti per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale. Non possiamo aspettare che si verifichino nuove tragedie prima di intervenire. Servono strumenti di prevenzione efficaci, controlli rigorosi sulle reti estremiste, cooperazione internazionale e un’azione decisa contro chiunque promuova o giustifichi la violenza religiosa. L’Italia possiede una storia, una cultura e un’identità profondamente segnate dal cristianesimo. Le nostre chiese, le nostre tradizioni, il nostro patrimonio spirituale e culturale rappresentano una parte essenziale della nostra storia nazionale. Non possiamo accettare che il fanatismo religioso pretenda di mettere in discussione i principi fondamentali della nostra convivenza civile. Nessuna ideologia teocratica che legittimi la violenza, neghi la libertà di coscienza o pretenda di sostituire le leggi democratiche con imposizioni religiose può trovare legittimazione nella nostra società. L’integrazione non può diventare una giustificazione per tollerare l’estremismo, la sopraffazione o il rifiuto delle regole costituzionali. La libertà è un valore da difendere, non una debolezza da sfruttare. Di fronte alle persecuzioni religiose e alla minaccia jihadista, l’Italia e l’Unione europea devono assumere una posizione chiara e determinata. Non bastano comunicati di condanna o dichiarazioni di solidarietà. Occorrono iniziative diplomatiche a tutela dei cristiani perseguitati, sostegno alle popolazioni colpite, collaborazione internazionale per perseguire i responsabili dei massacri e un rafforzamento delle politiche di sicurezza. È necessario contrastare senza esitazioni le organizzazioni che diffondono l’ideologia jihadista, perseguire chi finanzia il terrorismo e impedire che la propaganda estremista trovi spazio nelle nostre comunità. La difesa dei diritti fondamentali deve essere accompagnata dalla capacità concreta dello Stato di far rispettare le proprie leggi. Non intendo rimanere in silenzio davanti alla sofferenza dei cristiani perseguitati. Non considero accettabile che donne, uomini e bambini debbano vivere nella paura soltanto perché professano la fede in Cristo. E non ritengo ammissibile che l’Occidente sottovaluti ideologie estremiste che hanno già dimostrato di poter trasformare il fanatismo religioso in terrorismo e crimini contro l’umanità. Chiedo alle istituzioni italiane ed europee il coraggio di assumere posizioni forti, inequivocabili e concrete contro l’Islam radicale e contro tutte le organizzazioni che ne traducono l’ideologia violenta in persecuzione e terrore. La sicurezza dei cittadini, la difesa delle libertà costituzionali e la tutela delle comunità cristiane perseguitate devono essere priorità irrinunciabili. La nostra civiltà non si difende con il silenzio, con l’indifferenza o con la paura di denunciare il fanatismo. Si difende attraverso la legge, la fermezza delle istituzioni e il coraggio di affermare i propri principi. La fede cristiana non deve essere motivo di persecuzione. L’Italia non deve diventare terreno fertile per il fanatismo jihadista. L’Europa deve avere il coraggio di difendere la propria libertà. Perché davanti alla violenza religiosa, al terrorismo e alla persecuzione degli innocenti, non possono esserci compromessi. Basta silenzi, basta ambiguità, contro il fanatismo jihadista islamico servono coraggio, legalità e decisioni concrete senza nessun timore.
CONTINUA A LEGGERE
5
0
0
Guarda anche
Libero Quotidiano
02:20
Agorà, Rampini lo zittisce e Caporale perde il controllo: "Le abbiamo viste però"
Libero Quotidiano
01:01
Vannacci perde pezzi nella "sua" Toscana: ecco chi lascia il generale (con accuse pesantissime)
Libero Quotidiano
00:35
Bettini, chi manca alla festa di compleanno: segnali clamorosi dal Campo largo
Libero Quotidiano
00:34
Dritto e Rovescio, "fate la figura del pesce": Del Debbio bacchetta gli ospiti
Libero Quotidiano
00:24
Bergamo d'autunno: due città, un'unica melodia
Libero Quotidiano
00:20
