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Cultura e Spettacolo
La peste dai Greci a Camus 2.500 anni di storie e terrore
Oggi 08-10-26, 11:37
Durante una guerra in Russia, inizia una terribile epidemia di peste che arriva in Italia, e da lì si diffonde in tutta Europa. Per ora, nell’anno 2026 siamo solo a un allarme. Ma nel 1346 in Crimea durante un assedio a Caffa catapulte mongole bombardarono l’allora colonia genovese con cadaveri di appestati, accendendo un contagio che poi per nave si sarebbe diffuso in tutto il Mediterraneo e poi in Europa. Sarebbe stata l’epidemia della Peste Nera, che in sette anni avrebbe ucciso, a seconda delle stime, tra un terzo e i due terzi della popolazione europea. Giovanni Boccaccio vi reagì creando il Decameron: storia di dieci giovani che per sfuggire al contagio, si rifugiano in campagna, e lì per ingannare il tempo si raccontano 100 storie in 10 giorni. Secondo gli storici, è un canto alla vita simbolico della rivoluzione che quel flagello malgrado tutto innescò: concentrando ingenti fortune nelle mani dei sopravvissuti, distruggendo antiche caste chiuse, migliorando il rapporto tra popolazione e risorse. Ma Boccaccio allo stesso tempo diede inizio alla narrativa moderna e alla prosa in italiano. 5 SECOLI DOPO Quasi cinque secoli dopo, la prosa italiana fu rinnovata nei Promessi Sposi, romanzo con cui Alessandro Manzoni volle dare all’Italia in via di unificazione il proprio strumento linguistico. E la storia di Renzo e Lucia ha a sua volta come momento risolutore la grande peste del ’600, che sblocca la situazione. Sono due casi notevoli. E Manzoni talmente impressionò il suo contemporaneo Edgar Allan Poe che dopo averlo recensito questi scrisse ben tre racconti ad esso ispirati: Il re Peste, La maschera della morte e La sfinge. Non sono però i soli casi in cui la letteratura sulla peste ha avuto un ruolo importante nella storia del pensiero occidentale: con l’avvertenza che il termine originale indicava semplicemente un “male peggiore” che uccideva molta gente, e solo dopo la Peste Nera passò a indicare in modo più preciso il contagio che il batterio Yersinia pestis passa all’uomo attraverso le pulci e i roditori. Quindi, né della peste descritta nella Guerra del Peloponneso di Tucidide, né in quella dell’Edipo Re di Sofocle, né di quella del De rerum natura di Lucrezio sappiamo bene a cosa esattamente corrispondessero, in termini medici attuali. La descrizione che Tucidide fa della peste che si abbatte sull’Atene di Pericle assediata dagli spartani è però l’archetipo a cui si sono poi ispirati un po’ tutti coloro che poi hanno scritto di epidemie mortali. La guerra del Peloponneso si pone poi come continuazione delle Storie di Erodoto, in cui però l’approccio dell’etnografo si mescolava alla tecnica giornalistica, non estranea al pettegolezzo. Tucidide invece fa analisi politiche dettagliate: insomma se il suo predecessore era stato il padre della storia in senso lato, è lui il padre della storia moderna. A sua volta, Edipo Re che deve trovare il colpevole del delitto per punire il quale gli dei hanno scatenato l’epidemia su Tebe è in qualche modo il primo giallo. Col finale a sorpresa, visto che alla fine il detective scopre che il colpevole è lui! Mentre nel poema di Tito Lucrezio Caro nel ricalcare la descrizione di Tucidide anticipa temi del moderno esistenzialismo. Mostrando i livelli di disperazione cui può arrivare l’umanità se non ricerca la saggezza. Pubblicato nel 1772, il Diario dell’anno della peste è opera di Daniel Defoe più noto per il Robinson Crusoe, ma che comunque nel tipo di letteratura avventurosa che intervallò al giornalismo diventa uno dei primi scrittori a poter vivere dei proventi delle sue vendite al pubblico, e non della sua ricchezza o del mecenatismo dei potenti. Il suo fittizio resoconto di uno scampato alla grande epidemia di Londra del 1665, nel narrare le peripezie di sopravvissuti che nel cercare di sfuggire alla catastrofe si trovano a descriverla nella sua ampiezza ha creato un modello che è stato poi riproposto in continuazione nella letteratura e nel cinema. METAFORE Più di recente, attraverso la “morte rossa” di Poe anche La peste scarlatta, scritta da Jack London nel 1912, deriva da Manzoni. Ma la descrizione di un mondo in cui un’epidemia ha riportato l’umanità all’età della pietra si ricollega anche a Defoe: in particolare a certi sviluppi apocalittici, ad esempio di libri di Herbert George Wells come La guerra dei mondi o La guerra nell’aria. Mentre La Peste, pubblicata da Albert Camus nel 1947, è stata al suo tempo letta come una metafora del totalitarismo nazista, che aveva appena devastato l’Europa: così come Il giuoco dell’epidemia, opera teatrale di Eugène Ionesco del 1969, è stata letta come metafora del totalitarismo comunista. Ma va osservato che, ad esempio, rivista nel 2020 La peste di Camus appariva non più tanto metaforica, ma inquietante profezia del Coronavirus.
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