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La droga uccide, le mafie si arricchiscono: l’Italia deve reagire senza esitazioni
Ieri 20-07-26, 06:32
Dalle rotte internazionali del narcotraffico fino alle piazze dello spaccio, un business miliardario continua a finanziare la criminalità organizzata e a mettere in pericolo soprattutto i giovani. La risposta dello Stato deve essere ancora più forte: prevenzione, sequestri, confische e legalità. La droga continua a essere una delle più gravi emergenze che il nostro Paese si trova ad affrontare. Non è soltanto un problema sanitario o di ordine pubblico: è il principale motore economico delle organizzazioni mafiose, che costruiscono immense fortune sulla sofferenza delle persone e sul futuro rubato a migliaia di giovani. La ’Ndrangheta è oggi la principale organizzazione mafiosa italiana nel traffico internazionale della cocaina, grazie ai suoi consolidati rapporti con i cartelli sudamericani e alla capacità di gestire le principali rotte verso l’Europa. Accanto ad essa operano la Camorra e Cosa Nostra, mentre un ruolo rilevante è svolto anche da gruppi criminali stranieri, in particolare organizzazioni albanesi, nigeriane e reti criminali sudamericane, che collaborano o competono nel traffico e nella distribuzione delle sostanze stupefacenti. Nel 2024 l’impegno dello Stato ha prodotto risultati importanti. Le Forze dell’Ordine e la Magistratura hanno portato a termine oltre 21.000 operazioni antidroga, sequestrando più di 58 tonnellate di sostanze stupefacenti tra cocaina, hashish, marijuana, eroina e droghe sintetiche. Si tratta di un risultato straordinario che ha impedito a milioni di dosi di raggiungere le nostre città, le piazze e i luoghi frequentati dai giovani. Dietro ogni sequestro non c’è soltanto il recupero di droga destinata allo spaccio, ma la possibilità concreta di salvare vite umane. Ogni carico intercettato significa meno denaro nelle casse delle mafie e meno sostanze che possono distruggere famiglie, alimentare dipendenze e provocare tragedie. Per questo motivo la lotta al narcotraffico non può fermarsi agli arresti. Bisogna colpire il vero punto di forza delle organizzazioni criminali: il patrimonio economico. Le confische di ville, appartamenti, terreni, aziende, automobili di lusso, conti correnti e beni accumulati con i proventi della droga rappresentano uno degli strumenti più efficaci per indebolire le mafie. Togliere loro la ricchezza significa impedire che quei capitali vengano reinvestiti in nuove attività criminali. Ancora più importante è restituire quei beni alla collettività. Un immobile confiscato a un narcotrafficante può diventare una scuola, un centro culturale, una comunità di recupero o una struttura destinata ad aiutare le persone più fragili. È questa la risposta più forte dello Stato: trasformare il simbolo del potere mafioso in un patrimonio al servizio dei cittadini. Un ringraziamento doveroso va alle donne e agli uomini della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e alla Magistratura, che ogni giorno affrontano con professionalità e coraggio una battaglia difficile e spesso silenziosa. Grazie al loro lavoro vengono smantellate reti criminali, sequestrate enormi quantità di droga e colpite organizzazioni che rappresentano una delle principali minacce per la sicurezza del Paese. La droga non è libertà. È dipendenza, sofferenza e morte. Dietro ogni dose venduta c’è il profitto delle mafie e il rischio concreto di distruggere una vita. Per questo l’Italia deve continuare a investire nella prevenzione, nell’educazione dei giovani, nel sostegno alle famiglie e in un contrasto sempre più incisivo contro il narcotraffico. Difendere le nuove generazioni significa difendere il futuro della nostra Nazione.
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