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Estero
La leader nera ultima speranza dei Conservatori
Oggi 06-05-26, 09:12
Nel primo film “Tropa de Elite”, il capitano Nascimento irrompe in un appartamento della borghesia di Rio de Janeiro e sbatte in faccia ai giovani che fumano marijuana «per solidarietà con i poveri delle favelas» come, in realtà, stiano finanziando il narcotraffico che opprime proprio quei poveri. Silenzio tra i figli di papà. Kemi Badenoch conosce quella scena a memoria, anche se non risulta abbia mai visto il film di José Padilha. Lei quella lezione l’ha imparata a Wimbledon e a Lagos, a vent’anni, guardando i figli della sinistra radical-chic britannica parlare dell’Africa con la stessa aria commossa e la stessa ignoranza. «Non sapevano di cosa parlavano». Olukemi Olufunto Adegoke (Badenoch è il nome del marito scozzese) nata a Londra nel 1980 da genitori nigeriani, ha trascorso l’infanzia tra Lagos e gli Stati Uniti, e a sedici anni è tornata in Gran Bretagna con cento sterline in tasca. Ha lavorato da McDonald’s per pagarsi gli studi, ha studiato ingegneria informatica, poi si è laureata in legge lavorando di giorno in banca ed è approdata alla politica solo dopo i trentacinque anni, passando perla direzione digitale dello Spectator. Di certo, non è la storia tipica di un leader dei Conservatori. I Tory sono in una situazione paradossale: vivono uno dei momenti più difficili della loro storia ma non hanno problemi a trovare capi di alto profilo. Cameron, May, Johnson, Truss (l’eccezione), Sunak: cinque leader in dodici anni; la stessa Badenoch, che domani potrebbe andare incontro a una disfatta, ha doti innegabili e ha ottenuto successi personali importanti. Il paradosso ha una spiegazione strutturale: è l’effetto del sistema maggioritario uninominale, in cui le doti di leadership personale sono coltivate a tutti i livelli. In un sistema proporzionale un partito che perde il 40% dei seggi implode. Nel maggioritario britannico, invece, sopravvive, si rigenera, e ricomincia a produrre aspiranti primi ministri. La cosa vale un po’ meno a sinistra, dove la tendenza viene contrastata dalla disciplina di partito; così si spiegano il grigio Starmer o Corbyn, l’Ahmadinejad di Islington. Ma Kemi è diversa anche dai suoi. A “Desert Island Discs”, programma radiofonico della BBC, le avevano chiesto perché avesse aderito al Partito Conservatore. Rispose che all’inizio ci era entrata per «il senso di comunità e anche per le feste». L’autoironia maschera a fatica una testa che non lavora per slogan ma dentro un sistema di pensiero. I suoi riferimenti intellettuali sono Roger Scruton per la filosofia e Thomas Sowell per l’economia. Il suo discorso d’esordio alla Camera dei Comuni, nel 2017, aveva già dato la misura del personaggio. Badenoch aveva citato Woody Allen e Edmund Burke, la tradizione conservatrice e l’ironia riunite. Non era un gesto calcolato per stupire: era semplicemente il modo in cui ragiona. Quella capacità di tenere insieme registri diversi è rimasta la sua cifra distintiva. La sua risposta alla crisi del Paese e del partito non è stata pragmatica o manageriale, bensì appunto di idee. Leader dal Novembre 2024, nel discorso programmatico di autunno 2025 ha promesso di abrogare il Climate Change Act, difeso l’estrazione di petrolio e gas dal Mare del Nord, attaccato il governo laburista su welfare e immigrazione. Una posizione coerente, riconoscibile, compatta, qualcosa che i Conservatori non offrivano dai tempi della Thatcher. E poi c’è il «Kemi bounce», il «rimbalzo» dopo la caduta alle elezioni, rilevato da YouGov nel febbraio 2026 con un miglioramento del net favourability da -26 a -23, e da Freshwater Strategy con un dato ancora più sorprendente che la collocava al 41% contro il 34% di Starmer nel gradimento personale. Non ci vuole molto, si dirà. Vero, e comunque Badenoch anche lo scorso finesettimana, non ha esitato a colpire il premier dove oggi è più debole: «Gli ebrei nel Regno Unito sono sotto attacco», ha scritto su X, «È una epidemia di violenza e una emergenza nazionale». Ma la lista dei problemi è lunga. Sulla politica estera, Badenoch ha prima sostenuto l’intervento contro l’Iran per poi frenare di fronte alla crisi petrolifera. Il suo messaggio a Trump è stato il momento più rivelatore del suo profilo internazionale: «Ha iniziato questa guerra. Non deve ora abbandonare il disastro che ha fatto», ha dichiarato il 2 aprile 2026 al Telegraph. Una presa di distanza coraggiosa perché diretta contro un alleato importante. A una cena di Stato a Windsor Castle, Donald le aveva detto: «Sento che siamo d’accordo su tante cose». Il vero fronte caldo, d’altronde, non è Starmer o Donald. È l’emorragia interna verso Reform. Badenoch ha gestito le defezioni con un pugno di ferro che ha sorpreso molti. Quando però, in un raro momento di pragmatismo, Kemi dichiarò alla BBC che i consiglieri Tory locali sarebbero stati liberi di «condividere il potere con Reform se necessario», Farage rispose con disprezzo: «Reform non ha alcuna intenzione di formare coalizioni con i Tory a nessun livello». Traduzione: qui comando io. Le elezioni locali, domani, diranno qualcosa di definitivo sulla tenuta di questa leadership. I Conservatori difendono circa un quarto dei seggi disponibili, una base già ridotta. Le proiezioni parlano di perdite consistenti, con Reform in grado di conquistare centinaia di consigli locali: Havering, Bexley, Bromley, Hillingdon, il cuore storico dell’elettorato Tory. Le villette a schiera con giardino. Badenoch lo sa e al Telegraph aveva detto che non si sarebbe dimessa dopo il voto. «Combatterò comunque». Julie Bindel, femminista di sinistra, aveva scritto nel 2022: «Preferirei fare un massaggio a Donald Trump che votare Tory, ma se volete sapere chi vorrei come prossimo primo ministro? Kemi Badenoch tutta la vita. È l'unica adulta nella stanza». È l’endorsement più strano che abbia mai ricevuto. Rivela esattamente la natura del suo appeal: trasversale, intellettuale, difficilmente traducibile in voti. La vicenda di Badenoch non è un unicum in Europa, anzi: è la storia di una destra che si spacca su questioni di purezza ideologica o di tattica elettorale mentre la sinistra governa malissimo ma sopravvive. È il dramma che dilania la destra spagnola o quello che consuma i consensi dei gollisti francesi. Badenoch ha tutto quello che serve a un leader nell'era post-woke: la biografia personale che smonta le narrative progressiste dall’interno, l’intelligenza tagliente, il coraggio di dire cose scomode. La donna che a sedici anni tornò in Gran Bretagna con cento sterline in tasca non si è mai aspettata che la vita fosse facile. Ma trovarsi di fronte uno come il Nigel Farage di oggi forse è un po’ troppo per chiunque.
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