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Jannik Sinner, il dato da fantascienza contro Djokovic: "39 in totale"
Oggi 11-07-26, 11:20
Una dimostrazione di netta superiorità. Una prova di forza che, tra i due, forse non aveva precedenti. Jannik Sinner batte Novak Djokovic con un triplo 6-4 e torna in finale a Wimbledon per il secondo anno consecutivo. Lo fa a suon di vincenti, 39 in totale, con 18 ace e soprattutto con la sensazione, nitida fin dai primi scambi, che la partita abbia un solo padrone, senza mai concedere respiro al rivale. Dopo aver utilizzato i primi cinque match per ritrovare fiducia, Sinner si è ripresentato sul Centre Court splendido e affilato. Archiviato un inizio di torneo non al massimo, «devo alzare il livello» aveva detto, Jannik è tornato inavvicinabile al servizio, chirurgico da fondo e sempre un passo avanti. Djokovic, reduce dalle cinque ore e quindici minuti del match con Auger-Aliassime, ha provato ad aggrapparsi al mestiere e all’orgoglio, ma con questo Sinner in formato rullo compressore, non è bastato. L’illusione dell’equilibrio dura sostanzialmente fino al nono game del primo set. Sul 2-2 Djokovic annulla una palla break con un sontuoso rovescio lungolinea, poi resta in piedi fino al 4-4. In quel nono gioco si apre la crepa decisiva. Sinner spreca la prima occasione con uno smash in rete. Sulla seconda trova invece un passante di rovescio millimetrico sul disperato attacco a rete del serbo. È il colpo che cambia la semifinale. Jannik va 5-4 e chiude 6-4 in 40 minuti, concedendo appena quattro punti al servizio. Il secondo parziale ricalca il primo. Sinner comanda, Djokovic sopravvive. Sul 2-2 il serbo cancella due palle break con tre punti da campione. Jannik non cambia espressione: continua a spingere, variare, togliere riferimenti. Sul 3-3 trasforma la seconda occasione con una palla corta perfetta. Poi consolida il vantaggio con tre ace consecutivi e chiude ancora 6-4. Dopo un’ora e ventinove minuti, il Centrale ha capito: Djokovic non riesce a entrare davvero nella partita, non riuscendo ad accendere la fiammella della battaglia. Per certi versi quel passaggio di testimone potrebbe essere avvenuto in via definitiva: Sinner, per economia di gioco e capacità di soffocare l’avversario, sembra aver spodestato Djokovic da quel trono: «ero il migliore in risposta, adesso non lo sono più» dichiarerà in conferenza stampa il serbo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48499607]] SUSSULTO Il terzo set si apre con il break immediato dell’azzurro. Nole ha un ultimo sussulto sul 2-1, quando si procura la prima palla break dopo quasi due ore, ma Jannik la cancella con un ace e chiude il game con servizio e smash. È l’ultima porta che si chiude. Il resto scorre verso il terzo 6-4, sigillato da due ace. «Bellissimo tornare in finale, c’è stata una bellissima atmosfera fin dal primo giorno», racconta Sinner. «Novak è ancora un’ispirazione per noi delle nuove generazioni. Abbiamo sempre avuto partite lottate, ho dovuto fare qualche aggiustamento rispetto all’Australia. Ho cercato di essere aggressivo e servire bene contro il miglior ribattitore del circuito. Ho cercato di mischiare le carte». E ancora: «I primi turni mi sono serviti per adattarmi all’erba, oggi sapevo di dover alzare il livello». Djokovic accetta la realtà senza cercare alibi: «Perdere in tre set dal numero 1 al mondo, dal giocatore più forte è la realtà e devo accettarla». Grandezza riconosce grandezza. Domenica, alle 17, Sinner affronterà Sascha Zverev, salito al numero due del mondo dopo aver fermato la favola britannica di Arthur Fery in tre set. Il tedesco, rianimato dal trionfo di Parigi, insegue il primo titolo sull’erba. Jannik può diventare il decimo giocatore a vincere Wimbledon per due anni consecutivi. Dire che parte favorito è eufemistico, perché il Sinner visto con Djokovic, ha superato definitivamente il maestro su quel terreno che più di ogni altro custodisce il mito di questo sport. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48499106]]
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